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Lifestyle 2 min di lettura39 min fa

La solitudine cambia volto: il progetto di Benni Bosetto a Firenze

IED Firenze e Fondazione Palazzo Strozzi uniscono mostra e azioni sceniche per raccontare le molte forme, tra assenza e pienezza, dello stare soli.

A Firenze la solitudine diventa un’esperienza da attraversare, non soltanto una condizione di distanza dagli altri. È il tema al centro di “The Ballad of the Blue Kind”, progetto di Benni Bosetto realizzato con IED Firenze e Fondazione Palazzo Strozzi, articolato tra una mostra e due giornate di azioni sceniche.

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La solitudine non è solo separazione

Il lavoro presenta questo stato emotivo come qualcosa di mobile, capace di cambiare con l’età e con le circostanze. Alla componente drammatica si affiancano così momenti di leggerezza, consapevolezza e persino pienezza, in una lettura che supera l’idea della solitudine come semplice isolamento.

Cinque personaggi, nati dalla combinazione di figure letterarie, riferimenti artistici e rappresentazioni ricorrenti di diverse forme dello stare soli, costituiscono il nucleo dell’opera. Da loro prendono forma canti, disegni, musiche e scenografie, elementi che si sviluppano nei due luoghi coinvolti.


Due spazi, due modi di ascoltare

Alla Strozzina di Palazzo Strozzi il pubblico assiste a un incontro dominato dalla voce e dalla presenza: cinque figure cantano variazioni sul tema, facendo emergere solitudini separate ma anche legate tra loro. Le azioni sono previste nell’arco di due giornate e costruiscono una dimensione collettiva, basata sul suono e sulla relazione tra i personaggi.

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Negli spazi espositivi di IED, nell’ex Teatro dell’Oriuolo, il registro cambia. Il disegno si trasforma in materia scultorea e conserva la traccia dei corpi e delle vicende che li attraversano, entrando in una grande installazione pensata per uno sguardo più individuale e raccolto.


Presenza e assenza si alternano

Il progetto mette in dialogo due esperienze complementari: da una parte la scena, la voce e la presenza dei personaggi; dall’altra il silenzio, l’assenza e la contemplazione. Anche il pubblico passa quindi da una situazione condivisa a un rapporto più personale con le opere e con lo spazio.

“The Ballad of the Blue Kind” nasce proprio da questo scarto tra partecipazione e osservazione. La mostra e le azioni sceniche non propongono una risposta unica alla solitudine, ma ne seguono le trasformazioni, lasciando convivere vulnerabilità, memoria e possibilità di conoscenza di sé.

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