Intelligenza artificiale, la svolta è umana: cosa servirà davvero
Roberta Cocco indica nelle competenze cognitive, relazionali e pratiche la base per affrontare un lavoro in continua trasformazione.
L’intelligenza artificiale può accelerare il lavoro e rendere più accessibili strumenti un tempo riservati a pochi, ma non sostituisce la capacità di capire, scegliere e attribuire un significato alle azioni. Per Roberta Cocco, ex dirigente Microsoft e oggi docente, il vero vantaggio nel futuro nascerà dall’incontro tra preparazione tecnologica e qualità profondamente umane.
Nel suo libro «Mente, cuore, mani. Le competenze come infrastruttura del futuro», pubblicato da Egea, Cocco sostiene che l’AI debba arrivare dopo il ragionamento e non prendere il suo posto. Il volume nasce da una lunga esperienza nel settore digitale, nella pubblica amministrazione e nella formazione.
La tecnologia non basta più
Secondo Cocco, il dibattito pubblico si concentra troppo sugli strumenti e poco sulle persone chiamate a utilizzarli. Quanto più le tecnologie diventano potenti, economiche e facilmente riproducibili, tanto più la differenza dipende dalla capacità di comprendere la realtà, formulare domande pertinenti, verificare le risposte e osservare i problemi con lucidità.
La docente divide queste risorse in tre aree. La “mente” richiama il pensiero critico e l’analisi; il “cuore” comprende empatia, senso delle conseguenze e capacità di dare valore a ciò che si fa; le “mani” rappresentano invece la disponibilità a provare, sperimentare e anche sbagliare. «L’AI funziona se arriva dopo il pensiero, non prima», afferma Cocco, sottolineando che le tre dimensioni non possono essere separate.
Il primo ambiente in cui tali attitudini prendono forma è la famiglia. Qui i bambini imparano se un dispositivo serve soltanto a distrarsi oppure può diventare uno strumento di conoscenza, relazione e creazione. La diffusione dell’intelligenza artificiale amplia quindi il compito dei genitori: non basta conoscere il funzionamento tecnico degli strumenti, bisogna accompagnare i figli verso curiosità, equilibrio, responsabilità e consapevolezza.
La formazione deve restare aperta
La scelta degli studi appare sempre più difficile per i ragazzi, perché ciò che si impara può diventare superato in tempi brevi. Cocco, che insegna da oltre 30 anni tra università e attività di volontariato, ritiene che la qualità più importante da coltivare sia la curiosità: imparare, mettere alla prova le proprie idee e far dialogare interessi diversi.
L’università, nella sua prospettiva, non dovrebbe limitarsi a preparare a una professione specifica. Il suo compito è formare persone capaci di cambiare direzione più volte, mantenendo basi solide e una sufficiente elasticità. Anche discipline tradizionalmente specialistiche, come Ingegneria, richiederanno infatti un aggiornamento continuo. Cocco comprende le incertezze degli studenti anche attraverso la propria famiglia: il figlio più giovane, iscritto alla Bocconi, sta valutando quale laurea magistrale scegliere.
I suoi tre figli hanno intrapreso percorsi differenti: Andrea frequenta una magistrale in design del prodotto, Anna studia all’estero in un corso che unisce economia e intelligenza artificiale applicata alle imprese, mentre Tommaso è iscritto a un corso di economia aziendale alla Bocconi. Per Cocco, questa varietà conferma il valore della contaminazione tra ambiti.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Un esempio arriva dalla collaborazione tra Politecnico di Milano e Humanitas University, che mette in relazione Medicina e Ingegneria biomedica. I futuri chirurghi dovranno interagire con sistemi robotici, algoritmi di supporto alle decisioni e immagini diagnostiche elaborate dall’intelligenza artificiale: una preparazione chiusa entro un solo settore rischierebbe di non essere sufficiente.
Scuola, il ruolo degli insegnanti cresce
La scuola è chiamata a rivedere metodi e finalità in un’epoca in cui una risposta può essere ottenuta in pochi secondi da uno smartphone. Per Cocco, però, il centro della trasformazione non è la tecnologia, destinata a cambiare ancora, bensì il significato stesso dell’educazione.
L’intelligenza artificiale non rende superflui i docenti. Al contrario, aumenta la loro responsabilità: devono aiutare gli studenti a scegliere gli strumenti appropriati, valutare le informazioni e arrivare alle soluzioni attraverso il ragionamento. Il rischio, secondo la docente, non è soltanto perdere nozioni, ma rinunciare alla capacità di giudicarle.
Anche l’atteggiamento con cui si affrontano i cambiamenti ha un peso. Richiamando una riflessione di Yuval Noah Harari, Cocco insiste sulla necessità di preservare l’equilibrio personale quando ci si trova davanti a situazioni sconosciute. «Dobbiamo trasferire ai giovani la leva della speranza», sostiene, criticando la rappresentazione esclusivamente allarmistica della tecnologia.
La sua stessa carriera viene indicata come esempio di percorso non lineare. Dopo una laurea in Lingue e letterature straniere e una tesi di comparazione filologica su un testo latino del diciassettesimo secolo, Cocco è arrivata a lavorare nel settore tecnologico, a ricoprire l’incarico di assessora alla Trasformazione digitale del Comune di Milano e a collaborare come consulente per l’innovazione con il governo Draghi. Nel 2010 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica il titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; oggi insegna presso SDA Bocconi School of Management e LIUC ed è consigliera indipendente in alcuni consigli di amministrazione.
Guardando alla propria esperienza, Cocco vede una successione di occasioni inattese più che un itinerario già scritto. La curiosità, l’umiltà e la disponibilità ad affrontare ciò che non si conosce possono trasformare gli imprevisti in passaggi di crescita: una lezione valida anche per chi dovrà costruire il proprio futuro accanto a tecnologie ancora in evoluzione.
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