Solitudine, il costo invisibile: quanti anni di salute si possono perdere
Le ricerche collegano solitudine e isolamento sociale a una minore durata della vita libera da malattie, ma il nesso causale resta ancora da chiarire.
Capire se contrastare la solitudine possa davvero allungare il periodo vissuto in buona salute è una delle questioni ancora aperte per la medicina della longevità. Le strategie pensate per gli anziani non producono infatti risultati sempre uguali, e non è sufficiente aumentare il numero degli incontri per migliorare il benessere relazionale.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 sul Journal of General Internal Medicine ha valutato gli interventi rivolti alle persone anziane che vivono nella comunità. Il lavoro ha evidenziato che servono ulteriori studi per stabilire quali approcci siano efficaci, per quali persone e in quali circostanze.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
La qualità dei legami pesa più dei numeri
Avere una rete sociale ampia non coincide necessariamente con il sentirsi vicini agli altri. Si può abitare da soli e mantenere una vita soddisfacente, così come frequentare ogni giorno colleghi, parenti e amici senza percepire un legame autentico.
Il punto non è quindi soltanto la frequenza dei contatti. Una relazione importante può conservare il suo valore anche con incontri non frequenti, mentre una quotidianità ricca di presenze può lasciare insoddisfatto il bisogno di connessione.
Il dato sui 277 mila adulti
Un’analisi pubblicata nell’agosto 2026 su Nature Communications ha utilizzato le informazioni relative a oltre 277 mila adulti britannici. I ricercatori hanno messo in relazione la solitudine percepita e l’isolamento sociale con gli anni trascorsi senza cinque categorie di malattie fisiche e con il periodo libero da depressione o disturbi d’ansia.
A partire dai 50 anni, le donne che sperimentavano entrambe le condizioni avevano una stima di 2,4 anni in meno senza le patologie fisiche considerate rispetto alle coetanee che non presentavano né solitudine né isolamento. Negli uomini lo scarto era di 1,7 anni. Per la salute mentale, la differenza stimata raggiungeva 3,7 anni nelle donne e 5,8 negli uomini.
Questi numeri descrivono una differenza statistica tra gruppi e non indicano quanti anni perderà una singola persona. Inoltre, non dimostrano che la solitudine sia la causa diretta della riduzione osservata. Lo studio ha rilevato anche che abitudini più salutari attenuavano il divario associato all’isolamento sociale, mentre lo stesso effetto non risultava significativo per la solitudine percepita.
Cuore, cervello e infiammazione
Il possibile legame con la salute cardiovascolare era già comparso in una metanalisi del 2023 pubblicata su Nature Human Behaviour, basata su 90 studi prospettici e oltre 2,2 milioni di partecipanti. Nella popolazione generale, la solitudine era associata a un rischio relativo di morte per qualsiasi causa più alto del 14%; per l’isolamento sociale l’aumento arrivava al 32%.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Un’analisi uscita nel 2016 sulla rivista Heart aveva inoltre collegato solitudine e isolamento sociale a un rischio relativo maggiore del 29% per le malattie coronariche e del 32% per l’ictus. Anche questi risultati possono risentire di condizioni economiche, stili di vita e problemi di salute già presenti.
Sul piano cognitivo, una metanalisi pubblicata nel 2024 su Nature Mental Health ha raccolto i dati di 21 gruppi, per un totale superiore a 608 mila persone seguite nel tempo. Chi riferiva solitudine mostrava un rischio relativo di demenza più elevato di circa il 31%, anche dopo aver considerato depressione, isolamento sociale e alcune condizioni mediche.
Resta però possibile anche il percorso inverso: i primi cambiamenti cognitivi potrebbero rendere più difficile conservare i rapporti e alimentare la percezione di distanza dagli altri. Non è dunque provato che ridurre la solitudine prevenga o ritardi la demenza.
Un’altra ipotesi riguarda l’infiammazione persistente. Una revisione del 2020 su Neuroscience & Biobehavioral Reviews, che comprendeva 30 studi, ha trovato in alcune analisi livelli più elevati di interleuchina-6 tra le persone sole e collegamenti dell’isolamento sociale con proteina C-reattiva e fibrinogeno. I risultati non erano però uniformi e cambiavano considerando altri fattori: il meccanismo resta plausibile, ma non è dimostrato che la solitudine provochi infiammazione cronica o acceleri l’invecchiamento biologico.
Due condizioni da non confondere
La ricerca distingue il vissuto interiore della solitudine dalla scarsità oggettiva di contatti. Le due dimensioni possono comparire insieme, ma hanno caratteristiche diverse e, secondo i dati disponibili, anche rapporti differenti con la salute.
Il dottor Nicola Marino, fondatore e direttore di AEON Foundation e tra gli autori di un lavoro sulle strategie per integrare la salute nel Servizio sanitario nazionale italiano, sottolinea l’importanza di considerare non solo la durata della vita, ma anche il tempo trascorso senza malattie. Il quadro complessivo indica un’associazione tra relazioni sociali e longevità in salute, senza autorizzare però conclusioni definitive su causa ed effetto.
Continua a leggere
Ippolito, la sfida Rocky: «Stallone mi parlò della sua solitudine»
Il 27enne italo-americano, premiato a Roma, interpreta Sylvester Stallone nel film di Peter Farrelly dedicato alla nascita del pugile più celebre del cinema
Aida Yespica, doppia rivelazione: il seno rifatto e il flirt segreto
Ospite di Federico Fashion Style, Aida Yespica ha parlato degli interventi estetici a cui si è sottoposta e dell’attrazione mai diventata una relazione con una donna famosa.
Mussolini in scena: le città che hanno dato forma a M
Dagli studi di Cinecittà ai palazzi storici di Napoli e Friuli-Venezia Giulia: il viaggio produttivo della serie con Luca Marinelli
Can Yaman cambia volto: addio barba, il motivo sorprende
L’attore mostra su Instagram una trasformazione legata alla serie Bro, dove veste i panni di un avvocato lontano dai suoi ruoli precedenti.