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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Il fotografo Francesco Dolfo espone a Pordenone interni

La mostra Fuoriserie raccoglie immagini di abitazioni private, atelier e residenze visitate durante la sua carriera

A Pordenone il fotografo d’interni Francesco Dolfo presenterà la sua prima mostra personale. Fuoriserie sarà visitabile dal 7 novembre al 27 dicembre 2026 e sarà accompagnata da un libro.

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Case vissute, non vetrine

Il progetto riunisce fotografie scattate in ville, dimore storiche, atelier, studi creativi e abitazioni progettate con una forte attenzione all’estetica. Sono luoghi privati, spesso nascosti alla vista, abitati da artisti, designer, profumieri, imprenditori e famiglie nobili.

Per Dolfo, tuttavia, il valore di una casa non dipende soltanto dalle dimensioni o dal lusso. «Può essere un castello, ma anche un monolocale: entrambi devono avere delle qualità che li rendono speciali», ha spiegato presentando il percorso della mostra.

Le immagini selezionate raccontano soprattutto ambienti abitati nel tempo, appartenuti a collezionisti, appassionati d’arte, architetti e imprenditori. Oggetti personali, accostamenti insoliti e soluzioni lontane dall’arredo standard trasformano le stanze in luoghi riconoscibili, diversi da una semplice vetrina espositiva.


Una narrazione oltre l’arredo

Gli scatti di Dolfo non si limitano a registrare la disposizione degli spazi. Ogni inquadratura prova a suggerire la personalità di chi li ha composti e vissuti, lasciando percepire una presenza umana anche quando nessuno compare nella fotografia.

Tra gli esempi scelti dal fotografo c’è una stanza milanese dove alcuni quadri sono appoggiati, uno dietro l’altro, insieme a una vecchia porta proveniente dalla precedente casa romana della proprietaria. L’insieme crea l’impressione di un passaggio: non è chiaro se qualcuno stia arrivando, partendo o preparando un trasloco.

Dolfo tende a lasciare gli oggetti al loro posto, perché considera l’abitazione uno spazio personale. Per modificare la prospettiva preferisce spostarsi, avvicinandosi a ciò che vuole valorizzare o escludendo dall’immagine gli elementi meno adatti, anche in base al confronto con il responsabile dello stile o con la redazione.

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Il taglio fotografico

Nelle sue composizioni una parte dell’ambiente resta spesso fuori dall’inquadratura. Porte, corridoi e dettagli appena visibili fanno intuire l’esistenza di altre stanze e suggeriscono ciò che precede o segue il momento rappresentato.

Il fotografo ha descritto questo approccio come la costruzione di un fotogramma, un frammento di una vicenda più ampia. L’equilibrio dell’immagine rimane, ma senza cancellare del tutto l’imprevisto e la sensazione di uno spazio non preparato artificialmente.

Il lavoro richiede inoltre un dialogo continuo con proprietari, architetti e artisti. In un periodo segnato dalla diffusione dell’intelligenza artificiale, Dolfo considera professionalità e competenza elementi indispensabili per interpretare ambienti e richieste differenti.


L’origine di una passione

Il legame con la fotografia è nato nella casa di famiglia a Pordenone. Dolfo non ha conosciuto il nonno, fotografo ad Asmara durante il periodo coloniale italiano, ma ha trovato alcune sue valigie di cartone piene di stampe rovinate dall’umidità.

Accanto alle fotografie c’erano vecchie macchine fotografiche che nessuno aveva più utilizzato. La curiosità di aprirle e osservarne il funzionamento ha acceso il suo interesse quando era ancora bambino.

Nel corso della carriera non sono mancate situazioni insolite. Tra queste ha ricordato una residenza di campagna vicino a Firenze, appartenuta ad Alex Postiglione, fondatore del marchio di profumi Extra Virgo, dove erano presenti un laboratorio olfattivo e coltivazioni di canapa destinate all’uso farmaceutico.

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