Josh Turek arriva al Senato, il voto oltre la carrozzina
Il democratico dell’Iowa ha sconfitto Ashley Hinson in uno Stato che due anni fa aveva scelto Donald Trump
Josh Turek è stato eletto al Senato degli Stati Uniti per l’Iowa nelle elezioni di metà mandato.
A Turek si possono augurare sei anni di domande scomode e critiche severe, come accade a ogni parlamentare chiamato a rendere conto delle proprie scelte. Agli altri giornalisti si può invece augurare di raccontare un politico in carrozzina senza trasformare la sua disabilità nel centro obbligato di ogni articolo.
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Il politico oltre la biografia
Il nuovo senatore dovrà spiegare come intende occuparsi della sanità, quali risposte offrirà agli agricoltori e come reagirà quando gli verranno ricordate le promesse della campagna elettorale. Anche la possibilità di non essere rieletto tra sei anni dovrebbe restare parte del racconto, proprio come avviene per qualsiasi altro senatore.
La sua condizione personale non cancella il giudizio sulle sue posizioni. Turek è nato con la spina bifida e ha partecipato a quattro Paralimpiadi con la nazionale statunitense di basket in sedia a ruote, ma questi elementi non spiegano da soli perché gli elettori abbiano scelto lui.
Il racconto della stampa americana
Le cronache statunitensi hanno dedicato spazio ai temi che hanno orientato il voto: il costo del gasolio, l’effetto dei dazi sugli agricoltori e le contestazioni rivolte da Turek alla sua avversaria sui tagli a Medicaid. NPR ha esaminato anche i finanziamenti raccolti dai due candidati nell’ultimo trimestre.
Il risultato è stato così leggibile anche sul piano politico. Turek, deputato statale democratico di Council Bluffs, ha superato la repubblicana Ashley Hinson in uno Stato nel quale Donald Trump aveva ottenuto, appena due anni prima, un vantaggio di 13 punti.
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Il rischio del pietismo
Un titolo italiano avrebbe potuto facilmente ridurre la vittoria a una parabola edificante: la carrozzina, il sorriso, la presunta lotta contro il destino. In questo tipo di racconto la disabilità diventa il filtro attraverso cui osservare tutto il resto, mentre le idee del candidato finiscono sullo sfondo.
È una forma di abilismo gentile: nasce magari da intenzioni benevole, ma lascia alla persona poco spazio per parlare delle proprie posizioni. Il lettore ricorda l’immagine del candidato e deve cercare altrove le informazioni sulle sue proposte per la sanità o sull’agricoltura.
L’esperienza italiana
In Italia ci sono state parlamentari con disabilità come Ileana Argentin e Lisa Noja, protagoniste di proposte di legge, interventi in aula e attività documentate negli atti della Camera. È più difficile, invece, ricordare una persona con disabilità alla guida dell’immagine di una campagna nazionale o invitata in prima serata per discutere di politica estera.
La stessa difficoltà emerge nel lavoro giornalistico. Chi racconta l’accessibilità può essere invitato a parlarne con competenza, ma quando l’argomento dell’intervista è un altro la prima domanda torna spesso alla vita quotidiana. Spetta poi all’intervistato riportare il confronto sulla ragione per cui era stato chiamato, talvolta prima della pubblicità.
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