I nuovi padroni del potere: chi decide il futuro dell’era digitale
La classifica 2026 racconta magnati dell’intelligenza artificiale, imprenditori, politici e figure capaci di influenzare economia, cultura e democrazie
Dario Amodei ha promesso di destinare alla beneficenza l’80 per cento del proprio patrimonio. È una scelta che contrasta con il peso crescente assunto da Anthropic, la società di cui è amministratore delegato e che potrebbe arrivare a sfiorare 200 miliardi di dollari di ricavi nel 2028.
Per Elon Musk, invece, il prossimo passaggio decisivo potrebbe arrivare dalle elezioni di metà mandato. Una vittoria democratica potrebbe costringerlo a comparire davanti al Congresso e aumentare la pressione perché sostenga economicamente i candidati repubblicani.
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Potere, ricchezza e rischio
La classifica New Establishment 2026 prova a fotografare un’epoca in cui il potere personale ha assunto dimensioni difficili da contenere. La ricchezza può cambiare di miliardi in una sola giornata, mentre sistemi di intelligenza artificiale, piattaforme sociali e reti finanziarie private incidono su una parte sempre più ampia della vita pubblica.
Il confine culturale è diventato globale, ma gli Stati continuano a difendere le proprie frontiere con strumenti durissimi. Nel frattempo le istituzioni perdono centralità, mentre singoli imprenditori, investitori e personaggi pubblici accumulano una capacità d’influenza che un tempo apparteneva soprattutto ai governi.
La selezione non segue automaticamente il patrimonio né il numero dei seguaci. L’obiettivo è valutare il potere concreto: la possibilità di orientare mercati, decisioni politiche, innovazione tecnologica e immaginario collettivo. Per questo accanto ai miliardari compaiono figure provenienti dall’arte, dalla filantropia e dalla politica.
L’intelligenza artificiale cambia i rapporti
Sam Altman, 41 anni, guida OpenAI ed è indicato come una delle persone capaci di modificare il corso della storia recente. Dopo aver diretto Y Combinator a 28 anni, a 37 ha portato ChatGPT al grande pubblico, trasformando l’intelligenza artificiale in uno dei principali motori dell’economia globale.
L’eventuale offerta pubblica iniziale di OpenAI potrebbe raggiungere una valutazione di 1.000 miliardi di dollari. Il percorso, tuttavia, è diventato più complesso: l’azienda deve affrontare dubbi sulla sicurezza, difendere i propri ricavi e fare i conti con la concorrenza di Anthropic. La decisione di collaborare con il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per attività riservate ha inoltre alimentato le critiche verso Altman, accusato dai detrattori di anteporre la crescita alle cautele etiche.
Amodei, 43 anni, rappresenta il paradosso di Anthropic. La società nacque da un gruppo di persone uscite da OpenAI per timore che l’intelligenza artificiale potesse provocare conseguenze catastrofiche, ma i suoi prodotti hanno conquistato anche interlocutori inizialmente ostili.
Dopo il contrasto con il Dipartimento della Difesa sulle limitazioni d’uso, un tribunale federale ha fermato il divieto sostenuto da Trump. Il dirigente deve però affrontare accuse molto pesanti: secondo alcuni critici, gli strumenti dell’azienda potrebbero avere contribuito al bombardamento che ha colpito per errore la scuola elementare Shajareh Tayyebeh, in Iran. Altri sostengono che la sicurezza sia stata trasformata in una strategia di «marketing della paura».
Musk tra espansione e contraccolpi
Elon Musk, 55 anni, riunisce sotto la propria influenza Tesla, SpaceX e un’attività nel campo dell’intelligenza artificiale nata dall’integrazione con un social network in perdita. L’operazione ha collegato imprese molto diverse, compresa una società impegnata in razzi e satelliti non ancora redditizia.
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La capitalizzazione complessiva di Tesla e SpaceX è indicata in 3.300 miliardi di dollari. Per un periodo Musk è stato presentato come il primo uomo a raggiungere un patrimonio di 1.000 miliardi, anche grazie alla capacità di costruire attorno a sé un mito capace di attirare talenti e trasformare alcuni dei suoi progetti più ambiziosi in realtà.
La sua esposizione politica, però, ha avuto conseguenze commerciali. Le dichiarazioni contro gli immigrati e i riferimenti a un presunto «genocidio» dei bianchi hanno danneggiato l’immagine di Tesla, proprio mentre la domanda di veicoli elettrici dovrebbe beneficiare delle preoccupazioni sui combustibili fossili.
Anche Starship procede più lentamente del previsto. Il programma resta comunque importante per la Nasa, che considera il razzo uno degli strumenti per competere con la Cina nel progetto di ritorno sulla Luna.
Huang e la corsa ai semiconduttori
Jensen Huang, 63 anni, è alla guida di Nvidia, società la cui capitalizzazione di mercato è stimata in 5.120 miliardi di dollari. La sua storia mostra come la corsa all’intelligenza artificiale abbia trasformato un produttore di componenti per videogiochi in un protagonista dell’economia mondiale.
Nvidia, fondata anche da Huang, ha riconvertito all’inizio degli anni Dieci la propria tecnologia per sostenere lo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale. La scommessa ha rafforzato il ruolo dell’azienda e ha fatto di Huang uno dei principali beneficiari della nuova competizione tecnologica.
Una classe dirigente senza confini
I protagonisti della selezione arrivano dalla Silicon Valley, da Washington, da Hollywood e da altri centri di influenza. Alcuni hanno ricevuto il potere in eredità; altri hanno cercato di conquistarlo mettendo in discussione gli equilibri esistenti.
Le loro posizioni sono spesso inconciliabili: tra i nomi compaiono sostenitori del movimento Maga e aderenti ai Socialisti Democratici d’America, fautori dell’accelerazione tecnologica e persone convinte che l’intelligenza artificiale possa portare alla rovina. Questa vicinanza tra avversari rivela quanto ristrette siano le reti del potere e quanto rapidamente possano cambiare.
La classifica, nata nel 1994, non propone quindi un ritratto rassicurante dell’élite contemporanea. Mette insieme promesse di ricchezza illimitata, progetti economici dirompenti, rifugi protetti e timori per il futuro delle democrazie. Il risultato è un quadro capace di suscitare entusiasmo, inquietudine e, in alcuni casi, paura.
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