Lepore: «L’AI non è il futuro, oggi sta già svuotando la democrazia»
La storica di Harvard accusa i vertici della tecnologia di agire come una élite salvifica e indica ai cittadini una via concreta per sottrarsi alla loro influenza.
Per contrastare il potere delle grandi aziende tecnologiche non basta aspettare nuove leggi: secondo Jill Lepore occorre ricostruire una partecipazione pubblica svincolata dagli algoritmi. La storica di Harvard invita a tornare nei luoghi della vita collettiva, a parlare di persona e a cercare informazioni oltre i social media.
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La società civile può reagire
«Usciamo di casa, incontriamoci di persona, partecipiamo alle riunioni, informiamoci da fonti autorevoli e non sui social media», afferma Lepore. A suo giudizio, la libertà passa anche dalla pressione esercitata dai cittadini sulle istituzioni: il 70 per cento degli americani vorrebbe che il Congresso regolamentasse l’intelligenza artificiale.
Un primo segnale, spiega la studiosa, è arrivato dalle recenti elezioni locali e statali negli Stati Uniti. In diverse comunità, elettori e candidati hanno iniziato a contestare la diffusione dei centri dati, considerata un simbolo dell’espansione dell’intero sistema tecnologico.
Il potere supera ormai la politica
Nel confronto tra la Casa Bianca e la Silicon Valley, Lepore attribuisce la posizione dominante alla seconda. La presidenza di Donald Trump, osserva, avrebbe ancora circa due anni davanti a sé e resta legata ai confini nazionali; le grandi aziende tecnologiche, invece, esercitano un’influenza globale e senza scadenza.
La storica individua in Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, la persona forse più potente del pianeta. Anche l’avvicinamento dei magnati tecnologici a Trump avrebbe avuto un peso decisivo: Elon Musk, Marc Andreessen e altri esponenti del settore lo hanno sostenuto nel 2024, dopo essersi allontanati dai Democratici in seguito ai tentativi dell’amministrazione Biden di intervenire sulle criptovalute e sulla sicurezza dell’AI.
Una élite con una propria fede
Lepore descrive i leader della Silicon Valley come una comunità riconoscibile anche nei comportamenti: abiti scuri, felpe, scarpe sportive e riferimenti ricorrenti alla fantascienza. Il loro linguaggio, sostiene, alterna annunci catastrofici e promesse di salvezza, mentre l’intelligenza artificiale viene presentata come lo strumento capace di risolvere i pericoli che essa stessa potrebbe aggravare.
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Nel suo libro Ascesa e caduta dello Stato Artificiale, pubblicato in Italia da Rizzoli, la studiosa definisce questo modello come una società nella quale gli esseri umani vengono governati, e talvolta sostituiti, da macchine controllate da imprese private. Il risultato, nella sua lettura, è un indebolimento della partecipazione civica: i cittadini vengono spinti verso l’isolamento e verso contenuti costruiti per alimentare rabbia, dolore e indignazione.
Dalla previsione al controllo
Per Lepore, il progetto ideologico di questa élite guarda soprattutto a un futuro lontano. Il cosiddetto lungotermismo mette al centro la sopravvivenza di esseri umani non ancora nati, anche attraverso ipotesi come le colonie su Marte, e finisce per sacrificare le condizioni delle persone che vivono oggi e la tenuta delle democrazie liberali.
In questa visione la democrazia appare come un ostacolo, non come un valore da proteggere. Già nel 2009 Peter Thiel sosteneva: «Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili». Lepore ricorda inoltre che Elon Musk, sollecitato da Bernie Sanders sul contributo fiscale dei grandi patrimoni, ha rivendicato una missione più alta: «portare la coscienza umana fino alle stelle».
Trump, Altman e il fronte religioso
L’alleanza con Trump non sarebbe però fondata su una vera appartenenza politica. Lepore definisce i dirigenti della Silicon Valley libertari: in passato erano più vicini ai Democratici, mentre oggi sostengono soprattutto chi difende i loro interessi. In cambio dell’appoggio ricevuto, Trump si è mosso per ridurre le garanzie legislative sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale, una scelta che, secondo la storica, ha creato tensioni anche dentro il movimento Maga.
La stessa logica, aggiunge, spiega gli attacchi rivolti a Leone XIV dopo la sua enciclica Magnifica Humanitas, dedicata alla tutela della persona nell’epoca dell’AI. Marc Andreessen lo ha provocato pubblicamente e Peter Thiel ha suggerito un accostamento all’Anticristo: per Lepore, episodi che confermano l’uso di un vocabolario quasi religioso da parte dei nuovi padroni della tecnologia.
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