Ludovica Petrone, la soldatessa legata al caso Rea
Ex allieva di Parolisi, fu ascoltata come testimone e mantenne il riserbo dopo le indagini
Ludovica Petrone era la soldatessa con cui Salvatore Parolisi aveva una relazione quando Melania Rea fu uccisa il 18 aprile 2011. L’ex caporalmaggiore dell’Esercito sta scontando una condanna definitiva a 20 anni per l’omicidio della moglie, avvenuto nel bosco di Ripe di Civitella.
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Il percorso nell’Esercito
Originaria del Casertano, Petrone aveva 26 anni all’epoca dei fatti e aveva scelto ancora giovane la carriera militare. Nel 2009 era stata destinata al 235° Reggimento Addestramento Volontari “Piceno”, ad Ascoli Piceno.
Nella stessa struttura Parolisi operava come caporalmaggiore e addestratore delle reclute femminili. Il rapporto tra i due, iniziato secondo la ricostruzione nel 2009, si sviluppò attraverso incontri ad Ascoli, Roma e in altre località, restando nascosto nell’ambiente militare.
La relazione con Parolisi
Petrone avrebbe creduto alle promesse dell’uomo, che le prospettava la separazione dalla moglie e una vita insieme. Il legame proseguì anche dopo la nascita di Vittoria, la figlia di Salvatore Parolisi e Melania Rea.
La relazione venne scoperta da Melania nel 2010, dopo una telefonata effettuata da Parolisi con una scheda riservata. La donna contattò direttamente Petrone per ottenere spiegazioni. La soldatessa riferì di essersi sentita ingannata, perché Parolisi le aveva fatto credere che il matrimonio fosse ormai vicino alla fine.
Le dichiarazioni nell’inchiesta
Petrone fu coinvolta nel procedimento esclusivamente come testimone e collaborò con gli investigatori per chiarire la natura del rapporto. Disse inoltre di non ritenere Parolisi capace di uccidere la moglie e manifestò incredulità di fronte all’omicidio.
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Nei processi furono esaminati messaggi e telefonate scambiati attraverso utenze dedicate. Pochi giorni prima del delitto, la giovane avrebbe chiesto garanzie concrete sul futuro della relazione; i due avevano anche programmato di trascorrere il fine settimana di Pasqua a casa dei genitori di lei, dove Parolisi avrebbe dovuto presentarsi ufficialmente.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, le tensioni legate alle promesse non mantenute e all’imminente incontro con la famiglia di Petrone contribuirono a delineare il movente e lo stato psicologico dell’ex militare. La relazione clandestina fu quindi analizzata insieme agli altri elementi dell’indagine sull’aggressione mortale a Melania Rea.
La vita lontano dall’esposizione
Dopo l’arresto e la condanna di Parolisi, Petrone scelse di non apparire pubblicamente. Non cercò attenzione mediatica e mantenne riservate le informazioni sulla propria vita privata e sulle attività successive alla vicenda giudiziaria.
La sua figura è stata ripresa anche nella serie televisiva di HBO Max dedicata al caso Melania Rea, diretta da Stefano Mordini. Nella produzione, il rapporto con Parolisi viene presentato come uno degli elementi centrali della ricostruzione psicologica dell’omicidio, insieme ai sospetti di Melania e alle rassicurazioni rivolte dall’uomo all’amante.
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