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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Violante Placido porta Marilyn Monroe a teatro e parla di famiglia

Lo spettacolo debutta oggi al Teatro Fanin di San Giovanni in Persiceto, tra ricordi d’infanzia e fragilità personali

Violante Placido debutta oggi a teatro con Marilyn, spettacolo dedicato alla diva americana e diretto da Salvatore Sito, che lo ha scritto insieme all’attrice. La prima è prevista al Teatro Fanin di San Giovanni in Persiceto.

Il rapporto con Monroe è nato quando Placido era bambina. Prima di diventare una dei cinque figli della famiglia, l’attrice ha vissuto fino ai quattordici anni da figlia unica e ha trasformato Marilyn in una compagna immaginaria: rivedeva i suoi film, cantava le sue canzoni e cercava di imitarne il trucco e gli abiti.

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Una parte nata nell’infanzia

Placido ha raccontato di essere entrata nel personaggio con cautela, partendo dalle fragilità della diva e da alcuni aspetti della propria esperienza. Lo spettacolo è stato scritto a quattro mani con Sito e propone una riflessione sulla solitudine, sul bisogno di essere amati e sulla difficoltà di riconoscersi davvero.

Uno dei passaggi affidati a Marilyn recita: «Ho vissuto aspettando pensando che mancasse qualcuno nella mia vita quando quel qualcuno ero già io». Per l’attrice, la frase riassume la tendenza a cercare negli altri ciò che spesso non si riesce ancora a trovare dentro di sé.

Placido ha spiegato di aver conosciuto diverse forme di solitudine e di aver provato a riempirle con la musica e con l’immaginazione. Oggi, però, considera utile anche la capacità di stare da soli, perché permette di comprendere meglio la propria identità senza dipendere soltanto da ciò che accade intorno.


Famiglia e indipendenza

L’attrice ha definito felice la fase che sta vivendo. Sul lavoro stanno arrivando nuove opportunità e il figlio Vasco, appena entrato nell’adolescenza, sta diventando più autonomo. Questo cambiamento le porta anche una certa malinconia: Placido sa che dovrà osservare la sua crescita lasciandogli sempre più spazio.

La sua indipendenza, ha spiegato, si è formata presto. Da bambina ha trascorso molto tempo con la nonna materna, la madre e gli zii più giovani, in un ambiente pieno di musica, allegria e animali. Ricorda quell’infanzia come movimentata, ma anche ricca di momenti sereni.

Secondo Placido, la distanza dai genitori e la necessità di contare sulle proprie forze hanno contribuito a renderla autonoma. Nonostante questo, ha ammesso di aver avuto bisogno di sostegno: lo ha cercato nella terapia, nella spiritualità e nelle relazioni costruite nel tempo.

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Il rapporto con Michele Placido

Il legame con il padre Michele Placido ha trovato un nuovo equilibrio anche grazie al lavoro. Dopo un periodo in cui il dialogo era stato difficile, i due hanno recitato insieme in un film e hanno avuto modo di trascorrere più tempo uno accanto all’altra.

Sul set, ha spiegato Violante, il padre non assume il ruolo del genitore. Questa situazione le ha permesso di scoprire un lato diverso di lui e, allo stesso tempo, di mostrargli una parte di sé che forse non aveva ancora conosciuto.

L’attrice ha ricordato che nessuna famiglia è priva di difficoltà e che, nei momenti più fragili, ha preferito concentrarsi sulla possibilità di cambiare la propria situazione invece di cercare responsabili. Alla vita artistica si è avvicinata presto, ma durante l’adolescenza ha attraversato un rifiuto del cinema e dello spettacolo, dedicandosi ai cavalli e alla campagna.

Il ritorno al cinema è arrivato quando era pronta solo in parte. Per superare il disagio e quella che ha definito una sindrome dell’impostore, Placido si è fermata, ha studiato ed è andata all’estero prima di decidere quale direzione prendere.


Amore e spazio personale

Oltre al teatro, l’attrice continua a lavorare anche nella musica. Nel brano Vita a dirotto, realizzato con Gianluca De Rubertis, racconta la difficoltà di vivere una relazione senza analizzare continuamente ciò che si prova.

Placido ha detto di avere oggi una famiglia capace di starle accanto, un sostegno che considera tutt’altro che scontato per chi lavora nel mondo dello spettacolo. Nel testo teatrale, Marilyn esprime invece la paura di affidarsi agli altri dopo aver dubitato per prima di sé stessa.

Per l’attrice, amare qualcuno significa accettare che quella persona non possa corrispondere sempre alle proprie aspettative. Anche nelle relazioni più profonde, infatti, resta una zona intima che nessuno può comprendere completamente.

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