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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Capelli, il test dell’autunno: quando la caduta non è più normale

La perdita stagionale può intensificarsi dopo l’estate, ma diradamento, durata e condizioni personali aiutano a capire quando serve una valutazione dermatologica.

Trovare capelli sulla spazzola, nella doccia o sul cuscino può diventare particolarmente frequente dopo l’estate. In molti casi si tratta di un normale ricambio legato al ciclo del follicolo, ma una perdita prolungata o accompagnata da un evidente assottigliamento della chioma richiede maggiore attenzione. A chiarire la differenza è Pucci Romano, specialista in Dermatologia e Venereologia e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.


Il ricambio stagionale ha una spiegazione

La chioma non resta immutata durante l’anno: crescita e caduta seguono fasi condizionate anche dall’ambiente e dalla fisiologia individuale. In primavera può aumentare la produzione di nuovi capelli, mentre dopo i mesi estivi una parte dei follicoli entra nella fase di riposo e porta alla caduta di quelli già giunti al termine del loro ciclo.

Per questo, nel periodo autunnale, la quantità di capelli persi ogni giorno può arrivare a essere circa il doppio rispetto ad altri momenti. Non è detto, inoltre, che il fenomeno inizi con l’arrivo ufficiale dell’autunno: estati più lunghe e cambiamenti climatici possono anticiparlo o prolungarne la durata. In condizioni normali, il follicolo che lascia cadere un capello ha già avviato la produzione del successivo.


Il sole può anticipare la perdita

Tra i fattori coinvolti c’è anche l’esposizione ai raggi ultravioletti accumulata durante l’estate. Nella maggior parte delle persone, l’irraggiamento può spingere una parte dei bulbi verso la fase telogen, cioè quella di riposo, rendendo più visibile la perdita alcune settimane o mesi dopo.

Questo passaggio non indica necessariamente una malattia. Poiché i follicoli non procedono tutti nello stesso momento, il ricambio interessa solo alcune aree e, di norma, non compromette l’aspetto generale della capigliatura. La soglia dei cento capelli al giorno viene spesso indicata come riferimento orientativo, ma il numero da solo non basta per stabilire se esista un problema.


Diradamento e durata sono segnali

Una situazione diversa può presentarsi quando la persona ha già capelli fragili o una predisposizione ereditaria. Infezioni, alterazioni ormonali e periodi di stress intenso possono aumentare la caduta, così come la riduzione degli estrogeni durante la menopausa. In questi casi l’effetto dell’estate può rendere più evidente una condizione già presente.

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A contare sono soprattutto la persistenza del fenomeno e l’aspetto complessivo della chioma. Una diminuzione progressiva del volume, zone più rade o una perdita che continua nel tempo sono motivi validi per chiedere un consulto dermatologico. Nelle donne, secondo la specialista, molte forme sono transitorie e possono migliorare dopo aver individuato la causa e impostato il trattamento adatto.


Tiroide e dieta entrano in gioco

La prevenzione passa anche dall’attenzione alla salute generale. Un eccesso di grasso viscerale può interferire con i recettori dell’insulina e degli estrogeni, favorendo alterazioni metaboliche e un aumento degli ormoni androgeni: in alcune persone questo quadro può contribuire alla comparsa dell’alopecia androgenetica.

Anche la tiroide merita di essere controllata, perché sia un’attività eccessiva sia una ridotta funzionalità possono associarsi alla caduta dei capelli. La correzione del disturbo, se effettuata tempestivamente, può rendere reversibile il problema. Da evitare, infine, le diete troppo restrittive: proteine, vitamine e minerali sono necessari per sostenere una crescita equilibrata.


Prima della cura serve una diagnosi

In presenza di una perdita abbondante, prolungata o accompagnata da un diradamento visibile, è consigliabile rivolgersi al dermatologo. La valutazione serve a distinguere il normale ricambio stagionale da condizioni che richiedono esami o terapie mirate.

È meglio non ricorrere autonomamente a integratori o trattamenti: senza conoscere l’origine della caduta, potrebbero risultare inutili. Quando invece il fenomeno è soltanto stagionale, i capelli persi vengono generalmente sostituiti da quelli nuovi e non c’è ragione di allarmarsi.

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