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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Giovani donne, il timore di fallire frena le scelte

Una ricerca su 800 persone tra 16 e 34 anni analizza paure, rinunce e aspettative sociali

La paura di fallire condiziona il 69% delle giovani donne intervistate e può spingerle a rinunciare prima ancora di tentare. È il dato principale di una ricerca presentata al Tempo delle Donne 2026, realizzata dal Centro di Ricerca Interuniversitario Culture di Genere con Ipsos e sette atenei italiani.

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Un futuro percepito come incerto

Lo studio ha coinvolto 800 persone tra i 16 e i 34 anni. Per oltre il 73% degli intervistati il mondo attuale appare più minaccioso rispetto a quello conosciuto dai genitori alla stessa età, mentre il 90% considera fondata questa sensazione.

Guerre, instabilità economica e precarietà contribuiscono al senso di impotenza diffuso tra ragazze e ragazzi. Secondo Francesca De Vecchi, ordinaria di Filosofia teoretica all’Università Vita-Salute San Raffaele, il futuro ha smesso di essere percepito come una promessa di progresso, soprattutto rispetto alle generazioni precedenti.

La risposta più frequente alla domanda su come affrontare la paura è stata “faccio un passo alla volta”, indicata dal 37% delle persone coinvolte. De Vecchi osserva che, quando l’avvenire sembra imprevedibile, l’attenzione si restringe alla decisione immediata e all’ostacolo successivo, con il rischio di perdere di vista ciò che si desidera diventare.


Le rinunce delle giovani donne

L’indagine evidenzia una differenza tra i generi: negli uomini la paura viene descritta più spesso come un segnale utile a riconoscere un pericolo, mentre nelle donne tende a trasformarsi in un blocco. Per più di un terzo delle intervistate è una presenza quotidiana.

Le conseguenze possono apparire limitate, ma sommarsi nel tempo: un viaggio rimandato, un corso di studi mai scelto, una candidatura non spedita, una relazione evitata oppure un’opinione tenuta per sé. Secondo De Vecchi, questa accumulazione riduce gradualmente lo spazio delle possibilità e trasforma un sentimento comune in una disuguaglianza difficile da vedere.


Il peso delle aspettative

La paura del fallimento è la più diffusa tra quelle rilevate dalla ricerca: riguarda il 61% del campione e sale al 69% tra le donne. Le aspettative legate ai ruoli sociali possono sostenere aspirazioni autentiche, ma anche spingere verso obiettivi che non sono stati scelti davvero.

Alle donne viene spesso richiesto di eccellere nello studio e nel lavoro, di essere compagne attente e di riuscire contemporaneamente in ogni ambito. Questi modelli possono diventare obblighi interiorizzati e alimentare il timore di non essere mai abbastanza.

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Da qui nasce anche la paura di deludere. Un errore rischia di essere interpretato come una prova di inadeguatezza personale, invece che come un episodio circoscritto. De Vecchi collega questo meccanismo all’autocensura e alla sindrome dell’impostore, cioè alla difficoltà di riconoscere il proprio valore nonostante competenze e risultati.


Il giudizio sul corpo

La pressione riguarda anche l’aspetto fisico. Le reti sociali rendono più frequente il confronto con modelli estetici selezionati e mostrano il corpo femminile allo sguardo degli altri, aumentando la sensazione di vulnerabilità.

La docente richiama inoltre l’uso di strumenti capaci di modificare le immagini di donne e ragazze per rappresentarle nude senza consenso. In questi casi, il problema non riguarda soltanto l’adeguatezza estetica, ma anche la dignità e la possibilità di decidere sulla propria immagine.


Accettare la paura senza fermarsi

La ricerca offre anche un elemento positivo: l’accettazione della paura raggiunge 7,3 punti su 10, mentre la rassegnazione si ferma a 5. Riconoscere ciò che si prova, comprenderne le cause e continuare ad agire non equivale a lasciarsi dominare.

La rassegnazione, invece, porta a lasciare che sia la paura a decidere. Per costruire maggiore fiducia servono esperienze concrete, occasioni per mettersi alla prova e la possibilità di verificare che un errore non cancella il proprio valore.


Il diritto di provare

Il messaggio rivolto alle giovani donne è sintetizzato da De Vecchi così: «Riconoscersi il diritto di fallire, perché la fiducia in sé stesse si costruisce solo con l’esperienza, anche imperfetta, del fare».

La filosofa cita anche l’insegnamento attribuito da Francesca Comencini al padre Luigi Comencini e raccontato nel film Il tempo che ci vuole, legato ai ricordi del set di Pinocchio: tentare, mettendo in conto la possibilità di sbagliare. L’errore, in questa prospettiva, non è l’opposto del successo, ma una parte del percorso per raggiungerlo.

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