Garbo torna dal passato: l’IA convince gli eredi a pensare al cinema
Uno spot per Skf ha ricreato il volto e la voce della diva svedese, riaprendo il confronto sull’uso digitale degli attori scomparsi.
La domanda non riguarda più soltanto la pubblicità: Greta Garbo potrebbe un giorno comparire in un film realizzato dopo la sua morte? L’esperimento digitale creato per Skf, azienda svedese di cuscinetti a sfera, ha spinto i suoi eredi a non escludere questa possibilità.
La diva svedese, morta da oltre trent’anni e arrivata sul grande schermo più di un secolo fa, è stata ricostruita per una campagna promozionale. Il risultato ha riacceso il confronto sui limiti dell’intelligenza artificiale e sulla possibilità di utilizzare l’identità di interpreti che non possono più esprimere il proprio consenso.
Gli eredi valutano il ritorno al cinema
Craig Reisfield, pronipote di Garbo e uno dei tre discendenti incaricati di amministrarne l’eredità, ha raccontato di essere rimasto colpito dalla somiglianza ottenuta. Di fronte all’ipotesi di affidare a una versione digitale della prozia una parte cinematografica, ha risposto: «Non dirò di no. Dopo quello che ho visto, perché non riportare Greta Garbo, in qualche modo, in un ruolo cinematografico?».
Secondo Reisfield, la carriera dell’attrice dimostra una notevole capacità di adattamento. Garbo iniziò nel cinema muto, affrontò il passaggio al sonoro e divenne una delle principali stelle del botteghino; per questo, a suo giudizio, non sarebbe assurdo immaginarla nuovamente sullo schermo attraverso l’IA.
Un volto ricreato senza i suoi filmati
Per realizzare lo spot, i creatori non hanno utilizzato fotografie o sequenze della diva: quel materiale era coperto dal diritto d’autore. Le sue caratteristiche più riconoscibili, dagli occhi azzurri molto chiari al caschetto biondo e mosso, sono state invece ricostruite impartendo istruzioni scritte al sistema digitale.
La base della performance è stata un’attrice reale, alla quale è stato sovrapposto il volto generato artificialmente. Per la parte sonora si è partiti da una registrazione proveniente da uno dei primi film di Garbo, così da ricrearne anche la voce.
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Un legame nato agli inizi
La scelta di Garbo non è casuale. La sua seconda apparizione sullo schermo risale infatti al 1921, in un filmato pubblicitario legato proprio alla società di Göteborg, creando un collegamento tra gli esordi dell’attrice e la campagna contemporanea.
Nel corso della sua carriera, Garbo ha interpretato pellicole rimaste nella memoria del pubblico, tra cui “Mata Hari”, “Grand Hotel” e “Ninotchka”. La nuova ricostruzione digitale riporta così al centro una figura che, dopo il ritiro, aveva scelto di vivere lontano dai riflettori.
Il confine resta soprattutto etico
Il caso rientra nel fenomeno dell’impiego postumo dell’immagine di attori scomparsi tramite l’intelligenza artificiale. Nel 2025 Val Kilmer è stato ricreato digitalmente per un film, mentre nel 2024 gli eredi di Judy Garland, James Dean, Burt Reynolds e Laurence Olivier hanno autorizzato la riproduzione delle loro voci per la lettura di libri, articoli e altri testi.
Resta però il problema principale: nessuno può sapere con certezza quali parole, ruoli o comportamenti una persona non più in vita avrebbe accettato. Nel caso di Garbo, il consenso degli eredi apre una strada possibile, ma non risolve la questione più ampia su chi abbia il diritto di decidere per l’artista.
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