La solitudine cambia volto: il progetto di Benni Bosetto a Firenze
IED Firenze e Fondazione Palazzo Strozzi uniscono mostra e azioni sceniche per raccontare le molte forme, tra assenza e pienezza, dello stare soli.
A Firenze la solitudine diventa un’esperienza da attraversare, non soltanto una condizione di distanza dagli altri. È il tema al centro di “The Ballad of the Blue Kind”, progetto di Benni Bosetto realizzato con IED Firenze e Fondazione Palazzo Strozzi, articolato tra una mostra e due giornate di azioni sceniche.
GioiaPura
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La solitudine non è solo separazione
Il lavoro presenta questo stato emotivo come qualcosa di mobile, capace di cambiare con l’età e con le circostanze. Alla componente drammatica si affiancano così momenti di leggerezza, consapevolezza e persino pienezza, in una lettura che supera l’idea della solitudine come semplice isolamento.
Cinque personaggi, nati dalla combinazione di figure letterarie, riferimenti artistici e rappresentazioni ricorrenti di diverse forme dello stare soli, costituiscono il nucleo dell’opera. Da loro prendono forma canti, disegni, musiche e scenografie, elementi che si sviluppano nei due luoghi coinvolti.
Due spazi, due modi di ascoltare
Alla Strozzina di Palazzo Strozzi il pubblico assiste a un incontro dominato dalla voce e dalla presenza: cinque figure cantano variazioni sul tema, facendo emergere solitudini separate ma anche legate tra loro. Le azioni sono previste nell’arco di due giornate e costruiscono una dimensione collettiva, basata sul suono e sulla relazione tra i personaggi.
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Negli spazi espositivi di IED, nell’ex Teatro dell’Oriuolo, il registro cambia. Il disegno si trasforma in materia scultorea e conserva la traccia dei corpi e delle vicende che li attraversano, entrando in una grande installazione pensata per uno sguardo più individuale e raccolto.
Presenza e assenza si alternano
Il progetto mette in dialogo due esperienze complementari: da una parte la scena, la voce e la presenza dei personaggi; dall’altra il silenzio, l’assenza e la contemplazione. Anche il pubblico passa quindi da una situazione condivisa a un rapporto più personale con le opere e con lo spazio.
“The Ballad of the Blue Kind” nasce proprio da questo scarto tra partecipazione e osservazione. La mostra e le azioni sceniche non propongono una risposta unica alla solitudine, ma ne seguono le trasformazioni, lasciando convivere vulnerabilità, memoria e possibilità di conoscenza di sé.
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