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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Comaneci, il 10 che non entrava sul tabellone: poi la fuga

A Trento la campionessa rumena ha ripercorso il voto perfetto di Montreal, la pressione del regime e la fuga del 1989, accompagnata da Jury Chechi.

Il pubblico del Teatro Sociale di Trento ha rivissuto uno dei fotogrammi più celebri dello sport: Nadia Comaneci alle parallele asimmetriche, protagonista del primo 10 olimpico della ginnastica. Cinquant’anni dopo i Giochi di Montreal, la campionessa ha raccontato quel momento e le prove affrontate lontano dalla pedana, in un incontro condotto da Jury Chechi al Festival dello Sport.


Quel voto mandò in crisi il tabellone

Comaneci, oggi cittadina statunitense, ha spiegato di non aver controllato subito il punteggio. Aveva la sensazione di aver eseguito bene l’esercizio, ma non immaginava un risultato mai assegnato prima. A farle capire la portata dell’impresa fu il boato dell’arena: una compagna le suggerì che poteva essere arrivato il 10.

«Non guardai subito il tabellone. Pensavo soltanto di aver fatto bene», ha ricordato. Il sistema elettronico, però, non era predisposto per mostrare quella valutazione. La ginnasta, che allora non aveva ancora compiuto 15 anni, avrebbe ottenuto altri sei 10, oltre a tre ori olimpici.


Più del voto contava il suo tocco

Per la campionessa, quell’esercizio non fu memorabile soltanto per la precisione tecnica. Comaneci ritiene di aver inserito un elemento personale, una soluzione originale eseguita comunque nel rispetto delle regole dell’epoca. Proprio quell’interpretazione, secondo il suo racconto, trasformò una prova molto difficile in qualcosa di irripetibile.

Il messaggio rivolto ai giovani atleti è però lontano dall’idea di una perfezione permanente. «Non ho preso sempre 10 nella vita: sono caduta e mi sono rialzata», ha detto. La ginnastica le ha insegnato a riconoscere le proprie qualità, a curare i dettagli e a cercare gesti capaci di distinguersi: uno degli elementi creati da lei porta ancora oggi il suo nome.

Comaneci ha anche ricordato l’inizio del percorso sportivo. Da bambina aveva un’energia incontenibile e fu la madre a portarla in palestra; lì venne notata da Bela Karolyi e dalla moglie. Per lei la ginnastica rappresenta una base formativa: insegna fatica, relazione con gli altri e disciplina, valori utili anche nella vita adulta.


La crescita rese tutto più difficile

Dopo la fuga di Karolyi negli Stati Uniti, nel 1980, la situazione della ginnasta cambiò profondamente. Comaneci aveva già vinto a Montreal e a Mosca, ma il regime di Nicolae Ceausescu aumentò il controllo sui suoi spostamenti. I privilegi ottenuti grazie ai successi le avevano permesso di viaggiare, mentre per molti coetanei rumeni attraversare il confine era impossibile; in seguito, anche per lei, muoversi divenne complicato.

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Intanto il corpo stava cambiando rapidamente: in due anni crebbe di 17 centimetri e fu costretta ad adattare la tecnica senza avere strumenti adeguati per affrontare quella trasformazione. In quell’epoca, ha osservato, ansia e salute mentale non venivano considerate. Ha citato Simone Biles come esempio di un approccio diverso: fermarsi quando si sta male e poi tornare in gara.


La fuga attraverso Ungheria e Austria

Nel 1989 Comaneci decise di lasciare la Romania, poche settimane prima della caduta del Muro di Berlino. Non sapeva che il sistema politico sarebbe crollato da lì a breve, ma sentiva di non avere più prospettive. Il viaggio fu rischioso e la ginnasta rimase per un periodo bloccata in Ungheria, prima di passare dall’Austria e raggiungere gli Stati Uniti.

«Ci dissero: “Se sentite dei rumori non correte perché sparano”», ha raccontato parlando di quei giorni. La polizia convocò i suoi familiari in Romania e, dopo 10 giorni, iniziò la rivoluzione. Negli Stati Uniti Comaneci avrebbe poi sposato Bart Conner, anche lui campione olimpico di ginnastica.


Una lezione oltre le medaglie

Sul palco, Jury Chechi ha scherzato sui 17 centimetri di crescita che ancora aspetterebbe dalla campionessa, mentre i due si sono presentati con soprannomi legati alle rispettive imprese: il Signore degli anelli e la Leggenda. Alla fine dell’incontro, Comaneci è stata salutata anche dalla comunità rumena del Trentino-Alto Adige, che ha ricordato le Olimpiadi viste da bambini sulle televisioni in bianco e nero.

La ginnasta ha definito lo sport una forma di connessione capace di superare le lingue e la competizione. Per Chechi, la passione rende accettabili sacrifici e difficoltà; Conner ha invece indicato nel lavoro serio e nell’ispirazione il lascito più importante, ben oltre il numero delle medaglie.

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