Gregory Crewdson porta in mostra i fantasmi del quotidiano
A Reggio Emilia la trilogia Eveningside raccoglie dieci anni di immagini tra famiglie, fabbriche e solitudini
La mostra Gregory Crewdson Eveningside riunisce a Reggio Emilia il lavoro sviluppato dal fotografo statunitense nell’ultimo decennio. L’esposizione sarà visitabile fino al 17 gennaio 2027.
«Non voglio che le immagini diano risposte: voglio che sollevino domande», ha spiegato Crewdson parlando della propria ricerca. Nelle sue fotografie convivono bellezza, tristezza, oscurità e speranza: sentimenti che l’artista usa per parlare della solitudine e del rapporto con la realtà quotidiana.
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Un linguaggio tra cinema e fotografia
Crewdson costruisce ogni immagine con un metodo vicino alla produzione cinematografica. Prima dello scatto vengono studiati i luoghi, gli oggetti, le luci, le scenografie e la posizione degli interpreti; alla realizzazione può partecipare una squadra composta da 50 a 100 persone.
«Alla fine, tutto si riduce allo sforzo di creare un’immagine che deve essere la più bella e potente possibile. Questo è ciò che conta», ha detto l’artista. Il procedimento viene mostrato anche attraverso la proiezione di Making Eveningside, dedicata alle fasi di preparazione delle fotografie.
Le immagini nascono soprattutto nelle piccole città del Massachusetts occidentale. Strade, case, boschi, parcheggi, negozi e zone industriali sono luoghi riconoscibili, ma nella composizione di Crewdson assumono un carattere sospeso: il pubblico non sa se ciò che osserva sia già accaduto o debba ancora avvenire.
Le opere e i riferimenti
Il percorso espositivo riunisce tre serie. Cathedral of Pines, realizzata tra il 2012 e il 2014 a Becket, torna sui temi della famiglia, della memoria e del rifugio; An Eclipse of Moths, del 2018-2019, guarda invece a Pittsfield, segnata dal declino industriale e dalla frattura del tessuto sociale. Eveningside, sviluppata tra il 2021 e il 2022, si concentra sui luoghi di lavoro e sulle relazioni che vi si sviluppano.
La luce e il silenzio delle fotografie hanno fatto accostare il lavoro di Crewdson alle atmosfere di Twilight e Stranger Things. Il curatore Jean-Charles Vergne ha osservato che nella serie televisiva si ritrovano una qualità luminosa e un clima visivo che possono ricordare quelli dell’artista. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, inoltre, Crewdson aveva già realizzato una serie intitolata Twilight.
In Pickup Truck il richiamo ai paesaggi della saga di Stephenie Meyer appare particolarmente evidente. Il mezzo ritratto nella fotografia ricorda quello guidato da Bella Swan, interpretata da Kristen Stewart, mentre il personaggio di Edward Cullen aveva il volto di Robert Pattinson nei film.
L’immagine sembra suggerire anche suoni che non vengono mostrati: la ghiaia sotto i passi, i rami spezzati, le foglie secche. Il bosco resta immerso nel silenzio, ma proprio quel silenzio lascia spazio a presenze indefinite e a una sensazione di smarrimento.
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L’artista e il suo metodo
Nato a Brooklyn, Crewdson conserva un legame con Park Slope, dove sua madre abita ancora nella casa della famiglia. Oggi vive a Great Barrington, nel Massachusetts, in una chiesa metodista; il suo studio occupa invece un’ex caserma dei pompieri.
L’artista insegna fotografia all’Università di Yale e invita gli studenti a individuare una voce personale. «Ogni artista ha una storia da raccontare: il compito è trovare un modo per trasporre quella storia in forma visiva, restando sempre onesti con se stessi», ha spiegato.
Il rapporto con gli allievi, ha aggiunto, è anche un’occasione per continuare a imparare. Crewdson guarda a ciò che le nuove generazioni leggono, ascoltano e osservano, perché le esperienze accumulate nel tempo possono essere riprese e interpretate in modi diversi.
Il peso della famiglia
Il padre di Crewdson era uno psicoanalista. L’artista ha collegato questa presenza familiare al proprio interesse per la dimensione psicologica delle immagini, chiedendosi da dove nasca un’idea e che cosa racconti del rapporto con il mondo.
«Il mio tentativo è di far sì che trovino la loro voce», ha detto riferendosi agli studenti. Le critiche, secondo Crewdson, aiutano a capire meglio il proprio lavoro senza imitare il suo modo di costruire le immagini.
Tra i riferimenti che hanno accompagnato la sua ricerca cita Walker Evans, Edward Hopper, Diane Arbus e Steven Spielberg. Sono autori diversi, uniti però dall’attenzione per la teatralità nascosta nelle situazioni ordinarie.
Una fotografia emblematica
Alla domanda su quale immagine affiderebbe alla storia, Crewdson non ha indicato una scelta precisa. Ha però riconosciuto nell’uomo sulla strada una fotografia capace di raccogliere molti motivi ricorrenti della sua opera: le vie deserte, la luce, la bellezza del quotidiano e un lampione capovolto al centro della scena.
Quell’elemento introduce una frattura nell’ordine abituale delle cose. È la stessa sospensione che attraversa l’intera produzione dell’artista, costruita per lasciare il significato aperto e affidare allo spettatore il compito di interpretare ciò che vede.
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