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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

La casa senza strada di Mario: vivere lontano per restare liberi

Dalle baite raggiungibili soltanto a piedi al paese abbandonato scelto da Natalia: storie di persone che nella natura hanno trovato una forma diversa di libertà e di relazione

Per arrivare da Mario bisogna lasciare l’auto e seguire un sentiero tra i boschi. È proprio questa distanza a piacergli: la sua casa, sulle Prealpi Bergamasche, non è un luogo per passanti casuali, ma uno spazio in cui arrivano soltanto le persone davvero motivate. A 91 anni, insieme alla moglie Rosanna, continua a vivere nella cascina che ha costruito trasformando un’antica stalla.

Le loro esperienze, insieme a quelle di Natalia, Luisa e Sejun, fanno parte della mostra e del libro *Nella natura. Storie di chi ha scelto un’altra vita*, pubblicato da Wonderlake Como. Non sono racconti di fuga dal presente: mostrano piuttosto come sia possibile abitare il mondo scegliendo ritmi, relazioni e priorità differenti.


Mario ha scelto la distanza

La casa di Mario e Rosanna si trova oltre un percorso nascosto ai margini di una strada. Più di cinquant’anni fa lui ha cominciato a trasformare quel pascolo in un’abitazione, lavorando con le competenze imparate da muratore fin dall’età di 12 anni. Intorno ha piantato oltre 1.000 alberi, che osserva e riconosce quasi singolarmente.

Nel bosco raccoglie soprattutto i rami caduti, perché non ama abbattere gli alberi. La coppia tiene alcune galline, scende occasionalmente fino alla macchina per fare la spesa e poi Mario risale con lo zaino carico. La cascina, però, non è affatto isolata: il vicino passa con una bottiglia di vino e arrivano anche amici conosciuti durante le spedizioni alpinistiche di Mario.

«Non l’ho mai voluta una strada che venisse fino a qui, fossi matto!», racconta. Per lui, l’assenza di una via d’accesso comoda seleziona gli incontri e protegge la libertà conquistata. In quella casa ha costruito con Rosanna una vita autonoma, lontana dal paese che non sentivano adatto a loro, ma ricca di legami scelti.


Natalia vive nel silenzio

A Dasile, antico borgo della Valchiavenna ormai abbandonato, Natalia è arrivata a 24 anni. Partita dalla casa dei genitori a Piuro, ha percorso per circa 45 minuti la mulattiera fino alla dimora di famiglia fondata dal bisnonno. Dopo aver chiesto al padre le chiavi, ha deciso di trasferirsi lassù e nei giorni successivi ha portato a piedi ciò che le serviva, compreso il materasso.

Oggi, a 30 anni, è l’unica residente stabile del paese, situato a 1.100 metri su un pianoro affacciato sulla valle. La sua abitazione misura appena tre metri per due: letto, lavandino, stufa a legna e cucina economica sono concentrati nello stesso ambiente, mentre il bagno si trova al piano inferiore.

Natalia si procura la legna, lava i vestiti al lavatoio e scende a valle con lo zaino per acquistare il necessario. La sua attività artistica, però, la collega a molte altre persone: è musicista, conduce seminari di canto, si esibisce e ha creato un festival. La musica diventa così il contrappunto al silenzio della montagna, non la sua negazione.

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Una baita con vista sulle cime

Luisa, 54 anni, ha acquistato sette anni fa un rudere a 2.000 metri, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Per raggiungerlo bisogna camminare per un’ora dalla Valsavarenche, fino ai prati del Carré. Il primo elemento progettato durante la ristrutturazione è stata la finestra, posizionata per incorniciare la Grivola e il Gran Paradiso.

La casa oggi è una sola stanza di 28 metri quadrati, con la scrivania davanti al panorama, il letto e la cucina organizzati in modo essenziale. Luisa lavora per il parco, dirige la Fondation Grand Paradis e guida artisticamente il Gran Paradiso Film Festival; grazie al lavoro a distanza riesce comunque a trascorrere lunghi periodi nella baita.

«Volevo che la casa mantenesse la sua identità, che restasse essenziale, ma che fosse anche confortevole», spiega. La sua idea è che i territori montani possano tornare a essere abitati senza rinunciare alla contemporaneità, custodendo cultura e tradizioni ma permettendo anche nuove interpretazioni.


Lontani non significa soli

La scelta di Luisa, nata inizialmente come progetto personale, è diventata condivisa dopo l’incontro con Mario, oggi suo marito. Entrambi apprezzano il cammino, la sobrietà imposta dall’ambiente e il rispetto per il territorio. Nella loro esperienza la montagna non cancella i rapporti: li rende più concreti, attraverso il passaggio delle persone, lo scambio di informazioni e la collaborazione necessaria alla vita quotidiana.

Anche Sejun, monaco buddista italiano di 54 anni, vive nei boschi del Trentino, vicino a un fiume e insieme al suo cane shiba. Per lui la natura offre innanzitutto la possibilità di fermarsi e di affrontare il silenzio, invece di riempire ogni momento con attività e distrazioni.

«Nella natura si sperimenta il silenzio, che permette alle impurità della mente di scendere sul fondo, come quando lasci a riposo l’acqua torbida», dice. La distanza dalla città, dunque, non coincide necessariamente con l’isolamento: può diventare un modo per ritrovare sé stessi e costruire rapporti più profondi con le persone e con il luogo in cui si vive.

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