AI a scuola: il vero rischio non è copiare, ma perdere il controllo
Rita Cucchiara invita a usare l’intelligenza artificiale come strumento di supporto, senza rinunciare alle conoscenze di base, al senso critico e alla responsabilità
Il punto non è se l’intelligenza artificiale entrerà stabilmente nelle aule: lo ha già fatto. Il tema decisivo è capire come utilizzarla senza lasciare che sostituisca l’impegno personale, il confronto tra studenti e la capacità di verificare ciò che produce.
Rita Cucchiara, rettrice dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e studiosa di intelligenza artificiale, considera queste tecnologie un possibile sostegno al percorso formativo. A suo avviso, però, il loro impiego richiederà maggiore consapevolezza da parte di insegnanti e studenti, soprattutto perché le risposte automatiche non sono sempre corrette.
LOOKFANTASTIC
-22% su LOOKFANTASTIC
Il controllo resta una competenza chiave
La preoccupazione più immediata riguarda il rischio che gli studenti ricorrano all’AI per svolgere i compiti, finendo per ragionare meno e per ridurre il confronto con i compagni. Cucchiara non pensa tuttavia che l’apprendimento perderà valore solo perché le macchine possono fornire informazioni in pochi istanti.
Il paragone da lei proposto è quello della calcolatrice: oggi permette di risolvere rapidamente operazioni complesse, ma chi ha imparato a eseguirle è in grado di individuare un risultato improbabile. «Dobbiamo sviluppare sempre di più le capacità di controllo», ha spiegato, sottolineando che la preparazione serve anche a riconoscere gli errori generati dagli strumenti digitali.
Per questo, secondo la rettrice, non sarà sufficiente accettare la prima risposta disponibile. Sarà necessario risalire alle fonti, confrontare le informazioni e mantenere un atteggiamento critico verso i contenuti prodotti dall’intelligenza artificiale.
Più personalizzazione nei percorsi
L’introduzione dell’AI non dovrebbe cancellare le discipline tradizionali. Storia, economia, ingegneria e medicina continueranno a richiedere conoscenze specifiche, mentre agli studenti servirà anche una preparazione di base sul funzionamento dei sistemi intelligenti, ormai parte degli strumenti di uso quotidiano.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Il cambiamento più rilevante potrebbe riguardare il modo di costruire i percorsi individuali. Esistono già applicazioni pensate per sostenere gli studenti con disabilità o con disturbi specifici dell’apprendimento, e l’obiettivo futuro è adattare maggiormente insegnamento, interessi e aspirazioni personali.
«Non ci sarà un architetto uguale a un altro architetto», ha osservato Cucchiara, riferendosi a un mercato del lavoro nel quale le competenze saranno sempre più varie. L’università, quindi, potrebbe combinare insegnamenti diversi per aiutare ciascuno a definire una direzione più adatta alle proprie inclinazioni.
L’università cerca nuove strade
L’orientamento è particolarmente importante dopo la scuola superiore. Molti ragazzi interrompono gli studi già al primo anno universitario; percorsi più flessibili e personalizzati potrebbero aiutarli a trovare una formazione più vicina alle loro capacità e contribuire ad aumentare il numero dei laureati, considerato il bisogno di competenze specializzate.
L’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia sta già lavorando su questi temi attraverso l’AI Center. Le attività comprendono ambiti differenti, dal progetto Elliot, che collega i supercalcolatori europei, alla ricerca sulle macchine autonome.
Resta inoltre il problema dei dati. I sistemi di intelligenza artificiale apprendono dalle informazioni che vengono raccolte e possono individuare modalità efficaci per orientare le nostre scelte. La responsabilità riguarda dunque sia chi alimenta questi strumenti sia chi li utilizza: l’educazione dovrà fornire gli strumenti per comprenderli, valutarli e usarli senza trasformarli in un sostituto del pensiero.
Continua a leggere
Primo lavoro a rischio: l’AI può chiudere la porta ai giovani
La tecnologia può alleggerire le mansioni, ma la riduzione dei ruoli junior rischia di ostacolare l’apprendimento e l’ingresso delle nuove generazioni.
Quattro secoli in mare, poi il rischio: il vestito che sfida il tempo
Recuperato nel 2014 dal relitto di una nave affondata vicino a Texel, l’abito di seta conserva intatto il fascino del Seicento ma nasconde ancora l’identità della sua proprietaria
Solitudine, il costo invisibile: quanti anni di salute si possono perdere
Le ricerche collegano solitudine e isolamento sociale a una minore durata della vita libera da malattie, ma il nesso causale resta ancora da chiarire.
Vetri appannati sotto la pioggia? Il trucco naturale da provare
Acqua, aceto, limone e amido di riso possono aiutare a ridurre aloni e condensa con una preparazione semplice e veloce.