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Lifestyle 3 min di lettura4 giorni fa

DYSFLEXION, la moda cambia pelle: i 10 talenti di Marangoni

A Palazzo Turati, le collezioni degli studenti di Istituto Marangoni Milano hanno trasformato il tema dell’identità in una ricerca tra materia, memoria e nuove forme

L’identità non viene presentata come un punto d’arrivo, ma come qualcosa che si modifica nel tempo. È questo il filo conduttore di DYSFLEXION, il Fashion Show 2026 di Istituto Marangoni Milano, ospitato nel campus recentemente inaugurato a Palazzo Turati e dedicato ai dieci studenti selezionati del corso triennale in Fashion Design & Accessories.

Le collezioni portate in passerella hanno affrontato il rapporto tra individuo, trasformazione e pluralità attraverso abiti, accessori e sperimentazioni materiche. Il progetto interpreta la moda come un campo aperto, capace di mettere in discussione categorie consolidate e di accogliere esperienze differenti.


Dieci percorsi, un’identità mobile

La scelta dei protagonisti è arrivata al termine di una prima scrematura che aveva portato a 30 finalisti. A valutare i lavori è stata una commissione composta da direttori creativi, buyer e talent scout, tra cui Marco Rambaldi, Galib Gassanoff, Satoshi Kuwata, Gregory de la Hogue Moran, Youwie Roes, Marco Carrieri, Chiara Allegri e Paola Sandrini.

La giuria ha considerato la qualità della ricerca, il metodo progettuale, la capacità di elaborare un pensiero critico e il livello esecutivo delle proposte. Il risultato è una selezione di dieci visioni diverse, accomunate dall’idea che il vestire possa raccontare non soltanto il presente, ma anche i suoi possibili sviluppi.

Tra i designer figura Alessandro Bonasi, autore di “What's Hidden Behind a Pleat”, dove torsioni, drappeggi e tagli asimmetrici modificano la sagoma e fanno emergere funzioni inattese. Alice Altea Molteni, con “MªTTO”, guarda invece all’Italia degli anni Sessanta e all’immaginario di Pino Pascali, combinando ironia, lavorazioni manuali, perline dall’aspetto pixelato e accenti rosa.

Antonio Rotolo ha presentato “Prima che la materia ceda”, una riflessione sull’attrazione tra elementi opposti, mentre Benedetta Battaglia, con “Nature's Half Life”, ha esplorato le conseguenze di una frattura attraverso forme organiche, memoria e imperfezione. “Ancora cinque minuti” di Giulia Travaglini nasce da una sensazione di attesa e sospensione, costruita con superfici segnate e materiali dalla doppia natura fluida e consistente.


Contrasti e trasformazioni in passerella

Con “L'Appuntamento”, Gongyi Guo mette in relazione struttura e gesto, disciplina e impulso, trasformando il conflitto interiore in un equilibrio visivo. Matilde Gonella, in “I gesti che non abiti”, contrappone l’ordine dell’ambiente domestico alla libertà personale, usando forme controllate e dettagli capaci di alterarne la lettura.

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Sara Madella firma “Fare e disfare”, un progetto che prende spunto dal ready-made e dal decostruttivismo per dividere e ricomporre gli oggetti di uso quotidiano. Tagli, pieghe e irregolarità fanno dell’abito un’opera in divenire, legata ai concetti di costruzione e ricordo.

La musica diventa invece materia visiva in “Esonia” di Sofia Jessome: ritmo, suono e stati emotivi vengono tradotti in superfici, volumi e movimento. Il percorso attraversa il confine tra disordine e armonia, collegando nostalgia, memoria e percezione.

Chiude la selezione “Le Paradis Surréaliste” di Ziming Quan, che fonde riferimenti al futuro immaginato negli anni Sessanta, piegature ispirate all’origami e suggestioni fantastiche. Geometrie, figure animali e una gamma cromatica dominata dal bianco e dal nero costruiscono un paesaggio sospeso tra precisione e sogno.


La rete di collaborazioni del progetto

DYSFLEXION si è sviluppato anche grazie al contributo di diversi partner. L’Oréal Italia ha seguito la preparazione dei look con L’Oréal Professionnel per le acconciature e con la Divisione Lusso per il trucco, mentre Great Lengths ha curato lo styling legato alle extension.

Nel progetto sono coinvolti anche Amal Embroideries, impegnata in un percorso di alta formazione dedicato al ricamo, e Bonaudo, che ha collaborato alla ricerca e alla sperimentazione sulle lavorazioni in pelle. L’evento si inserisce nel percorso di Istituto Marangoni, realtà fondata nel 1935 e oggi presente, oltre che a Milano, in città come Firenze, Parigi, Londra, Mumbai, Shanghai, Dubai e Riyadh.

Nel corso degli anni l’istituto ha formato professionisti come Domenico Dolce, Alessandro Sartori, Gilda Ambrosio, Julie de Libran, Dario Vitale, Francesca Nicoletti e Rahul Mishra. La sfilata di Palazzo Turati porta avanti questa tradizione concentrandosi però sulle ricerche della nuova generazione e sul modo in cui gli studenti stanno ridefinendo il linguaggio della moda.

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