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Lifestyle 3 min di lettura3 ore fa

Marocco, la svolta di El Mansouri: prima donna alla guida del governo

L’avvocata e sindaca di Marrakech ha ricevuto da Mohammed VI l’incarico di formare l’esecutivo, in un Paese chiamato a fronteggiare sfide economiche e sociali.

La nomina di Fatima Ezzahra El Mansouri segna una prima assoluta per il Marocco: mai una donna aveva ricevuto l’incarico di guidare il governo. Cinquant’anni, avvocata, ministra uscente dell’Urbanistica e sindaca di Marrakech, dovrà ora formare una coalizione in un Parlamento privo di una forza capace di governare da sola.

Dopo Najla Bouden, nominata in Tunisia nel 2021, e Sarra Zaafrani Zenzri, sempre in Tunisia nel 2025, El Mansouri è la terza donna a dirigere un governo nel mondo arabo. «Per la prima volta nella storia del nostro Paese, una donna si assume la responsabilità di guidare il governo. È motivo di orgoglio non solo per me, ma per tutte le donne marocchine», ha affermato dopo aver ricevuto l’incarico da re Mohammed VI.


Una carriera costruita tra città e governo

Nata a Marrakech nel 1976, El Mansouri ha studiato legge e ottenuto un diploma di studi avanzati all’Università di Montpellier, in Francia. In seguito ha conseguito alla New York University una specializzazione in diritto commerciale anglosassone.

Il suo ingresso nella politica è avvenuto a livello municipale. Nel 2009 è diventata la prima donna eletta sindaca di Marrakech; dopo un’interruzione, nel 2021 è tornata a presiedere il consiglio comunale. Ha inoltre ricoperto il ruolo di parlamentare per più legislature.

Nell’ottobre dello stesso anno è entrata nell’esecutivo con la delega alla Pianificazione territoriale nazionale, allo Sviluppo urbano, all’Edilizia abitativa e alle Politiche urbane. Tra i dossier seguiti figurano gli aiuti diretti per l’acquisto della casa e il trasferimento delle persone colpite dal terremoto di Al Haouz del 2023.


Il nuovo governo parte in salita

La prima prova sarà politica: El Mansouri dovrà mettere insieme una maggioranza parlamentare e poi affrontare i problemi economici e sociali emersi con forza alla vigilia delle elezioni. Il suo incarico si apre inoltre in una fase segnata da una partecipazione elettorale ridotta, scesa intorno al 38 per cento rispetto a circa il 50 per cento della tornata precedente.

Tra le questioni più impegnative ci sono anche gli investimenti collegati ai Mondiali di calcio del 2030, che il Marocco ospiterà insieme a Spagna e Portogallo. Il governo dovrà misurarsi, inoltre, con il malcontento dei giovani, un tema che negli ultimi anni ha alimentato proteste e tensioni sociali.

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Il ruolo della premier va poi collocato nel quadro istituzionale del Paese. Il Marocco è una monarchia costituzionale e il sovrano conserva competenze decisive in materia di politica estera, difesa e altri ambiti strategici: l’esecutivo non dispone quindi di un’autonomia completa sulle principali direttrici dello Stato.


Più donne, ma la parità resta lontana

La nomina di El Mansouri arriva dopo una crescita della presenza femminile nelle istituzioni marocchine. Nel precedente governo sedevano quattro ministre e, negli ultimi anni, il re aveva già affidato a donne incarichi di rilievo. La guida dell’esecutivo rappresenta tuttavia un passaggio di portata maggiore.

Nel mondo arabo non mancano altri precedenti. Nel 2015 Amal Abdulla Al Qubaisi è stata la prima donna a presiedere il Consiglio nazionale federale degli Emirati Arabi Uniti; tre anni dopo, in Bahrein, Fawzia bint Abdulla Zainal ha assunto per prima la presidenza della camera bassa. In Algeria, nel luglio 2026, Khalida Boufedeche è stata eletta alla guida dell’Assemblea popolare nazionale, diventando la prima donna a dirigere quel ramo del Parlamento.

Il divario di genere rimane però marcato. Le donne occupano il 16,2 per cento dei seggi parlamentari nella regione araba, contro una media mondiale del 27,5 per cento; in Medio Oriente la quota sale appena al 17 per cento.

Secondo i dati dell’Unione interparlamentare e di UN Women, aggiornati al 1° gennaio 2026, sono 28 i Paesi del mondo guidati da una donna come capo di Stato o di governo. A livello ministeriale, la presenza femminile globale è del 22,4 per cento, in calo dal 23,3 per cento del 2024. Solo 14 Paesi hanno raggiunto la parità nei rispettivi governi, mentre in otto non c’è alcuna ministra.

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