Elena Funari e il peso della libertà: «Ci manca la fiducia»
L’attrice e sceneggiatrice racconta la nascita di È un mondo difficile, il legame con il personaggio di Elena e le incertezze della sua generazione.
La libertà di scegliere non sempre coincide con la capacità di capire quale direzione seguire. È questo il punto di partenza di È un mondo difficile, opera prima di Federico Mottica presentata ad Alice nella Città, in concorso nella sezione Panorama Italia, e anche della riflessione di Elena Funari, attrice e sceneggiatrice napoletana nata nel 1995.
Nel film interpreta una giovane aspirante attrice alle prese con un rapporto sentimentale instabile e con il bisogno di costruire un’identità. La sua Elena si separa da Francesco quando un’occasione professionale la porta a Parigi; anni dopo, i due si ritrovano ancora legati, nonostante siano cambiati e abbiano preso strade differenti.
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Un film nato dalla confusione
L’idea è arrivata in modo quasi casuale, lontano dai tradizionali percorsi produttivi. Funari e Mottica si conoscevano dai tempi del Centro Sperimentale di Cinematografia e avevano già collaborato a un progetto scolastico. Durante un caffè, in un periodo difficile per entrambi, si sono interrogati sul futuro e sul senso del loro lavoro nel cinema.
Da quella conversazione è nata la proposta di girare rapidamente una storia su due persone che si lasciano durante una manifestazione. Il primo nucleo del film è stato realizzato con una squadra ridotta: Funari, Mottica, un operatore che svolgeva anche il ruolo di direttore della fotografia, un fonico e Francesco Castellaneta, inizialmente coinvolto dietro la macchina da presa e poi diventato il protagonista. I nomi dei personaggi sono rimasti quelli dei loro interpreti perché, all’inizio, esisteva soltanto un canovaccio.
Il titolo richiama la canzone di Tonino Carotone, che compare anche nel film con un cameo. Funari ha raccontato che quel brano le era stato fatto ascoltare dal padre quando era bambina e che il ricordo è diventato parte del tono emotivo dell’opera.
Elena somiglia alla sua interprete
Il personaggio condivide con Funari una fase di smarrimento legata all’amore e alla difficoltà di distinguere ciò che appartiene alla propria fragilità da ciò che, invece, non funziona nella relazione. La protagonista deve anche fare i conti con l’incertezza sulla propria identità e sulle scelte da compiere.
La differenza principale riguarda il modo di esprimere le emozioni. Elena trattiene tutto fino a trasformare il disagio in una pressione interna; Funari, al contrario, dice di reagire più facilmente in modo esplosivo, per poi lasciarsi alle spalle la rabbia con maggiore rapidità.
Sul lavoro, però, l’attrice sostiene di aver avuto un percorso più definito rispetto alla protagonista. Prima di arrivare al cinema ha studiato psicologia e lavorato come illustratrice, ma quando ha scelto la recitazione aveva già maturato una forte determinazione. Per questo, racconta, le persone che le erano vicine hanno avuto pochi argomenti per dissuaderla.
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Ai giovani manca la fiducia
Uno dei passaggi centrali del film riguarda il confronto tra genitori e figli sui vantaggi e sulle difficoltà delle diverse epoche. Funari riconosce che alla sua generazione non sono mancati necessariamente un tetto o la possibilità materiale di scegliere, ma individua nella fiducia il bisogno rimasto più spesso insoddisfatto.
«Quello che manca è la fiducia», ha spiegato parlando del rapporto con i genitori. A suo giudizio, invitare un figlio a fare ciò che desidera senza offrirgli sostegno può trasformarsi in una forma di deresponsabilizzazione: l’incoraggiamento più utile sarebbe garantire gli strumenti necessari e far sentire la propria presenza anche davanti al rischio di sbagliare.
Funari ritiene comunque possibile un dialogo costruttivo sulle differenze generazionali, purché si accetti che genitori e figli non potranno comprendere fino in fondo le rispettive esperienze. Il passato di una generazione e il futuro dell’altra producono conseguenze diverse, molte delle quali saranno leggibili soltanto con il tempo.
L’amore dentro le differenze sociali
La storia di Elena e Francesco mette in scena anche il divario tra chi può contare su una sicurezza familiare, magari attraverso una casa ereditata, e chi deve costruire ogni cosa autonomamente. Una distanza che non riguarda soltanto il denaro, ma incide sulle aspettative, sui valori e sull’idea di futuro condiviso.
Secondo Funari, i rapporti di coppia si confrontano ancora con tappe considerate quasi obbligatorie, come la convivenza e la famiglia. In questo percorso, avere origini sociali, aspirazioni e principi simili può rendere più semplice l’intesa, mentre le differenze fanno emergere divisioni antiche. Il rischio, osserva, è restare chiusi in gruppi separati; la possibilità alternativa è imparare dall’altro invece di fermarsi alla distanza.
È proprio su questo terreno che il film colloca il legame tra Elena e Francesco: un sentimento capace di durare, ma ostacolato da incomprensioni, trasformazioni personali e tempi che raramente coincidono. La domanda sulla possibilità di incontrare la persona giusta nel momento sbagliato resta così uno dei nodi che attraversano la vicenda.
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