Crepacuore, il cuore può fermarsi davvero: cosa accade e quando si guarisce
La sindrome di Takotsubo può comparire dopo uno shock, una malattia o persino una gioia improvvisa: i sintomi imitano l’infarto, ma spesso il cuore recupera.
La sindrome di Takotsubo tende nella maggior parte dei casi a regredire, ma non è un disturbo da sottovalutare. Dopo la fase acuta, il cuore può tornare a funzionare normalmente nell’arco di pochi giorni o settimane; tuttavia, tra il 5 e il 10 per cento dei pazienti rischia di affrontare un nuovo episodio negli anni successivi.
Il recupero non elimina ogni rischio
Durante l’attacco possono comparire insufficienza cardiaca, pressione molto bassa, aritmie e, nelle situazioni più gravi, shock cardiogeno. Alcune persone devono essere assistite in terapia intensiva e ricevere un sostegno temporaneo alla circolazione.
Le cure vengono stabilite in base alle condizioni cliniche: possono comprendere farmaci destinati allo scompenso, trattamenti contro le aritmie e anticoagulanti quando esiste la possibilità che si formino trombi. L’effettivo ritorno alla normalità viene verificato con un ecocardiogramma, mentre dopo la dimissione è necessario un controllo cardiologico, anche considerando la possibilità di una recidiva.
Dolore al petto, un allarme reale
Il quadro può iniziare con una fitta o un peso toracico, fiato corto, sudorazione, nausea, palpitazioni e marcata debolezza. Nei casi più severi si può arrivare alla perdita di coscienza. La presentazione clinica, come osserva Marco Metra, direttore di Cardiologia all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Professore Ordinario di Cardiologia all’Università di Brescia, può essere praticamente indistinguibile da quella di un infarto.
Anche il tracciato elettrocardiografico può mostrare anomalie e gli esami possono rilevare un aumento della troponina, indicatore di un danno al muscolo cardiaco. Il fatto che i sintomi siano iniziati dopo un lutto o una notizia sconvolgente non consente quindi di attribuirli automaticamente allo stress: in presenza di dolore toracico bisogna rivolgersi subito al pronto soccorso.
La coronarografia chiarisce il dubbio
Il primo inquadramento comprende elettrocardiogramma, analisi del sangue ed ecocardiogramma. Quest’ultimo permette di osservare il movimento del ventricolo sinistro e di individuare l’alterazione tipica della sindrome.
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Se gli elementi raccolti fanno pensare a una sindrome coronarica acuta, il passaggio decisivo è la coronarografia. L’esame mostra le arterie del cuore e permette di capire se esistono ostruzioni sufficienti a spiegare il problema. Nella Takotsubo, di norma, non emerge una malattia coronarica ostruttiva; in alcuni casi la risonanza magnetica cardiaca completa il confronto con altre patologie del muscolo cardiaco. Anche le Linee guida AIOM di Cardioncologia includono questa condizione tra quelle che possono simulare un infarto e indicano la necessità di escludere un’ostruzione coronarica.
La scarica di adrenalina modifica il cuore
La Takotsubo, nota anche come cardiomiopatia da stress o sindrome del cuore spezzato, nasce da una risposta eccessiva del sistema simpatico-adrenergico. In una situazione di forte allarme, le ghiandole surrenali liberano adrenalina e noradrenalina, mentre le terminazioni nervose simpatiche contribuiscono a innalzare ulteriormente la quantità di queste sostanze.
«La sindrome Takotsubo è dovuta alla risposta del cuore a un'esposizione a una quantità molto elevata di catecolamine», ha spiegato Metra. La stimolazione può compromettere temporaneamente la capacità del cuore di contrarsi. Nella forma classica, l’apice del ventricolo sinistro si dilata e resta quasi immobile, mentre la parte basale continua a contrarsi con forza: la sagoma ricorda il recipiente giapponese chiamato takotsubo, usato per pescare i polpi.
Non soltanto lutti e paura
Un decesso, una separazione, uno spavento o una notizia devastante possono precedere l’episodio, ma non sono gli unici fattori coinvolti. La stessa reazione può essere associata a uno stress fisico provocato da un ictus cerebrale, da una neoplasia o da un intervento chirurgico.
L’emozione scatenante, inoltre, non deve essere necessariamente negativa. Una gioia improvvisa o un evento particolarmente felice possono produrre una risposta simile: è il fenomeno definito «sindrome del cuore felice». Il punto centrale non è dunque il tipo di sentimento, ma la sua intensità e l’impatto che lo stress esercita sull’organismo.
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