Da Jennifer Lopez a Elle Woods: gli abiti che hanno riscritto il cinema romantico
Dai vestiti diventati simbolo di un’epoca ai dettagli rimasti nascosti per anni: così il guardaroba delle commedie sentimentali continua a influenzare la moda.
Un abito color pesca scelto da Jennifer Lopez dopo numerose prove, un vestito verde diventato introvabile e il rosa usato come dichiarazione di personalità: il cinema sentimentale tra gli anni Novanta e i primi Duemila ha lasciato in eredità molto più di qualche scena memorabile. Dietro quei costumi si nascondono scelte inattese, capi acquistati nei normali negozi e perfino abiti arrivati direttamente dagli armadi delle attrici.
Il gala di Jennifer Lopez
Per la scena della festa in Un amore a cinque stelle, Albert Wolsky cercava un abito capace di evocare una fiaba senza trasformare il personaggio in una principessa. La scelta non fu immediata: al termine di una giornata di riprese, Jennifer Lopez provò davanti alla macchina da presa dieci modelli diversi. Dopo una prima selezione, rimasero in gara soltanto due o tre vestiti.
Fu l’attrice a indicare quello definitivo: un modello d’archivio color pesca firmato Bob Mackie, completato da gioielli Harry Winston. Lopez aveva seguito con attenzione anche la realizzazione delle divise da cameriera, chiedendo che risultassero particolarmente aderenti, perché considerava il ruolo molto importante.
Elle Woods veste la sua evoluzione
Il guardaroba di Elle Woods, protagonista di La rivincita delle bionde, non serviva soltanto a costruire un’immagine riconoscibile. Sophie de Rakoff lo utilizzò per raccontare i cambiamenti interiori della ragazza, trasformando colori, tagli e abbinamenti in una sorta di percorso psicologico.
All’inizio dominavano tonalità vivaci, legate alla vita nella confraternita Delta Nu. Durante i primi giorni ad Harvard, Elle cercava invece di adattarsi all’ambiente circostante. La ritrovata sicurezza coincide con il ritorno ai completi interamente rosa indossati in aula: una scelta che rivendica l’idea che femminilità e intelligenza possano convivere senza contraddirsi.
Quando l’abito diventa una gag
In Miss Detective, il vestito aderente di Hervé Leger avrebbe dovuto rendere Gracie Hart sensuale, ma Sandra Bullock ha spiegato che la scena funzionava proprio perché l’effetto era comico. Per riuscire a indossarlo, l’attrice dovette ricorrere a due guaine e a imbottiture collocate in punti strategici, che con il caldo tendevano a spostarsi.
La costumista Susie de Santo ha ricordato che furono valutate cinque o sei alternative prima di arrivare al modello lavanda. Il rosa venne escluso perché Gracie, nei panni di un’agente dell’FBI, non avrebbe mai scelto spontaneamente una tonalità del genere. «Doveva essere qualcosa che Gracie non avrebbe mai preso in considerazione», ha spiegato de Santo parlando del costume, diventato però uno degli elementi più riconoscibili del film.
Il minimalismo di Notting Hill
Nel caso di Notting Hill, il fascino dei costumi nasceva soprattutto dalla semplicità. Shuna Harwood, premiata con l’Oscar, costruì per Anna Scott un’eleganza essenziale, coerente con le tendenze di fine anni Novanta e ancora oggi molto imitata.
L’abbigliamento della dichiarazione d’amore a William aveva però un’origine particolare. Julia Roberts, insoddisfatta della proposta iniziale, fece recuperare dalla propria abitazione un cardigan, una maglietta, una gonna e un paio di infradito. Furono proprio quei capi personali a completare la scena più importante della storia d’amore.
Un vestito verde da ritrovare
Amori e incantesimi ha riportato l’attenzione sui costumi indossati da Nicole Kidman e Sandra Bullock, anche grazie al nuovo capitolo arrivato nelle sale. Nel film del 1998, Gillian si distingue dalle zie, associate a gonne lunghe e abiti dall’atmosfera gotica, con pantaloni aderenti, bustini e minidress molto corti.
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Tra i capi più ricordati c’è il vestito in velluto verde con cui il personaggio cerca di conquistare il poliziotto interpretato da Aidan Quinn. Monah Li ne aveva ideato il modello, mentre la costumista Judianna Makovsky lo aveva acquistato da Fred Segal e poi modificato in parte. La designer ha raccontato di aver scoperto soltanto un anno fa, attraverso Reddit, che il suo abito era stato utilizzato nel film.
Il rinnovato interesse della Generazione Z per la pellicola potrebbe riportare il vestito alla sua forma originale. Li ha infatti manifestato l’intenzione di recuperare il tessuto del capo per realizzare una nuova versione del minidress di Gillian.
Il completo giallo che tutti ricordano
Il guardaroba di Cher Horowitz, protagonista di Ragazze a Beverly Hills, è pieno di abbinamenti diventati simbolici. Tra questi spicca il completo giallo canarino indossato per andare a lezione, uno dei costumi che più rapidamente si sono fissati nella memoria del pubblico.
Mona May dovette lavorare con risorse limitate e acquistò in negozio, a prezzo pieno, soltanto pochi capi. Il completo attribuito per anni a Dolce & Gabbana era in realtà di Jean Paul Gaultier; la confusione nacque probabilmente dalla somiglianza con un modello realizzato nel 1994 dalla griffe italiana, caratterizzato però da bordi rossi.
L’omaggio nato su Pinterest
A riportare questi abiti sotto i riflettori è stato anche il guardaroba scelto da Lili Reinhart per accompagnare l’uscita de Il teorema dell’amore, commedia tratta dal romanzo di Ali Hazelwood in cui interpreta Olive Smith. Insieme al suo stylist Ib Abdel Nasser, l’attrice ha costruito un percorso ispirato alle commedie sentimentali che hanno segnato la sua formazione.
L’idea è partita da una bacheca Pinterest chiamata “Rom-Com Baddie”, pensata per raccogliere riferimenti d’epoca e atmosfere legate agli anni Novanta e ai primi Duemila. Alcuni vestiti originali sono stati recuperati, mentre altri sono stati rifatti in atelier.
Tra le ricostruzioni più note c’è quella del celebre abito verde indossato da Keira Knightley in Espiazione. Il modello originale, firmato Tory Burch, era stato venduto all’asta per beneficenza dalla stessa attrice; nel 2025 la stilista lo ha ricreato per Vogue World. Il risultato conferma quanto quelle scelte di costume, nate oltre vent’anni fa, continuino a funzionare anche nel presente.
Il ritorno di questi riferimenti non dipende soltanto dalla nostalgia. Prima degli smartphone era molto più difficile individuare il marchio di un abito visto sul grande schermo: servivano pazienza, ricerche e una buona dose di intuito. Oggi bastano pochi passaggi per rintracciare un modello, verificarne la disponibilità o cercarne una versione usata, ma il fascino di quei costumi resta legato anche ai retroscena che per anni sono rimasti sconosciuti.
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