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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Garlasco, il dolore dei Poggi e il dubbio sulle nuove indagini

A 18 anni dalla morte di Chiara, Rita e Giuseppe tornano a parlare del lutto, della condanna a Stasi e dell’inchiesta riaperta su Andrea Sempio.

La famiglia Poggi continua a chiedere che la verità venga accertata senza trasformare la memoria di Chiara in un capitolo secondario del caso giudiziario. A 18 anni dall’omicidio della ragazza, Rita e Giuseppe hanno raccontato il loro dolore e il difficile rapporto con le nuove indagini, ribadendo di non voler anticipare alcun giudizio.


La ferita che non si è mai chiusa

Giuseppe ricorda ancora l’ultima mattina in cui vide la figlia viva: era il 5 agosto 2007, quando lui e Rita partirono da Garlasco per trascorrere le vacanze in Trentino. Chiara, allora laureata e già impegnata in un lavoro che le piaceva, aveva scelto di restare a casa. Sarebbe stata la prima volta che i genitori la lasciavano sola, ma una settimana più tardi venne uccisa.

Ospiti di Verissimo, i genitori hanno spiegato di aver accettato di parlare perché, nell’ultimo anno e mezzo, il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto su ipotesi, intercettazioni e ricostruzioni, lasciando poco spazio alla persona. Giuseppe ha detto: «Chiara è metà della nostra vita che se n’è andata: noi crediamo nella giustizia». Rita ha raccontato di sognarla spesso, mentre il marito ha ammesso di non ricordarne più la voce e di non averla mai sognata.

Dopo il delitto, i Poggi rimasero lontani dalla loro abitazione per otto mesi. Tornarvi significava affrontare i segni della mattina dell’omicidio, compreso il sangue sulle scale, che non ebbero la forza di guardare. Un vicino si occupò di ripulire e ridipingere la casa; in seguito Rita riuscì a entrare nella stanza di Chiara, dove erano ancora i suoi abiti, compresi un paio di jeans da accorciare e una maglietta con la frase «Non dimenticare il mio passato».


Il caso torna sotto esame

Sul piano giudiziario, Alberto Stasi sta scontando dal 2015 una pena di 16 anni ed è attualmente in semilibertà. La condanna è arrivata dopo cinque gradi di giudizio e diversi ricorsi respinti. Dal marzo 2025, però, la Procura di Pavia ha riaperto gli accertamenti su Andrea Sempio, amico di Marco Poggi e già coinvolto in un’inchiesta poi archiviata nel 2017.

I genitori di Chiara non intendono commentare nel dettaglio l’attività investigativa. Hanno tuttavia contestato la diffusione di conversazioni private e il ritorno degli investigatori nella loro casa per nuovi rilievi. Marco, l’altro figlio, ha vissuto a sua volta il peso dell’attenzione sul caso e oggi risiede in Veneto; per Rita e Giuseppe rappresenta una ragione fondamentale per andare avanti.

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Nel frattempo, la difesa di Sempio si prepara a replicare alle contestazioni contenute nell’avviso di chiusura delle indagini, mentre quella di Stasi lavora alla revisione del processo. Tra gli aspetti esaminati dalla Procura figurano anche i dati originari delle analisi effettuate sui pedali di una bicicletta riconducibile a Stasi, rimasti per 18 anni nei laboratori dell’Arma nonostante le richieste della magistratura e dei legali.


Nessun verdetto anticipato

La nuova fase dell’inchiesta ha riportato troupe televisive e giornalisti nei pressi dell’abitazione di via Pascoli. Rita ha ricordato di aver contato sette trasmissioni dedicate contemporaneamente al caso e ha spiegato che il Comune introdusse persino un divieto di sosta per i non residenti, con l’obiettivo di contenere la presenza dei mezzi televisivi.

Nonostante l’esposizione mediatica, i Poggi hanno continuato a frequentare i luoghi della vita quotidiana e hanno ricevuto, secondo il loro racconto, grande vicinanza dalla comunità. Hanno anche scelto di non far celebrare più una messa riservata soltanto a Chiara ogni 13 agosto, pensando alle altre famiglie colpite da lutti simili.

Con la famiglia di Alberto Stasi i rapporti si interruppero quando le indagini iniziarono a concentrarsi sul fidanzato di Chiara. Quanto al risarcimento, i Poggi hanno accettato una transazione: una parte è stata versata dalla madre di Stasi, mentre il resto arriva mensilmente da una quota del suo stipendio. I genitori hanno precisato di essere pronti a restituire il denaro se una nuova sentenza dovesse modificare il quadro giudiziario. Giuseppe, infine, ha affidato il proprio rimpianto più personale a poche parole: non aver fatto in tempo a dire alla figlia quanto fosse meravigliosa.

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