Valentino e l’armadio delle possibilità: la sfilata che sfida la moda
Alessandro Michele trasforma la passerella in un archivio di possibilità, tra abiti spettacolari, libri non letti e libertà assoluta di combinazione.
«Anche gli abiti che non indosseremo mai, come i libri ancora chiusi sugli scaffali, continuano a parlarci delle vite che avremmo potuto vivere. Non come rimpianto, ma come promessa». È questa la chiave con cui Alessandro Michele ha presentato la nuova collezione Valentino: la moda non coincide soltanto con ciò che viene utilizzato, ma anche con tutto ciò che apre all’immaginazione.
Per lo stilista, la semplice presenza di un abito può rendere l’esperienza del mondo più vasta e stimolare l’idea di esistenze ancora inesplorate. La felicità, ha spiegato, nasce anche dalla possibilità di abitare mentalmente luoghi e situazioni che forse non prenderanno mai forma concreta.
Un guardaroba senza regole
In passerella le combinazioni sembrano nascere da accostamenti volutamente imprevedibili. Una camicia dall’impronta sportiva si accompagna a una gonna dorata bordata di ecopelliccia e a stivali alti in camoscio fucsia; altrove, capi ricchi di ricami e piume incontrano corsetti di raso, come se ogni momento della giornata fosse adatto a una festa.
I pantaloni plissettati finiscono dentro stivali preziosi, mentre i ciclisti di pizzo vengono portati con giacche dalle spalle ampie, ispirate agli anni Ottanta, e bottoni dorati. Fiocchi voluminosi, cinture alte e abiti dalla linea scivolata ridisegnano la figura; persino il cappello da baseball, accessorio abituale di Alessandro Michele, entra in dialogo con gli abiti da sera.
La passerella diventa biblioteca
Questa libertà di mescolare colori, materiali e proporzioni nasce da un’idea precisa. I vestiti non vengono pensati soltanto come oggetti destinati a essere acquistati e indossati: possono restare immagini, ricordi o possibilità, contribuendo comunque ad allargare ciò che la moda permette di immaginare.
Michele ha definito questa prospettiva una sorta di “antibiblioteca visiva”. Il riferimento è al concetto elaborato da Nassim Nicholas Taleb in The Black Swan, osservando la biblioteca di Umberto Eco, composta da trentamila volumi: i libri che non abbiamo ancora letto, secondo questa riflessione, conservano un potenziale maggiore proprio perché custodiscono scoperte ancora da fare.
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Il libro come invito alla scoperta
Per rafforzare il legame tra abiti e conoscenza, agli invitati è stato chiesto di arrivare alla sfilata portando con sé un libro personale. L’iniziativa ha accompagnato la presentazione della collezione primavera-estate 2027, costruita attorno alla domanda su quanto il valore di un vestito dipenda dal suo impiego concreto.
La risposta di Alessandro Michele guarda oltre la funzionalità. «Ogni stagione vengono concepiti e realizzati abiti destinati a traiettorie molto diverse», ha spiegato il direttore creativo, ricordando che alcuni capi attraversano la passerella una sola volta, altri sopravvivono soprattutto nelle fotografie e altri ancora restano negli armadi quasi intatti, come oggetti da conservare.
La Biblioteca Sainte-Geneviève
A ospitare il defilé è stata la Biblioteca Sainte-Geneviève di Parigi, scelta che ha dato forma concreta al dialogo tra moda e patrimonio librario. Tra scaffali e volumi, la collezione ha così trovato un ambiente coerente con il suo tema centrale: ciò che esiste anche prima di essere utilizzato.
Gli abiti presentati da Valentino, secondo la visione del designer, possono vivere nello sguardo di chi li osserva e nelle immagini che ne fissano l’apparizione, senza dover necessariamente entrare nella vita quotidiana di chiunque li ammiri. La loro funzione, quindi, non si esaurisce nel vestire il corpo, ma comprende anche la capacità di suggerire identità e mondi ancora soltanto immaginati.
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