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Europa al voto nel 2027: la finestra che Mosca vuole sfruttare

Dai sabotaggi alle incursioni aeree, la pressione russa mette alla prova la compattezza della Nato proprio mentre diversi Paesi europei si preparano a elezioni decisive.

Il 2027 potrebbe diventare l’anno più delicato per la tenuta politica dell’Europa. Francia, Italia, Spagna, Grecia, Finlandia, Polonia e Slovacchia saranno chiamate alle urne, mentre le elezioni di novembre negli Stati Uniti potrebbero ridimensionare Donald Trump. Per Mosca, questa combinazione offre l’occasione di alimentare divisioni tra gli alleati e indebolire il sostegno occidentale all’Ucraina.

La pressione, tuttavia, non si limita alla propaganda. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati episodi che mostrano come la Russia stia colpendo anche lontano dal fronte, puntando sulle infrastrutture e sulle rotte che garantiscono a Kiev gli aiuti militari.


Il voto europeo diventa il bersaglio

La guerra in Ucraina ha ridotto gli spazi di manovra di Vladimir Putin sul campo. Secondo l’analisi proposta, l’esercito russo non avrebbe concrete possibilità di completare la conquista del Donbass né di sostituire il governo ucraino con un esecutivo filorusso. La strategia si sposta quindi sulle catene di approvvigionamento europee e sul consenso politico che le sostiene.

Il Cremlino può contare anche su una narrazione interna sempre più legata al conflitto. Il partito di Putin ha ottenuto una netta vittoria alle parlamentari, in assenza di concorrenti effettivi, portando alla Duma 49 reduci dalla guerra. Commentando il risultato, il presidente russo ha affermato: «Il popolo approva il nostro impegno a rafforzare il Paese». La guerra è così diventata il principale fondamento della legittimazione del regime, mentre la promessa di prosperità lascia spazio alla contrapposizione permanente con l’Occidente.


Sabotaggi e incursioni alzano la tensione

A Berlino è stato denunciato un attacco avvenuto ad agosto: un drone con esplosivo avrebbe colpito l’aeroporto civile di Lipsia, utilizzato anche per la partenza di forniture destinate all’Ucraina. Il 13 agosto, invece, un’esplosione in uno stabilimento di Colleferro, vicino a Roma, ha fatto scattare un’inchiesta della Procura; nella fabbrica vengono prodotte munizioni per Kiev.

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Il 17 settembre due aerei militari russi sono entrati nello spazio aereo lituano e sono stati allontanati da caccia italiani impegnati nella missione della Nato. A questi episodi si aggiungono sabotaggi, azioni contro infrastrutture civili, manovre rischiose in mare attorno alle navi accusate di trasportare petrolio russo aggirando i divieti e campagne di disinformazione.


La soglia dello scontro resta incerta

I servizi segreti danesi hanno aggiornato la propria valutazione sulla minaccia russa. Secondo l’intelligence di Copenaghen, Mosca sarebbe pronta a «correre rischi maggiori» e l’Europa dovrebbe prepararsi a un’«escalation della guerra ibrida». L’ipotesi non riguarda necessariamente un’invasione convenzionale: vengono evocati anche attacchi indiretti, sabotaggi e operazioni affidate a milizie non ufficialmente appartenenti all’esercito russo.

Tra gli scenari considerati compare il tentativo di occupare piccole porzioni di territorio ai confini dell’Europa, forse attraverso gruppi sostenuti dal Cremlino. Narva, città russofona dell’Estonia, è indicata come possibile obiettivo. Gli scettici ritengono improbabile che Putin voglia affrontare direttamente la Nato, soprattutto per il rischio di un’escalation nucleare. Resta però da verificare se ogni Paese dell’Alleanza sarebbe disposto a reagire con la forza e se la difesa collettiva funzionerebbe davvero davanti a un attacco condotto sotto la soglia della guerra aperta.

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