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Lifestyle 2 min di lettura55 min fa

Dariya Derkach, l’oro dopo Kiev: il podio che racconta una vita

Dall’infanzia in Campania alla famiglia rimasta sotto le bombe, il percorso della triplista italiana culminato con il titolo europeo a 33 anni

Il momento più intenso della vittoria di Dariya Derkach non è stato soltanto quello legato alla medaglia d’oro. Sul podio, mentre risuonava l’inno di Mameli, l’atleta ha portato con sé una storia fatta di radici ucraine, vita italiana, sacrifici familiari e anni di battaglie contro gli infortuni.

A 33 anni, la triplista ha raggiunto la consacrazione europea dopo un percorso lungo e complesso. La sua vicenda è particolarmente significativa anche per il legame mai interrotto con i parenti rimasti a Kiev, costretti a vivere l’esperienza della guerra lontano da lei.

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L’oro arrivato dopo tre operazioni

Derkach ha scelto l’Italia come Paese d’appartenenza e qui ha costruito la propria carriera sportiva. Il salto triplo, disciplina molto impegnativa per tendini e articolazioni, le ha imposto un prezzo altissimo: nel giro di un solo anno l’atleta è stata sottoposta a tre interventi chirurgici.

Nonostante gli ostacoli fisici, ha continuato a inseguire il risultato più importante. La medaglia conquistata ai Campionati europei rappresenta così il punto più alto di una carriera sviluppata tra allenamenti, recuperi e continui tentativi di tornare competitiva.


L’infanzia italiana e il sogno atletico

La sua infanzia si è svolta in Campania, dove ha vissuto esperienze quotidiane che l’hanno legata profondamente all’Italia: la pizza, la mozzarella, la tombola natalizia e la vita con i compagni di scuola. A volte, però, il suo aspetto la faceva sentire diversa: bionda e con gli occhi azzurri, veniva chiamata “la straniera”.

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Derkach, invece, si è sempre percepita come italiana. Da adolescente non pensava al cinema, anche se a 15 anni partecipò come comparsa a un film con Raoul Bova. Il suo obiettivo era un altro: diventare un’atleta e seguire le orme della madre, anche lei triplista e alle prese con problemi ai tendini.


Una famiglia divisa dalla guerra

Dietro la crescita sportiva di Dariya c’è anche il lavoro della madre, che per sostenere la figlia arrivò a fare le pulizie. I genitori erano spesso fuori casa per motivi professionali, mentre la giovane imparava a coltivare con determinazione il proprio progetto agonistico.

Oggi il successo ha un significato ancora più forte perché una parte della famiglia è rimasta a Kiev, sotto le bombe. La celebrazione dell’oro europeo e l’inno italiano ascoltato sul podio hanno finito per unire simbolicamente il Paese scelto da Dariya e le origini alle quali continua a essere legata.

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