Garlasco, il DNA torna al centro: nuovi dubbi sulle prove
Una relazione psicologica senza firma, l’ispezione dell’auto di Stasi e le contraddizioni sui campioni biologici riaccendono gli interrogativi sul delitto di Chiara Poggi.
Le due analisi negative eseguite sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, dopo il primo risultato positivo attribuito al DNA di Chiara Poggi, sono tornate al centro del dibattito. La possibile sostituzione accidentale dei campioni è solo uno degli elementi emersi durante l’ultima puntata di Verità Nascoste, nella quale sono stati messi in discussione anche una relazione psicologica mai formalmente acquisita e alcuni passaggi della perizia Testi.
Il DNA apre una nuova crepa
Davanti al procuratore aggiunto di Pavia Stefano Civardi, il biologo Marino ha mostrato ricordi incerti sulla giornata del 19 settembre 2007, quando il collega Portera individuò tracce riconducibili a Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Stasi. Il punto più controverso riguarda ciò che accadde subito dopo: il giorno seguente furono effettuati due nuovi esami sul materiale, entrambi con esito negativo.
Civardi ha prospettato che i campioni possano essere stati scambiati involontariamente, ipotesi potenzialmente compatibile con la sequenza di risultati. Marino aveva inizialmente richiamato una possibile contaminazione, senza però aggiungere elementi decisivi dopo la contestazione del magistrato. L’ex comandante del RIS di Parma, Garofano, ha dichiarato di non ricordare quei due esami, pur sostenendo che Marino lo avrebbe certamente informato se ne fosse stato a conoscenza. Il colonnello Alessandro Coli ha invece ricordato di avere appreso dell’esito anomalo da Marino, Portera o Pizzamiglio: «Questo mi lasciò perplesso».
Una relazione mai diventata consulenza
Nel fascicolo recuperato dal procuratore Civardi, originariamente custodito dai carabinieri del RIS e mai depositato agli atti, è stata trovata una valutazione psicologica di 13 pagine. Il documento è privo di data e sottoscrizione, compare su carta intestata della criminologa Alessandra Bramante e, secondo quanto riferito in trasmissione, la professionista avrebbe negato di averlo redatto.
Gli appunti descrivono Stasi come una persona senza reazioni emotive, incline alla manipolazione e caratterizzata da una sessualità definita enigmatica. Secondo la dottoressa Viola, quelle annotazioni potrebbero aver contribuito a consolidare nel tempo il ritratto pubblico del giovane, spesso rappresentato dalla stampa come il «biondino dagli occhi di ghiaccio». Il materiale sarebbe stato ricavato dalle prime 3 sommarie informazioni rese da Stasi il giorno dell’omicidio, allora coperte da segreto.
L’avvocato De Rensis, difensore di Stasi, ha contestato duramente il valore del documento: «È una mostrificazione fatta in laboratorio, non ha alcuna attinenza scientifica». Il legale ha inoltre sostenuto di attendersi iniziative giudiziarie da parte di Bramante, proprio perché la criminologa avrebbe escluso di essere l’autrice della relazione.
L’auto di Stasi e i dubbi sulla perizia
Un altro elemento è arrivato dalla testimonianza di Piercarlo Collivignarelli, assessore alla Sicurezza di Garlasco e avvocato. Il 13 agosto 2007, dopo la scoperta del corpo di Chiara Poggi, si trovava vicino all’abitazione della famiglia e vide diversi carabinieri occuparsi della vettura di Stasi.
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Secondo il suo racconto, l’auto venne controllata in modo approfondito: furono rimossi i tappetini, compresi quelli posteriori, e gli operatori cercarono anche sotto il volante. Alcuni indossavano i calzari ma non i guanti, mentre per altri avveniva il contrario. Un militare, al termine dell’ispezione, avrebbe commentato: «Qui non c’è niente».
Di quell’attività, tuttavia, non risulterebbero informative o verbali. Inoltre la vettura non venne sequestrata subito e Stasi continuò a utilizzarla per circa altre 2 settimane. La circostanza solleva interrogativi sul contesto nel quale furono svolti gli accertamenti del dottor Roberto Testi, che non sarebbe stato informato di quelle operazioni e avrebbe lavorato in un ambiente poco illuminato e privo di visuale verso l’esterno.
Tempi dell’aggressione ancora incerti
Il medico legale Vittorio Fineschi, consulente della difesa di Stasi, ha richiamato le conclusioni delle consulenze firmate da Cattaneo e Leone. La prima ricostruzione indica che Chiara potrebbe essere stata colpita frontalmente, forse con un pugno o con il manico di un martello, senza perdere immediatamente conoscenza. Da qui l’ipotesi di una colluttazione con l’aggressore.
La seconda relazione colloca l’intervallo tra l’inizio dell’aggressione e la morte anche intorno ai 60 minuti, mentre la fase più violenta sarebbe durata non oltre 10-12 minuti. Per Fineschi, questa sequenza non coincide con la ricostruzione concentrata nei 23 minuti, elemento centrale nel procedimento che ha portato alla condanna di Stasi.
Durante la puntata, l’avvocata Angela Taccia ha precisato che Andrea Sempio non ha ancora ricevuto una richiesta di rinvio a giudizio. Rispondendo alle critiche sulle numerose interviste concesse dal suo assistito, ha distinto la comunicazione televisiva dalle dichiarazioni rese ai pubblici ministeri e ha ricordato il peso che l’esposizione mediatica può avere anche davanti ai giudici popolari. De Rensis ha osservato che Stasi, pur avendo risposto agli interrogatori davanti ai magistrati e non in televisione, è stato comunque condannato. La difesa attende ora ulteriori chiarimenti dalla Procura sui documenti e sui materiali non formalmente acquisiti.
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