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Lifestyle 2 min di lettura2 ore fa

Marco Liorni porta in libreria una storia di rinascita

Il romanzo, pubblicato da Rai Libri, racconta una famiglia in crisi: il ricavato cartaceo sosterrà iniziative solidali.

È arrivato in libreria il 28 ottobre “Dove la luce ritorna”, il nuovo romanzo di Marco Liorni pubblicato da Rai Libri. Il volume conta 256 pagine e costa 20 euro.

L’autore, conduttore de L’Eredità e autore televisivo, ha destinato l’intero ricavato dell’edizione cartacea ad associazioni benefiche e progetti di utilità sociale. Il libro nasce dall’intreccio tra le storie incontrate durante la carriera televisiva di Liorni e alcuni elementi della sua esperienza personale.

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Una famiglia lontana dalla città

Al centro della vicenda ci sono Paolo, attore rimasto prigioniero del ruolo che lo ha reso famoso, e Amedea, sua moglie, logorata dai problemi della burocrazia quotidiana. Con loro vivono i figli Luisa e Giulio, chiamati a confrontarsi con una scoperta inattesa legata al passato.

La famiglia lascia temporaneamente il caos cittadino e si trasferisce in un vecchio faro. Quel luogo diventa lo spazio in cui i protagonisti provano a rivedere le proprie convinzioni, mettendo a confronto l’immagine mostrata agli altri con la persona che sentono di essere davvero.

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Il valore dell’ascolto

Il ritrovamento che coinvolge Luisa e Giulio spezza le ultime apparenze e costringe tutti a fare i conti con verità rimaste a lungo nascoste. La narrazione alterna momenti intimi e passaggi ironici, seguendo una famiglia alle prese con la perdita delle proprie certezze.

Sul significato della storia e sull’importanza dei rapporti umani è intervenuto anche don Antonio Coluccia, sacerdote impegnato nelle periferie romane contro lo spaccio e l’emarginazione. «Credo che la password sia questa: abitare la vita, ascoltare. L’ascolto fa miracoli», ha detto, richiamando anche la distanza tra il mondo analogico degli adulti e quello digitale vissuto dai figli.

Nel suo intervento, Coluccia ha inoltre collegato le difficoltà delle periferie ai diritti negati e alle carenze delle istituzioni. Le sofferenze, ha spiegato, non hanno mai l’ultima parola: al massimo, «hanno la penultima».

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