La Roche-Posay testa i solari sulla pelle dei velisti
Il progetto è partito ad agosto e seguirà gli atleti per dodici mesi tra allenamenti, vento, mare e raggi ultravioletti.
La Roche-Posay ha avviato uno studio dermatologico sugli atleti impegnati nell’America’s Cup. La ricerca durerà un anno e valuterà la risposta della pelle durante gli allenamenti in mare.
GioiaPura
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La pelle sotto pressione
Vento, salsedine, radiazioni ultraviolette e variazioni di temperatura sottopongono l’epidermide dei velisti a sollecitazioni continue. Una scottatura può rendere dolorosi alcuni movimenti, mentre un’irritazione può compromettere il riposo notturno e quindi la preparazione atletica.
Il progetto nasce dalla collaborazione con La Roche-Posay Racing Team, sostenuto dal marchio in qualità di partner principale. «Vogliamo testare i nostri prodotti nella vita reale, anche in condizioni estreme, provando a unire sport, medicina e la nostra ricerca e conoscenza della pelle», ha spiegato Alexandra Reni-Catherine, direttrice generale internazionale di La Roche-Posay.
Un anno di controlli dermatologici
Le attività sono iniziate nell’agosto 2026 presso il Centro Clinico La Roche-Posay di Chevilly-Larue. Gli atleti vengono esaminati prima e dopo le sessioni di allenamento, con controlli periodici per seguire nel tempo i cambiamenti della pelle.
Le rilevazioni non si svolgono soltanto in ambulatorio. Un dispositivo mobile consente di raccogliere dati direttamente nei luoghi di allenamento, grazie a tecniche di acquisizione delle immagini e strumenti di precisione che misurano l’evoluzione cutanea dopo l’applicazione della routine dermocosmetica del marchio.
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Protezione e riparazione cutanea
L’obiettivo è individuare prodotti capaci di proteggere dai raggi ultravioletti e sostenere il recupero della pelle, favorendo la concentrazione degli sportivi sulla gara. La ricerca intende inoltre richiamare l’attenzione sull’uso regolare della protezione solare durante l’attività fisica all’aperto.
Secondo Reni-Catherine, l’esposizione al sole può danneggiare il DNA delle cellule: per questo la protezione non viene più considerata soltanto una barriera contro i raggi ultravioletti, ma anche parte di un percorso di riparazione cutanea. Le indicazioni arrivate dai velisti hanno riguardato soprattutto consistenza gradevole e facilità di riapplicazione, considerate decisive per rendere il trattamento quotidiano più pratico.
«Per i team era molto più importante avere un prodotto che avessero voglia di riapplicare ogni giorno, proprio come con un allenamento», ha aggiunto la dirigente. I risultati dei controlli serviranno a capire come reagisce la pelle degli atleti nelle condizioni reali della navigazione e a orientare le successive fasi dello studio.
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