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Lifestyle 4 min di lettura3 ore fa

Covid, cosa cambia con le nuove varianti: sintomi e regole da seguire

XFG è oggi la variante più diffusa in Europa, mentre i contagi risalgono senza indicare, per ora, un ritorno alle grandi emergenze sanitarie.

Le varianti attualmente osservate non stanno mostrando, sulla base delle informazioni disponibili, segnali di maggiore gravità rispetto ai ceppi precedenti. Il virus, tuttavia, continua a circolare e una nuova crescita dei contagi merita attenzione soprattutto per tutelare anziani, persone immunodepresse e soggetti fragili.

Per chi risulta positivo non è più previsto l’isolamento obbligatorio in Italia. Restano però valide alcune precauzioni: evitare i contatti ravvicinati con le persone più vulnerabili, restare a casa in presenza di sintomi, curare l’igiene delle mani e utilizzare una mascherina chirurgica o FFP2 quando si sta vicino ad altre persone.


Le nuove varianti non indicano un’emergenza

Il quadro genetico continua a essere guidato dalla famiglia Omicron. XFG rappresentava il 29% delle sequenze raccolte nel mondo nella settimana conclusa il 26 luglio e ha raggiunto il 49% nel periodo terminato il 23 agosto, secondo le rilevazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

L’ECDC, nell’analisi pubblicata il 25 settembre, segnala XFG come prevalente nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo. Restano presenti anche NB.1.8.1 e BA.3.2. Nessuna delle varianti sotto osservazione dell’agenzia è stata inserita tra quelle di preoccupazione e, per XFG, non risultano prove di un incremento della severità della malattia, della trasmissibilità o della capacità di eludere le difese immunitarie rispetto al riferimento usato per le valutazioni.

In Italia l’evoluzione del virus viene seguita dalla rete coordinata dall’Istituto superiore di sanità attraverso la piattaforma nazionale I-Co-Gen. I laboratori regionali vi depositano le sequenze, permettendo di individuare eventuali cambiamenti rilevanti per la salute pubblica.


I sintomi restano molto variabili

Non emerge, con le varianti oggi in circolazione, una nuova sindrome specifica. Febbre, tosse, irritazione alla gola, naso chiuso e stanchezza continuano a essere tra i disturbi più comuni, ma l’infezione può presentarsi anche con manifestazioni digestive oppure senza sintomi evidenti.

Fabrizio Pregliasco, professore associato del Dipartimento di Scienze biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario aziendale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano, ha definito il Covid-19 «particolarmente variabile», spiegando che può assumere forme «respiratorie, sistemiche o gastrointestinali» e risultare anche «molto lieve o asintomatica». L’età influisce sulla risposta dell’organismo: neonati, bambini, adulti e anziani possono avere manifestazioni molto differenti.

Nei più piccoli, soprattutto nei neonati, le infezioni respiratorie possono associarsi a bronchiolite e difficoltà nel respirare. Un adulto in buone condizioni di salute, invece, nella maggior parte dei casi può affrontare la malattia a domicilio. Negli anziani, l’assenza di febbre elevata non basta a escludere un peggioramento, perciò occorre osservare con attenzione l’andamento generale.

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I numeri italiani vanno letti con cautela

In Italia la settimana dal 7 al 13 settembre ha fatto registrare 128 nuove diagnosi, 74 delle quali in Lombardia. Il dato segnala una ripresa, ma deve essere interpretato tenendo conto del ricorso molto più limitato ai tamponi e della riduzione delle notifiche rispetto agli anni dell’emergenza.

Le cifre ufficiali, quindi, non restituiscono l’intera circolazione del virus. Anche a livello internazionale la fotografia è incompleta: tra il 10 agosto e il 6 settembre 2026, 57 paesi hanno comunicato 69.575 nuovi casi, mentre nel periodo precedente erano stati 47.506. In 30 paesi di Americhe, Europa e Sud-est asiatico l’aumento delle segnalazioni ha superato il 10%.

L’OMS ha comunque descritto la positività globale come «stabile e bassa» nell’aggiornamento del 23 settembre, riferito alla settimana conclusa il 13 settembre. La crescita dei casi, pertanto, non equivale a una nuova ondata paragonabile a quelle della pandemia: oltre all’immunità più diffusa nella popolazione, oggi molti contagi non vengono individuati.


Anche la Francia registra una risalita

Un andamento crescente è stato osservato anche in Francia. Tra il 14 e il 20 settembre le visite dai medici di medicina generale attribuite al Covid sono aumentate del 76% rispetto ai sette giorni precedenti, coinvolgendo tutte le fasce d’età secondo i dati di Santé publique France.

Antoine Flahault, epidemiologo e professore di Sanità pubblica all’Université Paris Cité, ha riferito che la tendenza appare visibile anche negli accessi ai pronto soccorso e nelle consultazioni mediche. Il fenomeno, ha spiegato, è riscontrabile in più aree, tra Europa, Stati Uniti e Asia, ma non viene associato a un ritorno alle condizioni delle grandi fasi pandemiche.


Quando contattare il medico

Chi appartiene a una categoria fragile o ha difese immunitarie ridotte dovrebbe rivolgersi al proprio medico anche per valutare tempestivamente i sintomi. Un consulto è indicato inoltre se i disturbi persistono oltre tre giorni o se le condizioni peggiorano.

In caso di febbre, tosse o problemi respiratori, il ministero della Salute raccomanda di contattare telefonicamente il medico di famiglia, il pediatra o il servizio di continuità assistenziale. I numeri di emergenza vanno utilizzati quando la situazione presenta una reale urgenza.

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