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Lifestyle 3 min di lettura27 set

Liechtenstein, la svolta che può lasciare i principi senza fortuna

La riforma di Alois apre la successione alle primogenite e ridisegna l’accesso al patrimonio del Casato, provocando la reazione degli esclusi

Il cambiamento annunciato il 15 agosto 2026 non riguarda soltanto la successione al trono del Liechtenstein. L’abolizione della legge salica, applicata dal 1606, rischia infatti di ridurre il peso di numerosi principi della famiglia e di interrompere il loro accesso ai vantaggi economici legati alla Casa reale.

La decisione è stata preparata nel corso dell’anno e ha ottenuto il sostegno dei due terzi dei membri del Casato autorizzati a votare. Il principe reggente Alois ha presentato la riforma durante la festa nazionale, sostenendo che in futuro il diritto di ereditare la corona dovrà spettare al primogenito, senza distinzione tra uomini e donne. «In futuro, i primogeniti diventeranno prima eredi o erediesse, e poi principi o principesse del Liechtenstein», ha spiegato.


La successione non sarà più solo maschile

Il provvedimento porta il Liechtenstein, considerato uno degli Stati più tradizionalisti d’Europa, verso una possibile monarchia guidata da una donna. La regola precedente escludeva le figlie dalla linea ereditaria, mentre il nuovo criterio guarda all’ordine di nascita e non al sesso del discendente.

Per Alois l’impatto personale è limitato: il suo primo figlio è un maschio. La riforma è stata però collegata anche a un principio più ampio, quello di affidare la guida del Paese alle persone ritenute più preparate, indipendentemente dal genere. Tra le figure che potrebbero acquisire maggiore rilievo c’è Maria Carolina del Liechtenstein, figlia di Alois e ora terza nella successione, oltre a Tatiana del Liechtenstein, sorella del principe reggente e madre di cinque figlie e due figli.


La posta in gioco è il patrimonio

La disputa familiare si intreccia con le ricchezze amministrate dal Casato. Al centro c’è LGT Group, controllato interamente dalla Fondazione del Principe del Liechtenstein e guidato, sul piano della fondazione, dal principe Max, fratello di Alois. La banca ha dichiarato un utile netto di circa 500 milioni di euro nell’ultimo anno e aveva versato alla famiglia un dividendo vicino ai 750 milioni di euro.

Il patrimonio complessivo della Casa reale viene stimato tra i 5.000 e i 10.000 milioni di euro. La gestione operativa è affidata a professionisti della finanza, che nel 2025 hanno ottenuto i risultati migliori, mentre il principe Max conserva un ruolo di supervisione sulle scelte strategiche. Il sistema punta a mantenere la ricchezza all’interno della famiglia, evitando che matrimoni e discendenze la disperdano fuori dal Casato.

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Principi esclusi e ricorsi annunciati

Fino alla riforma, il Consiglio di Famiglia era composto da uomini: alcuni vi appartenevano per nascita, altri perché avevano sposato principesse. Oltre al principe regnante e ai suoi discendenti diretti, gli altri componenti vengono scelti da Alois o dal suo rappresentante. I loro nomi non sono pubblici, ma si ritiene che siano circa cinquanta, in un Paese di appena 40.000 abitanti.

Il Consiglio decide anche sull’accesso ai fondi della Casa. I suoi membri non ricevono uno stipendio fisso, ma vengono remunerati in relazione al ruolo ricoperto e alle risorse disponibili. Con l’ingresso delle donne aventi diritto, i principi che sedevano nell’organismo rischiano di perdere sia il voto sia il beneficio diretto del patrimonio.


Anche lo stemma può diventare un problema

La riforma incide inoltre sull’uso dello stemma del Liechtenstein. Per alcuni membri della famiglia, poterlo esibire ha rappresentato un elemento utile nelle attività private e commerciali; ora le principesse ne ottengono automaticamente il diritto, mentre resta incerto il futuro dei principi rimasti fuori dal nuovo equilibrio.

I titoli stessi non sarebbero più garantiti in modo automatico, perché la loro attribuzione dipende dalla volontà di Alois. Inoltre, la normativa stabilisce che chi utilizza lo stemma reale per ricavarne un guadagno deve versare una tariffa. Due principi hanno riferito al Financial Times che altri parenti condividerebbero la loro opposizione e hanno ventilato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. «Solo perché siamo principi non significa che non abbiamo diritti», hanno dichiarato, sostenendo che la riforma abbia compromesso la loro vita familiare e la loro posizione economica.

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