Marracash sfida le critiche: «I soldi non cancellano chi sono»
Il rapper replica agli attacchi dopo i post sugli scontri di Milano e rivendica il diritto di denunciare il disagio sociale senza essere accusato di incitare alla violenza.
«Dico il cazzo che voglio. Aver fatto i soldi non cancella più di metà della mia vita e soprattutto non mi impedisce di desiderare un mondo più equo e più giusto per tutti, né di lottare per questo». Con queste parole Marracash chiude il lungo intervento pubblicato il 20 ottobre, dopo le critiche ricevute per le sue posizioni sugli scontri di Milano.
Il rapper respinge così l’idea che il successo economico renda illegittimo il suo punto di vista. Racconta di avere incontrato i primi guadagni intorno ai 30 anni e di avere oggi 47 anni, precisando di non essere ancora rientrato delle spese sostenute. Fabio, questo il nome con cui firma il messaggio, rivendica il percorso costruito partendo da una situazione difficile, il lavoro svolto senza ricorrere alla violenza e il contributo fiscale versato nel suo Paese.
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Il successo non cancella le origini
Marracash sostiene che la posizione raggiunta non abbia cancellato il contesto dal quale proviene. Al contrario, considera proprio quell’esperienza una ragione per continuare a occuparsi delle disuguaglianze e delle condizioni di chi vive ai margini.
Nel suo messaggio contesta soprattutto la frase secondo cui chi ha denaro dovrebbe tacere. A suo giudizio, avere costruito una carriera e pagare le tasse non elimina il diritto di criticare la società né quello di impegnarsi per cambiarla.
La violenza e le domande ignorate
Il punto centrale della sua replica riguarda però l’accusa di avere sostenuto gli atti violenti. L’artista nega di averli celebrati e chiarisce che condannare ogni forma di violenza non dovrebbe impedire di interrogarsi sulle cause che spingono alcuni ragazzi a esporsi a manganellate o arresti nel centro di Milano.
«Non ho mai inneggiato alla violenza. Siamo tutti d'accordo a condannare la violenza, ogni tipo di violenza. Ce ne sono molte forme. Ma quando questa violenza succede, bisogna farsi delle domande», scrive. Nella sua lettura, anche i comportamenti più estremi possono essere il segnale di una crisi collettiva, della quale ritiene responsabile l’intera società.
Un malessere sempre più largo
Secondo Marracash, il disagio non riguarda più soltanto le periferie, le persone più fragili e le seconde generazioni. Un risentimento crescente starebbe coinvolgendo anche il ceto medio, compreso quello che manifesta senza ricorrere agli scontri, mentre le reazioni ai suoi contenuti sui social rappresenterebbero un ulteriore indizio della tensione presente nel Paese.
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L’artista descrive una crescente insofferenza verso le condizioni di vita attuali, in Italia e altrove. Avverte che questa spinta non è comparsa all’improvviso e che prima o poi sarà necessario confrontarsi con le sue conseguenze.
La libertà di esporsi ha un prezzo
Il rapper è tornato sull’argomento dopo che un contenuto pubblicato il 19 ottobre aveva ottenuto grande diffusione. In quel messaggio aveva citato il verso «Con le buone non cambi le cose» e aveva elogiato chi sceglie di scendere in strada invece di limitarsi a commentare in rete.
Aveva inoltre richiamato altre forme di violenza, tra cui quella attribuita alle forze dell’ordine durante le proteste studentesche, collegandole a una generazione segnata dall’assenza di prospettive, dagli psicofarmaci e dal consumismo. Le sue parole avevano alimentato un acceso dibattito e il giorno successivo sono arrivate nuove precisazioni.
«Esporsi vuol dire letteralmente questo, mettere la faccia fuori dal finestrino e prendersela tutta», ha scritto, spiegando di avere messo in conto titoli costruiti su poche frasi, insulti, minacce e commenti aggressivi. A suo avviso, la dinamica delle piattaforme digitali rende difficile affrontare seriamente temi politici, pur facendone uno degli strumenti più utilizzati per discuterne.
Il primo intervento, pubblicato il 19 ottobre su Instagram, e la successiva replica del 20 ottobre hanno dunque riportato al centro la sua posizione sugli scontri di Milano. Marracash ribadisce di non voler rinunciare alla libertà di parlare, pur distinguendo la comprensione delle cause del disagio dalla giustificazione della violenza.
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