Digger, Tom Cruise contro il pianeta: il film che spacca la critica
La Warner Bros.
ha scelto di non attenuare il rumore intorno a Digger. Insieme a Legendary ha trasformato le recensioni contrastanti in parte della campagna promozionale, presentando il film come un’opera destinata a creare una frattura tra gli spettatori.
Anche il protagonista sembra alimentare questa lettura: in un passaggio della storia sostiene che molti temano di pronunciare ciò che pensano davvero, indipendentemente dal contenuto della verità. Una battuta che la distribuzione ha inserito nella pubblicità per sottolineare il carattere controverso del progetto.
La satira prende di mira anche se stessa
Il film contiene una svolta che arriva alla fine del primo atto e che è meglio non anticipare. Si può però dire che Alejandro G. Iñárritu infrange la quarta parete e porta Digger a riflettere sulla propria natura di spettacolo cinematografico.
Il regista aveva già lavorato su questo terreno con Birdman, dove Michael Keaton interpretava un ex protagonista di film sui supereroi alle prese con una nuova vita a Broadway. Qui il bersaglio sembra essere anche Tom Cruise: il personaggio continua a mettersi in scena mentre il mondo gli crolla attorno. Per Amy Nicholson, sul Los Angeles Times, si tratta della scelta più rischiosa compiuta dall’attore da molto tempo; per i detrattori, invece, regista e interprete finiscono per celebrarsi a vicenda.
Cruise cambia volto e ruolo
Per quasi quarant’anni Tom Cruise ha incarnato l’eroe capace di salvare tutti, spesso sospeso su un aereo o aggrappato a un edificio. Dopo la pandemia, con Top Gun: Maverick, una parte del pubblico gli ha attribuito anche il merito di aver riportato gli spettatori nelle sale.
In Digger quella stessa immagine viene capovolta. L’attore veste i panni di Digger Rockwell, magnate texano del petrolio, egocentrico e ossessionato dalla propria gatta anziana. Il personaggio, nascosto sotto il trucco e un grande cappello, ha spinto le trivellazioni oltre ogni limite e ora deve fare i conti con una catastrofe che lui stesso ha contribuito a provocare.
Accanto a lui compaiono un presidente statunitense malato e poco lucido, interpretato da John Goodman, e la sorellastra a capo di una società ecologista, affidata a Sandra Hüller. Riz Ahmed interpreta invece lo scienziato del clima che decide di opporsi al proprio superiore. La fotografia di Emmanuel Lubezki immerge quasi tutti in tonalità grigie e spente, con un’unica eccezione: Digger.
Un verdetto che spacca i numeri
La distanza tra i giudizi è evidente anche nelle valutazioni aggregate. Rotten Tomatoes registra soltanto una maggioranza risicata di recensioni positive, mentre Metacritic assegna al film 44 punti su 100.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Per Cruise è la prima bocciatura cinematografica dopo nove anni; per Iñárritu rappresenta il primo film accolto negativamente dalla critica. Peter Bradshaw, sul Guardian, lo ha definito «il film più deludente dell’anno», contestando anche il rendimento di interpreti che normalmente considera di grande livello. L’Evening Standard ha invece elogiato Cruise, giudicandolo efficace come non accadeva dai tempi di Magnolia. IndieWire ha spinto l’ironia ancora più avanti, indicando nel gatto animatronico con un occhio solo la presenza più credibile dell’intera pellicola.
Predica o accusa collettiva
Nella prima parte, Digger richiama il modello di Il dottor Stranamore aggiornato all’emergenza climatica. Per molti recensori, tuttavia, questa impostazione appare datata e incapace di suscitare risate. Il protagonista non viene quasi mai reso più comprensibile o meno sgradevole, una scelta che alcuni hanno interpretato come il segno di un film costruito per impartire una lezione.
Variety ha accusato Iñárritu di presentare la propria tesi come una verità incontestabile, mentre altri commentatori gli rimproverano di spiegare ogni passaggio senza lasciare abbastanza spazio a chi guarda. RogerEbert ha riconosciuto il tentativo di prendere le distanze dalle satire autoreferenziali alla Don't Look Up, ma ha ritenuto che il risultato finisca per apparire altrettanto inconsistente. The Wrap ha osservato che i miliardari del film pagano un prezzo troppo basso e che quelli davvero favoriti sono i finanziatori dell’opera, pronti a ridere dei ricchi cattivi finché quella risata non diventa pericolosa.
La lettura opposta considera invece Digger un attacco diretto alla ricchezza smisurata e al sistema che la protegge. The Playlist sostiene che Iñárritu coinvolga nella critica anche il cinema stesso: la rovina ambientale viene infatti trasformata in un grande spettacolo guidato da una delle star più potenti di Hollywood.
Il monologo divide ancora
Il momento più apprezzato, anche da chi ha respinto il film, è un discorso di dieci minuti davanti ai parlamentari europei. Digger riconosce le proprie responsabilità, ma tenta nello stesso tempo di distribuire la colpa sull’intera società.
Per Deadline è proprio questo il cuore dell’opera: il disastro non appartiene soltanto al miliardario, ma riguarda tutti. I critici più severi vi leggono invece un modo per diluire la responsabilità del protagonista fino a renderla quasi indistinguibile da quella degli altri.
Digger arriverà nei cinema il 2 ottobre. La satira di Iñárritu resta così sospesa tra due interpretazioni inconciliabili: chiamata collettiva a riconoscere le proprie complicità oppure sermone ambizioso che finisce per assolvere, almeno in parte, chi ha provocato la catastrofe.
Continua a leggere
X Factor 2026, Giorgia e Alex Baroni: il momento più intenso ai Bootcamp
La competizione si fa più dura, ma l’esibizione sulle note di Alex Baroni regala a Giorgia e Stefano Camuffo una scena di forte emozione
Refn sfida l’algoritmo: «Il cinema deve tornare pericoloso
Il regista danese presenta Her Private Hell, riflette sulla creatività dopo un grave intervento e annuncia i prossimi progetti tra horror e commedia.
Balenciaga, la couture diventa un ecosistema: il debutto di Piccioli
A Parigi, Pierpaolo Piccioli porta nella collezione Estate 27 l’idea di una maison viva, tra arte, artigianato e tecniche dell’alta moda
Alba Sgarbi, il matrimonio annunciato e quella paternità arrivata tardi
La figlia di Vittorio Sgarbi vive lontano dall’esposizione pubblica: dalla crescita in Albania al riconoscimento giudiziario del 2011.