Refn sfida l’algoritmo: «Il cinema deve tornare pericoloso
Il regista danese presenta Her Private Hell, riflette sulla creatività dopo un grave intervento e annuncia i prossimi progetti tra horror e commedia.
Nicolas Winding Refn guarda già ai prossimi film. A febbraio comincerà le riprese del nuovo Maniac Cop, rifacimento del thriller horror degli anni Ottanta diventato un titolo di culto, mentre resta aperta la possibilità di tornare a lavorare con Ryan Gosling, protagonista di Drive e Solo dio perdona.
Con l’attore, ha spiegato il regista, esiste da tempo il desiderio di realizzare un terzo progetto insieme: dopo un film d’azione e un’opera concepita come installazione, l’idea condivisa sarebbe ora quella di cimentarsi con una commedia. «Ci diciamo ogni volta che ci incontriamo che vogliamo fare un altro film», ha raccontato Refn.
Maniac Cop torna attuale
Il nuovo capitolo della saga horror è un progetto a lungo accarezzato. Refn pensa a questa versione da 18 anni e considera il momento politico degli Stati Uniti, segnato dalla presenza di un nuovo «sceriffo», particolarmente adatto per riportare quella storia sullo schermo.
Il regista danese, nato nel 1970, non ha comunque intenzione di fermarsi al rifacimento. Il rapporto artistico con Gosling resta una prospettiva concreta, anche se non è stata indicata una data per l’eventuale nuovo lavoro né sono stati forniti dettagli sulla trama.
La creatività dopo la morte
Her Private Hell rappresenta il ritorno al cinema di Refn dopo un episodio drammatico. Tre anni fa, durante un’operazione a cuore aperto, è rimasto clinicamente morto per 25 minuti: i medici avevano scoperto casualmente che i suoi polmoni si stavano riempiendo di sangue.
Il regista ha attribuito la propria sopravvivenza all’abilità di un giovane chirurgo, descritto come una sorta di «Tom Cruise della chirurgia». Oggi considera quell’esperienza una seconda occasione: paura, rabbia e fragilità, ha spiegato, possono trasformarsi in energia creativa. «Sono stato così fortunato a morire e tornare», ha detto, aggiungendo di sentire una missione: realizzare ciò che avverte dentro di sé.
Una storia contro l’algoritmo
Il film nasce anche come reazione a un sistema audiovisivo sempre più guidato dalle raccomandazioni automatiche. Secondo Refn, le piattaforme preferiscono contenuti facili da lasciare in sottofondo e tendono a ridurre lo spazio per ciò che è scomodo, estremo o imprevedibile.
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A suo giudizio, l’algoritmo finisce per proporre soprattutto ciò che il pubblico già conosce o pensa di desiderare. Il regista ha ricordato un’epoca in cui si entrava in sala senza sapere necessariamente che cosa si sarebbe visto, mentre oggi si trascorre spesso più tempo a scegliere un titolo che a guardarlo. Non rifiuta in assoluto l’intelligenza artificiale, considerata ormai uno strumento entrato nella vita quotidiana, ma dubita che un film prodotto da un sistema automatico possa offrire qualcosa di davvero sorprendente.
Il labirinto di Her Private Hell
Al centro del film c’è Elle, interpretata da Sophie Thatcher, un’attrice che si muove in una metropoli futuristica giapponese. Qui incontra Hunter, personaggio affidato a Kristine Froseth, un’influencer coinvolta nella realizzazione di un film di fantascienza tratto da una celebre serie televisiva.
Il progetto è diretto da Johnny, interpretato da Dougray Scott, un uomo egocentrico e manipolatore che è anche il padre di Elle. La giovane ha con lui un rapporto tormentato; la situazione si complica ulteriormente per la presenza di Dominique, il personaggio di Havana Rose Liu, un tempo legata sentimentalmente a Elle e poi diventata la compagna del padre.
Nel mondo del film compaiono anche The Leather Man, assassino seriale avvolto in un costume di pelle nera, e Private K, soldato interpretato da Charles Melton. Quest’ultimo è disposto a tutto per ritrovare la figlia scomparsa. Nel cast figurano inoltre Charles Melton, Kristine Froseth, Havana Rose Liu, Diego Calva e Dougray Scott, con le musiche di Pino Donaggio.
Il film, presentato a Cannes fuori concorso, è arrivato nelle sale italiane con Mubi. È il nuovo tassello della ricerca visionaria di Refn, che mescola tensione psicologica, orrore e fantascienza per mettere in discussione il modo in cui il pubblico sceglie, consuma e immagina il cinema.
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