Lélia Salgado: «Il rischio ha cambiato la nostra vita»
A un anno dalla morte di Sebastião Salgado, la moglie ripercorre 61 anni condivisi tra amore, viaggi, fotografia e scelte coraggiose, nel contesto di una mostra a Bassano del Grappa.
Per 61 anni Lélia Wanick Salgado ha condiviso con Sebastião Salgado una vita costruita tra affetti, viaggi e fotografia. Oggi, a un anno dalla scomparsa del grande autore brasiliano, ne conserva il ricordo con commozione ma anche con una serenità profonda: il legame, spiega, continua a vivere nei luoghi, nelle immagini e nel lavoro lasciato in eredità.
La curatrice e compagna del fotografo ha raccontato la loro storia in occasione della mostra allestita al Museo Civico di Bassano del Grappa, in Veneto. L’esposizione raccoglie oltre 160 fotografie e ripercorre, attraverso due sezioni organizzate cronologicamente, le principali tappe della carriera di Salgado.
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Il segreto di un amore durato 61 anni
Secondo Lélia, la distanza non ha indebolito il rapporto. Al contrario, i lunghi reportage e i periodi trascorsi lontani rendevano ancora più intenso il momento del ritorno. I due condividevano valori, obiettivi e una visione simile della vita, ma consideravano indispensabili anche il rispetto reciproco e la libertà di seguire il proprio percorso.
«Il segreto? Viaggiava molto», ha raccontato con un sorriso. Non erano sempre insieme e Lélia non lo accompagnava in ogni spedizione, ma proprio l’attesa alimentava la gioia di ritrovarsi. La loro unione, ha spiegato, si fondava sul rispetto dello stile di vita e delle idee dell’altro.
La presenza di Sebastião è ancora concreta nello studio, nelle fotografie e nelle registrazioni delle sue interviste. Tra i ricordi più intensi c’è la prima visita in Amazzonia: osservare dall’elicottero l’immensa foresta, con gli alberi e la vegetazione distesi sotto di loro, fu un’esperienza che commosse entrambi.
La scelta che cambiò il destino di Salgado
Prima di dedicarsi alla fotografia, Salgado lavorava come economista. Fu Lélia a sostenerlo quando decise di abbandonare una professione sicura per intraprendere un cammino di cui ancora non conosceva gli esiti.
«Senza rischio, non c’è cambiamento», è il messaggio che Lélia affida a chi sente il bisogno di cambiare strada. Prima di agire, suggerisce, bisogna capire se il desiderio è autentico; una decisione presa da giovani non deve diventare necessariamente un vincolo per tutta la vita. Quando la convinzione è forte, secondo lei, vale la pena tentare.
Per Lélia, il talento di Salgado nasceva anche dalla sua capacità di osservare e di entrare in relazione con ciò che incontrava: persone, animali, paesaggi. Le sue fotografie sapevano mostrare la bellezza, ma anche guerre, fame e sofferenza, trasformando la realtà nella testimonianza di un cronista del proprio tempo.
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Dall’Amazzonia al futuro dell’opera
Tra le serie più importanti presentate nella rassegna figurano Altre Americhe, Sahel, Lavoratori, Esodo e Genesi. Il percorso affronta emergenze sociali, crisi ambientali e territori ancora preservati dalla pressione dell’uomo, con immagini provenienti dalle collezioni della Casa europea della fotografia di Parigi.
Lélia ha indicato nell’Amazzonia una delle opere a cui è più affezionata. Se dovesse inviare una sola fotografia nello spazio, sceglierebbe proprio un’immagine della foresta: sarebbe il modo per mostrare a un’ipotetica civiltà extraterrestre il pianeta da cui proveniamo e il desiderio di proteggerlo.
Tra le fotografie ricordate durante l’intervista c’è anche il ritratto realizzato in Papua Nuova Guinea, durante un raduno. L’uomo raffigurato, ornato di piume e circondato dalla vegetazione, appare profondamente legato alla natura: per Lélia, è questa connessione a rendere lo scatto particolarmente significativo.
La famiglia sta inoltre preparando una retrospettiva dedicata all’intero percorso di Salgado, prevista tra due anni. La sede non è stata ancora individuata, perché l’obiettivo è trovare uno spazio capace di restituire pienamente l’ampiezza della sua produzione.
A Bassano oltre 160 fotografie
La mostra sarà visitabile dal 24 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 al Museo Civico di Bassano del Grappa, con il patrocinio della Regione del Veneto. Il progetto è curato da Pascal Hoël, responsabile delle collezioni della Casa europea della fotografia di Parigi, mentre il catalogo è pubblicato da Silvana Editoriale.
Lélia auspica che il pubblico, uscendo dalle sale, porti con sé qualcosa in più sulla condizione umana, sul pianeta e sul rapporto tra gli uomini e l’ambiente. Per lei, l’amore resta infatti il sentimento capace di offrire forza nei momenti difficili: un dono rivolto non soltanto alla persona amata, ma anche ai figli, alla famiglia e agli amici.
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