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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Jannacci e il rumore del presente: «Milano oggi stanca»

Nel nuovo album Scimmie Ovunque Paolo Jannacci affronta violenza, autocensura e memoria familiare, senza rinunciare all’ironia e alla libertà creativa.

Milano resta il punto fermo da cui Paolo Jannacci guarda al presente, anche se la città che porta nel cuore gli appare sempre più difficile da decifrare. Il cantautore osserva una metropoli cresciuta rapidamente, diventata più internazionale e frequentata dai turisti, ma anche attraversata da una confusione che, nel tempo, può diventare logorante.

Da milanese, Jannacci non attribuisce la responsabilità a una sola parte: secondo lui tutti cercano di fare del proprio meglio, mentre lo sviluppo accelerato porta inevitabilmente con sé errori e squilibri. «C’è molta confusione e, a mio giudizio, questa situazione alla lunga stanca un po’», ha spiegato parlando della città.

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Il padre resta una presenza viva

Nel nuovo progetto non manca un momento dedicato a Enzo Jannacci. Paolo ha raccolto in una canzone immagini private, ricordi condivisi e frammenti della vita trascorsa accanto al padre: «Mio papà è sempre nei miei pensieri».

A suo giudizio, la memoria di Enzo non si è affievolita, anzi continua a rafforzarsi. Quello che un tempo poteva apparire come il percorso di un cantautore eccentrico e poco compreso è oggi riconosciuto come un’eredità di grande rilievo, capace di raggiungere anche chi appartiene alle generazioni più giovani.

Jannacci vorrebbe che i ragazzi scoprissero soprattutto il modo in cui suo padre osservava il mondo: con energia, ironia e sensibilità. Durante i concerti continua a interpretare brani come “L’Armando”, “Sei minuti all’alba”, “Chissà se è vero”, “Vincenzina” e “Silvano”, convinto che conservino intatta la loro forza musicale e il loro significato.


Undici brani contro il rumore

Scimmie Ovunque nasce dopo cinque anni di lavoro e comprende undici canzoni. Il disco unisce pop e scrittura d’autore, mescolando eredità familiare, suoni contemporanei, satira e cronaca sociale: una scelta maturata in controtendenza rispetto alla rapidità con cui oggi vengono prodotti e consumati i brani.

Jannacci ha raccontato di aver esaminato con attenzione ogni parola, arrangiamento, orchestrazione e collaborazione, lavorando a lungo insieme all’autore Paolo Re. Il tempo condiviso, in una quotidianità dominata dalla velocità, è diventato parte stessa del processo creativo. Per il cantautore non avrebbe senso aumentare ulteriormente quella quantità di contenuti che definisce il rumore digitale ormai presente ovunque.

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Nel disco le due anime, pop e cantautorale, non vengono presentate come mondi da conciliare attraverso un compromesso. L’autore rivendica piuttosto la possibilità di farle convivere, lasciando spazio anche all’assurdo e alla sperimentazione. “Politica Litopolis”, per esempio, è nato da parole composte quasi casualmente, affidando poi all’ascoltatore il compito di attribuire un significato personale al testo.


Ironia, censura e tragedie reali

La critica al bisogno contemporaneo di apparire sempre corretti attraversa “Politically topless”, realizzato con Elio. Jannacci considera la paura, la prudenza e una certa timidezza sociale tra le cause di quella che definisce una censura preventiva, soprattutto quando chi crea teme le reazioni degli altri.

Per lui l’artista deve poter esprimere pienamente un’idea, anche quando rischia di dividere, infastidire o non essere condivisa. La libertà, tuttavia, non coincide con la volgarità gratuita: se una provocazione non costruisce nulla, può trasformarsi in un gesto sterile e sgradevole. Elio, coinvolto nel brano e nel video, ha aggiunto al progetto ironia, esperienza e personalità musicale.

Anche il filmato realizzato con l’intelligenza artificiale gioca sul rapporto tra creatività e tecnologia. La macchina viene mostrata come una presenza capace di entrare nella mente del regista e di appropriarsi dei suoi pensieri, in una sequenza volutamente paradossale. L’ironia diventa così lo strumento con cui Jannacci affronta argomenti spigolosi, comprese le paure legate al mondo digitale.

La cronaca più dolorosa trova spazio in altri brani. Sulle morti sul lavoro, l’artista osserva che si tratta di un tema complesso, scomodo e non sempre considerato conveniente, ma ricorda quanto sia importante continuare a parlarne: molte di quelle tragedie, infatti, potrebbero essere evitate.

Il femminicidio nasce invece dall’impatto quotidiano delle notizie di violenza. Di fronte a quel susseguirsi di episodi, Jannacci ha scelto di non restare spettatore e ha trasformato la reazione in una canzone. Il risultato è un album che conserva leggerezza e gusto per il gioco, ma li mette al servizio di domande sociali e personali.

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