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Lifestyle 2 min di lettura30 set

Il carisma si sfida in piazza: il rito nato dai meme

Tra sguardi, gesti virali e applausi, una gara nata in Brasile trasforma la presenza fisica in uno spettacolo collettivo osservato anche dagli smartphone.

Essere notati e sostenere l’attenzione degli altri: potrebbe essere questo il bisogno più profondo nascosto dietro le sfide dell’aura. In pochi istanti, un gesto o uno sguardo devono dimostrare quanto una persona sappia imporsi senza pronunciare una parola.

La pratica, però, ha già provocato reazioni preoccupate. In Brasile, Costa Rica e Spagna alcune scuole e amministrazioni hanno scelto di vietarla negli istituti o in determinati spazi pubblici, segno di una difficoltà adulta nel leggere un fenomeno costruito dai più giovani.


Un rito per conquistare attenzione

Al centro della scena ci sono due partecipanti, mentre chi assiste forma un anello intorno a loro. Le prove possono comprendere movimenti rallentati, pose, passi di danza o gesti diventati popolari attraverso i meme; il vincitore viene scelto dal volume e dall’intensità della reazione collettiva.

La posta in gioco non è un premio materiale, ma l’aura: la sensazione di presenza e autorevolezza che qualcuno comunica appena entra in un ambiente. È una forma di carisma percepita ancora prima che quella persona cominci a parlare.


Benjamin e il ritorno della presenza

Walter Benjamin aveva associato l’aura a una distanza particolare, capace di rimanere anche quando l’oggetto si trova vicinissimo. Secondo il filosofo, la fotografia e il cinema avevano indebolito quella qualità, perché la riproduzione senza limiti finiva per togliere centralità all’originale.

Le sfide riportano invece il corpo e l’evento al centro di uno spazio concreto. Ogni confronto accade una sola volta, con quelle persone intorno e in quel preciso momento, anche se quasi sempre un secondo pubblico lo osserva attraverso i telefoni che riprendono la scena.

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La magia dentro gli schermi

Proprio questa convivenza rende il fenomeno particolare: da una parte c’è l’unicità dell’incontro dal vivo, dall’altra la possibilità di moltiplicarlo online. La risposta improvvisata, il gesto scelto all’istante e il rapporto con la folla restano comunque legati a una situazione che non può essere replicata nello stesso modo.

Una delle prove più riconoscibili è il confronto silenzioso a distanza ravvicinata. Vince chi mantiene più a lungo il contatto visivo con l’avversario e con il pubblico, senza mostrare esitazione né abbassare gli occhi. In un’epoca che ha trasformato ogni cosa in qualcosa di misurabile e riproducibile, queste gare ricostruiscono una piccola esperienza rituale usando proprio gli strumenti della modernità.


Dal Brasile alle piazze europee

Il fenomeno è comparso durante l’estate a Suzano, in Brasile, davanti a poco più di 200 persone. Nel giro di alcune settimane si è diffuso in diversi Paesi dell’America Latina, per poi arrivare anche in Spagna e in Italia.

La sua forza non dipende soltanto dai contenuti presi dalla rete. Il cerchio, il centro occupato dai contendenti e il giudizio espresso dalla comunità richiamano forme antiche di rito collettivo. Il fatto che oggi siano costruite con meme, gesti virali e video destinati agli schermi non cancella la loro dimensione reale: mostra, piuttosto, quanto resti vivo il desiderio di essere riconosciuti e di affrontare lo sguardo altrui.

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