Il tetto del 30% entra a scuola: la risposta di Tor Pignattara
Alla Carlo Pisacane l’inclusione passa da corsi, mediazione e una rete di famiglie che da anni trasforma i bisogni quotidiani in servizi condivisi.
A Casa Khan, nel cuore di Tor Pignattara, il tema delle percentuali assume contorni molto concreti. Mentre i genitori della Carlo Pisacane si incontrano per accogliere le famiglie appena arrivate, il decreto approvato dal governo il 24 settembre introduce dall’anno scolastico 2027-2028 un limite del 30%, in determinate condizioni, agli alunni con cittadinanza non italiana nelle classi. Nello stesso testo compare anche il divieto di burqa e niqab durante le attività scolastiche e nei colloqui tra scuola e famiglie, fatta eccezione per esigenze di salute o sicurezza.
Quando la percentuale diventa una storia
La mattinata organizzata nello spazio sociale ricavato nell’ex alloggio del custode serve innanzitutto a conoscersi. Ci sono genitori italiani e stranieri, donne con il velo e donne senza, persone già familiari con l’ambiente e altre ancora alle prese con i primi nomi. I bambini giocano nel cortile, mentre gli adulti provano a costruire relazioni prima ancora di affrontare parole come integrazione, cittadinanza o plurilinguismo.
La Carlo Pisacane lavora da anni con famiglie provenienti da più di dieci Paesi. Le questioni richiamate dal provvedimento, quindi, non restano astratte: il rapporto con le donne musulmane, la scelta del velo e l’uso di più lingue sono stati affrontati nel tempo attraverso il dialogo con genitori, mediatori e associazioni. Francesca Ventura, cofondatrice di Pisacane-099, sintetizza così il senso del luogo: «Questa casa potevamo tenerla chiusa, separata dal quartiere, invece abbiamo scelto di aprirla a chi abita queste strade».
Casa Khan prende il nome da Muhammad Shakzad Khan, il giovane di 28 anni ucciso nel quartiere il 18 settembre 2014. Sulle pareti compaiono il quartiere e le persone che lo vivono; negli spazi interni, invece, si alternano lezioni di italiano L2, riunioni e attività per le classi. Nel pomeriggio arrivano i compiti per gli studenti delle medie, i corsi di inglese e musica, il coro, il sassofono e la batteria.
Casa Khan tiene aperta la rete
Le attività vengono organizzate da Pisacane-099 insieme a professionisti e devono restare economicamente accessibili. La struttura rappresenta anche un punto di riferimento per gli insegnanti, che possono chiedere supporto quando la scuola non riesce da sola a rispondere a un bisogno. Nel tempo, la collaborazione con i genitori ha permesso di affrontare anche problemi molto pratici, come la mancanza di quaderni, matite e altri materiali per gli alunni delle famiglie in difficoltà.
Durante la pandemia, la chiusura di ristoranti e pizzerie lasciò senza reddito molti genitori della comunità bengalese. Casa Khan iniziò allora a distribuire alimenti ricevuti dal Banco Alimentare e raccolti attraverso la rete del quartiere. Da quell’esperienza nacque anche una raccolta annuale di materiale scolastico, sostenuta da una cartoleria della zona: un intervento nato come emergenza è diventato una consuetudine stabile.
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La mediazione non può essere un’eccezione
Il percorso del Centro Interculturale Asinitas alla Pisacane era iniziato già tra il 2005 e il 2006. Gli operatori avevano notato che molte madri dei bambini della scuola dell’infanzia non frequentavano i corsi per adulti presenti nell’edificio e spesso non conoscevano l’italiano. Per loro furono creati orari e condizioni più adatti, con un corso rivolto alle mamme e, in seguito, un nido interculturale con educatrici per accogliere i figli durante le lezioni.
In circa tre anni furono coinvolte quasi cento donne. Alessandra Smerilli, del Centro Asinitas, sottolinea che l’apprendimento non dipende soltanto dalla volontà individuale: servono spazi accessibili, tempi compatibili e una persona pronta ad accompagnare chi entra per la prima volta in un’istituzione. La lingua, in questo percorso, è uno strumento importante, ma non basta senza una relazione che renda possibile utilizzarla.
Tra le partecipanti c’era Sanjida Akther, conosciuta da tutti come Mitul, parola bengalese che significa «amica». Arrivata dal Bangladesh nel 2009, aveva studiato legge ed esercitato la professione di avvocata, ma in Italia il suo titolo non fu riconosciuto. Dopo i corsi di italiano, la licenza media e una formazione regionale, ha scelto di diventare mediatrice culturale e oggi affianca le famiglie nei rapporti con la scuola e con i servizi.
Il suo lavoro comprende traduzioni, orientamento e sostegno nelle situazioni più diverse: dalla richiesta di un certificato alla comprensione di un disturbo dell’apprendimento o di un bisogno educativo. Mitul ricorda il proprio percorso con queste parole: «Ho bussato a porte sbagliate». Per Asinitas, la mediazione non dovrebbe comparire soltanto quando emerge un’urgenza, ma avere una presenza riconoscibile, con giorni e orari conosciuti da insegnanti e genitori.
A Tor Pignattara, dunque, l’inclusione viene costruita attraverso una rete quotidiana: scuola, famiglie, associazioni e operatori condividono strumenti e responsabilità. La richiesta che arriva da Casa Khan è di rendere disponibili risorse e attenzione istituzionale per esperienze già attive, invece di ridurre la complessità delle classi a un’unica soglia numerica.
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