Ictus in hotel, Edoardo aiuta il padre a salvarsi
A 38 anni Alessandro si è sentito male a Udine: il figlio di 4 anni ha guidato i soccorsi.
Alessandro, 38 anni, è stato colpito da un’ischemia cerebrale in un albergo di Udine mentre era solo con il figlio Edoardo, di 4 anni.
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Le cure arrivate in tempo
Dopo il ricovero, i medici hanno ricondotto l’ictus alla presenza di un Forame Ovale Pervio. Alessandro non fumava, beveva con moderazione e praticava sport; secondo i sanitari, l’intervento entro due ore aveva permesso di limitare le conseguenze dell’ischemia.
L’uomo ha raccontato che, durante il malore, aveva perso quasi del tutto la capacità di muoversi e parlare. L’ambulanza lo ha raggiunto rapidamente e i soccorritori hanno portato con loro anche Edoardo, che non poteva essere lasciato da solo nella struttura.
La titolare dell’albergo, seguendo le indicazioni del bambino, ha contattato Francesco, l’amico di Alessandro. L’uomo stava rientrando a casa ed è arrivato per occuparsi del piccolo, mentre la moglie di Alessandro partiva dalla Toscana.
Il bambino cerca aiuto
Il malore si è manifestato dopo la colazione, quando Alessandro è tornato in camera per sistemare i bagagli. Un movimento gli ha provocato vertigini; ha provato a sollevare le braccia e a pronunciare una frase, ricordando i segnali dell’ictus, ma un arto non rispondeva e le parole uscivano confuse.
La sua preoccupazione principale non era inizialmente la propria condizione, bensì la sicurezza del figlio. Ha tentato di raggiungere la porta, ma è caduto e ha battuto la testa contro il muro. Il sangue proveniente da una vecchia ferita alla gamba ha fatto capire a Edoardo che il padre non stava giocando.
Alessandro riusciva a comunicare soltanto con piccoli movimenti della testa e di un dito. Il bambino gli poneva domande e cercava di interpretare quelle risposte minime. In quel momento gli ha chiesto: «Papà, se ti do un bacino ti rialzi?».
Dalla camera all’ambulanza
Con il braccio ancora funzionante, Alessandro è riuscito ad aprire la porta della stanza. Ha indicato al figlio di bussare a quella di fronte, ma non c’era nessuno. Poi gli ha spiegato come raggiungere l’ascensore e chiedere aiuto al piano terra.
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Il percorso è stato molto difficile: l’uomo si è trascinato usando una sola mano, è scivolato più volte e ha battuto nuovamente la testa. Edoardo, intanto, ha aperto l’ascensore. I giochi fatti in precedenza a casa gli avevano insegnato a usare i pulsanti, compresi quelli dei piani dallo 0 al 5.
Una volta arrivato al piano terra, Alessandro ha indicato al figlio di cercare la titolare. Il bambino ha compreso le istruzioni e ha chiesto alla donna di intervenire. Quando i soccorritori sono arrivati, Alessandro era quasi privo della vista ma ancora cosciente; in ospedale ha saputo che erano trascorse circa due ore, anche se a lui l’emergenza era sembrata durare appena un quarto d’ora.
Il viaggio padre e figlio
L’episodio è avvenuto nel luglio 2025, durante un viaggio organizzato da Alessandro nel periodo del congedo di paternità. Era nata da poco la seconda figlia e il padre voleva trascorrere alcuni giorni con Edoardo, il suo primogenito.
I due erano partiti dalla Toscana per assistere a un concerto di Ben Harper al Lago di Fusine, sulle Alpi. Dopo l’evento, Alessandro aveva scelto di fermarsi autonomamente a Udine, dove aveva cenato e pernottato con il figlio in una struttura alberghiera.
Alessandro lavora a Roma ma vive in Toscana. La moglie aveva preferito non affrontare il viaggio, lungo circa 6 ore, rimanendo a casa con la bambina. Alla trasferta avevano partecipato anche il migliore amico di Alessandro, la sua compagna e la loro figlia.
La sensibilizzazione nelle scuole
A più di un anno dall’ictus, Alessandro sta bene e collabora con A.L.I.Ce Italia, l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale. La sua esperienza viene raccontata nelle scuole per aiutare bambini e ragazzi a riconoscere i sintomi e a chiedere rapidamente soccorso.
Nei momenti più gravi, mentre cercava di non perdere conoscenza anche dopo aver iniziato a vomitare, Alessandro si è concentrato sulla necessità di resistere e di portare il figlio al sicuro. «Io non devo mollare, devo cercare di arrivare giù, devo provare ad aiutare Edoardo», ha ricordato raccontando quei momenti.
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