Il dolore di Kaia Gerber: «Sceglierei tutto di nuovo»
La modella e attrice ricorda il fratello Presley con una lettera intima, fotografie d’infanzia e i versi di una poesia sulla perdita.
La morte di Presley Gerber ha spinto Kaia Gerber a raccontare pubblicamente un dolore che, nelle sue parole, sembra impossibile da contenere. Il fratello maggiore è morto a 27 anni mentre si trovava in un centro di riabilitazione; quasi nello stesso periodo anche la madre Cindy Crawford aveva rotto il silenzio sulla tragedia.
Il messaggio di Kaia è accompagnato da immagini che mostrano i due quando erano bambini: in un filmato ballano e giocano insieme, mentre in una fotografia posano davanti al mare. Al centro del ricordo c’è il rapporto tra una sorella più piccola e il fratello che, fin dall’infanzia, aveva assunto per lei il ruolo di guida e difensore.
LOOKFANTASTIC
-22% su LOOKFANTASTIC
Un amore impossibile da spiegare
Kaia ammette di non riuscire a trovare parole adeguate per descrivere la perdita. Nella sua lettera osserva che il linguaggio può ridurre, deformare o lasciare fuori proprio ciò che conta di più, e racconta di avere cercato risposte anche nei libri senza riuscire a trovarne una capace di alleviare la sofferenza.
Il legame con Presley viene descritto come qualcosa nato insieme a lei e rimasto centrale per tutta la sua vita. «Sono nata amandoti. Morirò amandoti», scrive, spiegando poi che dovrà imparare a essere sua sorella senza poterlo vedere, chiamare o raggiungere. Il sentimento, però, non viene presentato come un ricordo del passato: continua a esistere, anche se ora non ha più una presenza concreta a cui rivolgersi.
I ricordi che restano intatti
Nel ritratto tracciato da Kaia, Presley era una persona incline a credere nella bontà degli altri. Davanti alla crudeltà, racconta, reagiva più con stupore e desiderio di capire che con la rabbia; proprio questa disposizione d’animo viene indicata come una delle sue qualità più profonde.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
La lettera torna anche a un episodio dell’infanzia. Kaia aveva paura di farsi forare le orecchie e Presley si era offerto di affrontare per primo quel momento, come avrebbe fatto spesso nella loro vita. Di fronte a un oggetto recuperato dopo la sua morte, però, la sorella ha pensato soltanto che gli appartenesse e ha desiderato che, almeno quella volta, non fosse stato lui ad andare avanti per primo.
Il saluto affidato alla poesia
Nel finale Kaia definisce Presley il suo migliore amico e il suo protettore, ricordando la sua capacità di farla ridere e di aiutarla ad affrontare le paure. Il suo messaggio contiene anche un perdono simbolico per un appuntamento mancato e l’idea che, pur conoscendo il dolore a cui sarebbe andata incontro, avrebbe scelto ancora ogni istante vissuto accanto a lui.
A chiudere la pubblicazione è la fotografia di una pagina con la poesia “La porta”, di Marie Howe. I versi raccontano l’ingresso nella vita attraverso lo spazio lasciato dal corpo di un fratello e richiamano la presenza quotidiana di un giovane ormai adulto, fatto di gesti semplici e familiari. È l’ultima immagine scelta da Kaia per accompagnare un addio nel quale l’affetto continua a ripetersi, anche dopo la morte.
Continua a leggere
Douglas senza maschere: fama, dolore e rinascita nel nuovo libro
L’autobiografia dell’attore, in uscita il 3 novembre per La nave di Teseo, ripercorre oltre sessant’anni tra cinema, famiglia, malattia e dipendenze.
Giusina Battaglia, il dolore in diretta: l’abbraccio di Antonella Clerici
A È sempre mezzogiorno la conduttrice ha dedicato un messaggio alla cuoca siciliana, colpita dalla perdita del marito Sergio.
Noemi Bocchi, la forza dopo il dolore: «Sono dolce, ma anche una tigre»
A Ballando con le stelle la compagna di Francesco Totti ha ripercorso la separazione, i sensi di colpa e la fatica di crescere da sola due figli piccoli.
Adolescenti tra piazze e rabbia: dove passa il confine
Stefano Rossi invita a distinguere la ribellione capace di generare pensiero dalla violenza distruttiva, senza ridurre una generazione ai suoi disagi o agli episodi di piazza.