Giordano e l’IA: la calma inattesa davanti alla nuova svolta
Lo scrittore analizza propaganda, immagini sui social e racconto dei conflitti, denunciando l’erosione delle regole e l’accumulo di frustrazione collettiva.
Di fronte all’intelligenza artificiale, Paolo Giordano non reagisce con l’allarme che ci si potrebbe aspettare da chi si definisce almeno in parte apocalittico. Dopo aver osservato da vicino diversi conflitti, lo scrittore sostiene di avere sviluppato una sorta di relativismo estremo: «Uno strano fatalismo, quasi calmo». La paura, spiega, c’è, ma non coincide necessariamente con quella che oggi domina il dibattito pubblico.
Per mesi ha cercato di ignorare il tema, salvo poi riconoscere che non è più possibile restare alla finestra. A suo avviso, ogni passaggio tecnologico arriva prima del previsto e ci costringe a confrontarci con conseguenze già in corso. La vicinanza alle guerre, paradossalmente, gli offre una protezione: finché resta in gioco la vita, molte altre minacce finiscono per apparire relative. Giordano conserva comunque l’idea che, prima o poi, questa trasformazione possa provocare una reazione di orgoglio e di consapevolezza.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
La violenza che entra senza filtro
Il problema più urgente, secondo Giordano, non è soltanto il rischio di abituarsi alle immagini del dolore. Sulle piattaforme digitali un bombardamento può comparire accanto alle fotografie di una vacanza, a un contenuto umoristico o al video di un animale domestico. Questo accostamento non sarebbe casuale: gli algoritmi premiano tanto la rabbia e l’indignazione quanto ciò che riconosciamo come familiare.
A risentirne è la psiche, esposta a scene di morte, mutilazioni ed esplosioni senza il necessario contesto. L’assenza di strumenti per intervenire rende tutto più pesante e alimenta una frustrazione destinata ad accumularsi. «Quello che abbiamo confezionato lì dentro è una specie di bomba a orologeria sociale», avverte lo scrittore, preoccupato non solo dall’assuefazione ma dalla quantità di aggressività riversata nella società.
Raccontare significa scegliere
Per chi è cresciuto davanti a uno schermo, la guerra arriva spesso attraverso materiali privi di una mediazione riconoscibile. Giordano osserva che i contenuti diffusi sui social non coincidono automaticamente con informazione indipendente: anche quando sembrano spontanei, possono rispondere a una strategia propagandistica. I mezzi di informazione tradizionali hanno limiti e responsabilità, ma almeno applicano procedure di selezione e verifica.
Anche l’inviato che prova a essere neutrale compie inevitabilmente delle scelte: decide quale scena mostrare, chi ascoltare e quale luogo raggiungere. Per questo, sostiene Giordano, ogni racconto contiene una prospettiva. La posizione più naturale di chi segue un conflitto sul campo resta quella delle vittime, perché è lì che il lavoro giornalistico incontra gli effetti concreti della violenza.
Governi e accesso alle notizie
Le differenze tra i racconti pubblici delle guerre, aggiunge lo scrittore, non dipendono sempre dai cronisti. In molti casi sono le autorità a stabilire chi può entrare, chi può parlare e quali territori restano irraggiungibili. L’assenza di reportage dalla Russia su mobilitazione, prigionieri e dissidenti è legata alle restrizioni imposte dalla Federazione Russa; a Gaza, invece, l’accesso dei giornalisti è stato fortemente limitato da Israele. Una situazione analoga riguarda l’Iran.
Tenere lontani i reporter consente ai governi di avere un maggiore controllo sul racconto interno dei fatti. La prospettiva finale, dunque, è condizionata anche dalla geografia dell’accesso, oltre che dalle decisioni editoriali. In questo quadro, la pretesa di una narrazione completamente priva di orientamento diventa, per Giordano, un’astrazione.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Parole consumate dalla guerra
Tra i termini più compromessi c’è «pace». Secondo Giordano, in Italia la parola è stata utilizzata dalla propaganda ostile all’Ucraina per appropriarsi anche di concetti come negoziato e trattativa. Un’espressione dal valore positivo sarebbe stata così trasformata in uno strumento contro il Paese aggredito, fino a perdere il significato originario.
Lo scrittore ritiene che il linguaggio debba aggiornarsi perché i conflitti contemporanei presentano elementi nuovi. I droni allontanano fisicamente chi combatte dal bersaglio e rendono la guerra simile, in modo inquietante, a un’esperienza di gioco; l’intelligenza artificiale, inoltre, non rappresenta soltanto un ulteriore strumento, ma modifica la natura stessa delle operazioni militari.
Regole internazionali sempre più fragili
Alla trasformazione tecnologica si somma la crisi del diritto bellico. Giordano descrive un ritorno di atrocità che sembravano appartenere a un passato ormai superato e denuncia la prosecuzione di crimini di guerra senza particolare esitazione, talvolta persino rivendicati. La sua generazione, spiega, era cresciuta con l’idea che, pur non essendo mai scomparse, le guerre fossero almeno contenute da un sistema di norme.
Quella barriera oggi appare molto più debole. Nel discorso pubblico italiano, inoltre, Gaza ha raccolto una partecipazione emotiva e politica più ampia rispetto all’Ucraina, intrecciandosi con altre forme di disagio e sofferenza sociale. Il conflitto mediorientale, sottolinea Giordano, continua a produrre uno shock globale e non può essere considerato una vicenda conclusa.
L’incontro di Torino
Queste riflessioni saranno al centro dell’appuntamento del 24 ottobre al Festival Internazionale dell’Economia di Torino. Giordano parteciperà all’incontro La guerra e le sue parole insieme a Cecilia Sala, portando l’esperienza maturata negli anni trascorsi vicino a luoghi segnati dai conflitti.
Il confronto affronterà il rapporto tra propaganda, immagini e responsabilità del racconto, ma anche il peso che l’esposizione continua alla violenza lascia su chi la osserva e la documenta. Sullo sfondo resterà la domanda su come descrivere guerre sempre più tecnologiche, meno accessibili ai reporter e più presenti nella vita quotidiana attraverso gli schermi.
Continua a leggere
Schwan-STABILO, la svolta passa da persone e mercati
FORWARD2030 ridisegna le priorità del Gruppo: più efficienza, investimenti mirati e una presenza internazionale costruita sulle specificità di ogni attività.
Shamonda, il primo decesso umano in Europa: cosa sappiamo
Il caso francese riguarda una persona gravemente immunodepressa: restano da chiarire il contagio, i sintomi nell’uomo e il reale rischio per la popolazione.
Ora solare 2026, il conto alla rovescia è iniziato: quando cambia
Il passaggio avverrà a ottobre: si dormirà un’ora in più, ma il buio arriverà prima e il futuro del cambio stagionale resta incerto.
La solitudine cambia volto: il progetto di Benni Bosetto a Firenze
IED Firenze e Fondazione Palazzo Strozzi uniscono mostra e azioni sceniche per raccontare le molte forme, tra assenza e pienezza, dello stare soli.