Denise Pipitone, il mistero non si chiude: la nuova docu-serie
Quattro episodi riaprono il racconto della scomparsa di Mazara del Vallo attraverso testimonianze, piste investigative e domande ancora senza risposta.
Ventidue anni dopo la scomparsa di Denise Pipitone, il caso resta privo di una verità giudiziaria definitiva. La bambina, che aveva quasi quattro anni, sparì il primo settembre 2004 nei pressi della casa di famiglia a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Da allora segnalazioni, intercettazioni, indagini e processi non hanno chiarito che cosa le sia accaduto.
A riportare la vicenda al centro dell’attenzione è la docu-serie “Troviamo Denise - Storia di una bambina scomparsa”, composta da quattro episodi della durata di 40 minuti. Il programma sarà trasmesso da stasera alle 21.15 su Sky Crime e Sky Documentaries e sarà disponibile anche su NOW.
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Una scomparsa senza risposta
Quel giorno Denise stava giocando all’aperto con alcuni cuginetti. La madre Piera Maggio era assente perché impegnata in un corso e la bambina era affidata alla nonna materna. L’ultima volta fu notata intorno alle 11.45, vicino al cancello dell’abitazione di una zia: dopo quel momento, di lei non si ebbero più notizie.
Le ricerche partirono subito e si concentrarono anche sulle persone vicine alla famiglia, oltre che sui contrasti nati dall’intreccio sentimentale all’origine della vicenda. Denise era nata il 26 ottobre 2000 dalla relazione tra Piera Maggio e Piero Pulizzi, ma all’anagrafe portava il cognome di Tony Pipitone, marito della madre e figura paterna che l’aveva cresciuta. Pulizzi era stato sposato con Anna Corona, madre di Jessica e Alice.
Le piste finite nei processi
Jessica Pulizzi, allora diciassettenne, fu accusata del sequestro della bambina. Nel procedimento furono esaminate anche alcune intercettazioni, tra cui una frase pronunciata durante un dialogo con la sorella Alice e interpretata dagli investigatori come un possibile riferimento a Denise. Il suo significato, tuttavia, venne contestato in aula e gli elementi raccolti non furono ritenuti sufficienti a dimostrare la responsabilità.
Pulizzi fu assolta nel 2013 e la decisione venne confermata nei successivi gradi di giudizio, fino alla Cassazione. Anche Anna Corona, finita inizialmente sotto esame, non è stata condannata: nel dicembre 2021 il giudice per le indagini preliminari di Marsala archiviò il procedimento che la riguardava insieme a quello relativo agli altri indagati.
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Le segnalazioni hanno riacceso la speranza
Tra le ipotesi più discusse ci fu quella nata da un filmato registrato a Milano nell’ottobre 2004. Una guardia giurata aveva ripreso una bambina che gli ricordava Denise, insieme a una donna e ad altre persone. Nel video la piccola veniva chiamata “Danas”, ma nessun accertamento riuscì a confermare che fosse davvero la bambina scomparsa.
Nel 2021 una nuova attenzione mediatica fu provocata dalla storia di Olesya Rostova, giovane alla ricerca della propria famiglia che sosteneva di essere stata rapita da piccola. L’ipotesi di una possibile identità con Denise venne però esclusa dagli esami sul gruppo sanguigno. La Procura di Marsala riaprì nello stesso periodo il fascicolo, senza arrivare a una conclusione definitiva.
Il racconto della docu-serie
Il giornalista Marco Maisano ricostruisce la sequenza delle indagini, riprende le piste seguite nel tempo e si sofferma sui punti rimasti irrisolti. Nel programma trovano spazio anche le testimonianze dirette di Piera Maggio e di Anna Corona, che torna a esporre la propria versione dopo più di vent’anni.
“Ho scelto di occuparmi di questo caso perché non riesco ad accettare l’idea che nessuno abbia visto nulla. Non è possibile: qualcuno sa”, afferma Maisano. La docu-serie prova così a rimettere in ordine una storia segnata da attese, svolte investigative e delusioni, mentre Piera Maggio continua a chiedere di conoscere la sorte della figlia.
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