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Marco Perego Saldana: «Proteggo le culture, non le produco»

Il regista e artista bresciano ha parlato di famiglia, cinema e identità durante una lezione alla Cattolica di Milano

Marco Perego Saldana ha raccontato il proprio lavoro e la sua idea di famiglia durante una lezione aperta all’Università Cattolica di Milano.

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Famiglia e identità

L’artista bresciano ha scelto di non intervenire sui recenti risultati elettorali statunitensi, commentati invece sui social dalla moglie Zoe Saldana. Ha però spiegato quanto gli Stati Uniti abbiano inciso sulla sua vita e sulla sua famiglia: «Amo molto l’Italia, però qui non ce l’avrei mai fatta, mentre l’America mi ha aiutato tantissimo».

La moglie è latina, i loro tre figli sono neri e i genitori della coppia vivono con loro. Per Perego Saldana, questa convivenza rappresenta concretamente la diversità; secondo il regista, negli Stati Uniti culture differenti riescono a unirsi e a creare opportunità che in Italia sarebbero più difficili da ottenere.

Nel 2026 ha inoltre deciso di assumere il cognome della moglie, scelta che vale anche per i figli. «Ho scelto di prendere il cognome di mia moglie per i miei figli, perché siamo nel 2026, e per me il ruolo della donna è molto importante», ha spiegato, aggiungendo di aver voluto dimostrare con i fatti ai suoi ragazzi ciò in cui crede.


I primi anni in America

Perego Saldana, 47 anni, è arrivato negli Stati Uniti nel 2001 senza denaro e senza conoscere l’inglese. Ha raccontato di aver trascorso anche periodi nella metropolitana, attribuendo una parte del percorso alla fortuna ma soprattutto alla scelta di non arrendersi.

Nel lavoro cerca ancora oggi il confronto con persone più competenti di lui e con figure capaci di guidarlo. Ha ricordato che negli Stati Uniti si dice che la prosperità dipenda dalle persone che si frequentano; lavorare con la moglie, ha aggiunto, gli ha permesso di imparare molto e di migliorarsi.

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I film in lavorazione

A Roma sta producendo un lungometraggio scritto insieme ad Alex Dinelaris e diretto da Janusz Kamiński. Nel cast figurano Valeria Golino, Isabella Rossellini e Tommaso Ragno. La storia nasce da un’esperienza familiare: la madre del regista perse la voce per tre anni, a partire dal 2004, a causa di un’afasia.

Nel film Golino interpreta una donna che rimane senza voce durante la visita al figlio, interpretato da Lorenzo Giuggioli, negli Stati Uniti. Perego Saldana lo ha definito un progetto personale e legato al diritto di potersi esprimere.

A New York sta invece lavorando a una pellicola diretta da Luca Bigazzi, con Zoe Saldana tra gli interpreti. Per la coppia si tratta di un nuovo progetto condiviso dopo il cortometraggio Dovecote, realizzato nel 2024 e ambientato nel carcere femminile della Giudecca, a Venezia, quindi presentato all’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.


I riconoscimenti a Cannes

La sua attività produttiva internazionale ha ottenuto un riconoscimento all’ultimo Festival di Cannes. I due film co-prodotti da Perego Saldana, Fjord di Cristian Mungiu e Minotaur di Andrej Zvjagincev, hanno ricevuto rispettivamente la Palma d’Oro e il Grand Prix.

Parlando di Minotaur, il regista ha evidenziato il rapporto tra i due protagonisti e il successivo riferimento al conflitto tra Ucraina e Russia. Dopo la realizzazione del film, Zvjagincev è stato definito da Vladimir Putin un nemico dello Stato.

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