Harstad, mille pagine contro l’AI: «La paternità mi ha salvato
Lo scrittore norvegese racconta il successo inatteso di Max, Mischa e l’Offensiva del Tet, la causa contro Anthropic e il modo in cui i figli hanno cambiato la sua vita.
Un romanzo di 1.256 pagine è riuscito a conquistare lettori in un’epoca dominata da contenuti rapidissimi e attenzione frammentata. Max, Mischa e l’Offensiva del Tet, arrivato in libreria a luglio per Sellerio, ha superato le aspettative: è entrato nelle classifiche, ha esaurito le copie disponibili e ha costretto molti lettori ad aspettare nuove forniture. Johan Harstad, 47 anni, osserva questo successo con entusiasmo ma anche con una certa inquietudine: la sensazione, dice, è quasi quella di entrare nella vita privata di chi lo sta leggendo.
L’AI tra errori e diritti violati
Per Harstad, la capacità di affrontare un libro così lungo rappresenta anche una risposta all’ansia del presente. Tra guerre, crescita dell’estrema destra, Donald Trump e sviluppo dell’intelligenza artificiale, è proprio quest’ultima a sembrargli il pericolo più difficile da ignorare. «Se riesci a concentrarti su un libro di mille pagine significa che il tuo cervello sta ancora funzionando», afferma, sostenendo che la lettura aiuti a costruire un’opinione autonoma.
Lo scrittore racconta di avere provato a usare l’AI per alcune ricerche, senza riuscire a fidarsi dei risultati. A suo giudizio, lo strumento può presentare come inesistenti libri e fonti reali, perché non opera come un motore di ricerca tradizionale: tende piuttosto a fornire la risposta che presume l’utente desideri. Harstad è inoltre coinvolto in una causa collettiva negli Stati Uniti contro Anthropic, dopo che uno dei suoi libri sarebbe stato impiegato per addestrare il sistema.
La scoperta gli ha lasciato una sensazione precisa: «Mi sono sentito violato». Per lui scrivere non equivale soltanto a pubblicare e guadagnare, ma significa soprattutto dare forma a qualcosa che prima non esisteva. È questo atto creativo, più ancora della diffusione dell’opera, che considera minacciato dall’intelligenza artificiale.
La paternità ha cambiato il ritmo
La figlia di Harstad è nata durante l’ultimo anno dedicato alla stesura del romanzo e lo ha costretto a riorganizzare completamente le sue giornate. Quando il libro è arrivato nelle librerie, mentre uscivano le recensioni, lui trascorreva il tempo al parco o occupandosi della bambina. In Norvegia il congedo di paternità dura tre mesi ed è finanziato dallo Stato; nel suo caso si è esteso a nove mesi, perché la coppia ha scelto di rimandare l’ingresso della figlia all’asilo.
L’esperienza, spiega, gli ha dato una vicinanza difficile da sostituire e ha ridimensionato molte preoccupazioni. Harstad ritiene ingiusto sia il prezzo professionale che ancora troppo spesso ricade sulle donne, sia l’idea che gli uomini abbiano un ruolo secondario nella crescita dei figli. In Italia, osserva, il congedo obbligatorio per i padri è di 10 giorni: una differenza che apre il tema della distribuzione delle responsabilità familiari.
La trasformazione più profonda riguarda però il suo equilibrio personale. Prima di avere figli era spesso in preda all’ansia, rimuginava a lungo e soffriva di attacchi di panico. «Si è fermato tutto quando sono arrivati i miei due figli», racconta. Anche il lavoro ha seguito un nuovo orario: non scrive più fino a notte fonda e interrompe la giornata quando i ragazzi rientrano da scuola.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Dalla Norvegia all’America che cambia
Nel romanzo ha un peso importante l’America di circa vent’anni fa, ma il pubblico statunitense dovrà attendere il 2028 per leggere l’edizione americana. L’autore guarda a quella pubblicazione con emozione e apprensione, anche perché non sa quale Paese troverà tra due anni. Ricorda le ferite del Vietnam, la presidenza di George W. Bush e la guerra in Iraq, ma invita anche a non dimenticare quanti negli Stati Uniti si oppongono a Donald Trump.
Harstad considera inoltre doloroso il possibile allontanamento dagli europei, visto che la società americana moderna è stata costruita anche grazie agli immigrati arrivati dal Vecchio Continente. Il rapporto tra Europa e Stati Uniti, nella sua immagine, assomiglia a quello con un fratello maggiore che improvvisamente prende una strada autodistruttiva.
Nel confronto con il proprio Paese, respinge l’idea di una Norvegia semplicemente fredda o chiusa. Ammette che i norvegesi tendono a non manifestare facilmente ciò che provano, ma li descrive anche come persone dirette quando esprimono le proprie opinioni. Da bambino giocava alla guerra nei boschi dopo avere visto con i coetanei i film sulla Seconda guerra mondiale; in seguito il conflitto in Vietnam lo colpì per l’assenza di schieramenti netti e per il suo carattere caotico.
Amore, tempo e pagine da eliminare
Harstad non considera l’invecchiamento una minaccia particolare. Da giovane temeva molto la morte, mentre oggi dice di affrontarla con maggiore calma e con un atteggiamento più fatalista. Dei ricordi non vorrebbe liberarsi, anche se ammette di ripensare spesso alle occasioni in cui avrebbe potuto parlare o agire diversamente.
Anche il matrimonio, nella sua visione, richiede manutenzione continua. Con il tempo si smette di notare alcuni dettagli che all’inizio sembravano essenziali, ma una relazione può reggere se poggia su fondamenta solide e se entrambi accettano di intervenire quando qualcosa si deteriora. Allo stesso modo, Harstad considera l’omosessualità del tutto irrilevante rispetto alla capacità di svolgere un lavoro e critica le regole non scritte imposte a uomini e donne.
Il fallimento, infine, non coincide necessariamente con una sconfitta. Nel lavoro dello scrittore può trasformarsi nella decisione di eliminare pagine amate ma inadatte alla storia. È successo anche con Max, Mischa e l’Offensiva del Tet: alcuni passaggi, pur validi, sono stati rimossi perché non funzionavano nell’insieme. Per Harstad, riconoscere che qualcosa va lasciato andare è già una forma di riuscita, capace di liberare nuova energia per continuare.
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