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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Claudia Mancinelli racconta Parigi e la lezione della ritmica

Nel libro Oltre il talento, l’allenatrice ripercorre la carriera e il rapporto con Sofia Raffaeli e Milena Baldassarri

Claudia Mancinelli ha raccontato nel libro Oltre il talento la propria esperienza nella ginnastica ritmica e il lavoro accanto alle atlete. Il volume, pubblicato da Limina in 208 pagine, ripercorre anche il percorso che l’ha portata alle Olimpiadi di Parigi 2024.

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La medaglia e il legame con le atlete

A 41 anni Mancinelli è ancora alla guida delle ginnaste della Federazione Ginnastica d’Italia nell’Accademia federale di Roma. Allena le migliori promesse italiane e continua a preparare un gruppo internazionale con l’obiettivo di tornare ai Giochi olimpici.

Con Sofia Raffaeli e Milena Baldassarri mantiene un rapporto che va oltre le gare. Le sente, si informa sulle loro condizioni e considera ancora importante il ruolo di riferimento costruito durante gli anni di lavoro condiviso. Raffaeli, intanto, ha già ottenuto la qualificazione per Los Angeles 2028.

La medaglia conquistata da Raffaeli a Parigi ha avuto un significato particolare: è stata la prima individuale olimpica italiana nella storia della ginnastica ritmica. Mancinelli ha ricordato la tensione di quei giorni e il pianto liberatorio lasciato emergere alla vigilia, quando la pressione accumulata è diventata troppo forte per essere trattenuta.

«Il valore della medaglia sta tutto nello sforzo per conquistarla», ha spiegato parlando del risultato. Per l’allenatrice, il riconoscimento finale conta meno del percorso necessario per arrivarci.


Il ricorso durante la gara

A Parigi la sua reazione davanti alla valutazione assegnata a Raffaeli è diventata una delle immagini più commentate. Mancinelli presentò un ricorso alla giuria, convinta che il punteggio non riflettesse quanto mostrato dall’atleta.

Ha raccontato di aver vissuto quei secondi in una condizione quasi automatica, senza spazio per i dubbi. Dopo un errore alla palla, Raffaeli aveva reagito con grande intensità alle clavette: per la tecnica, quello è stato il momento in cui ha riconosciuto il lavoro svolto nei mesi precedenti.

Prima della gara le due ginnaste non si scambiarono parole. Mancinelli conserva però il ricordo del corridoio che conduceva alla pedana: lo percorse dietro alle atlete, concentrata sul compito di proteggerle. La ginnasta marchigiana le dedicò poi la medaglia.

«Abbiamo trasformato la pressione in carburante», ha detto rievocando la preparazione olimpica. La squadra aveva previsto anche gli imprevisti e, secondo Mancinelli, ciascuna componente sapeva di poter contare sulle altre.


Dalla pedana alla palestra

Mancinelli smise di gareggiare a 18 anni, un’età in cui molte coetanee stavano ancora completando il percorso scolastico. Non considera però quelle rinunce un sacrificio subito con rimpianto: allenamenti, viaggi e competizioni erano per lei il risultato di una passione molto intensa.

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Da atleta ha conosciuto anche esperienze lontane dalla ritmica. Per il film Nine ha lavorato come ballerina a Hollywood, partecipando a una scena che richiese due settimane di riprese e giornate sul set lunghe fino a 18 ore. Tra gli episodi ricordati nel libro ci sono anche un paio di scarpe da danza italiane regalato a Penélope Cruz, una ricetta del tiramisù condivisa con Nicole Kidman e un pranzo con Fergie dei Black Eyed Peas.

La disciplina, racconta, nasce dalla continuità e dalla capacità di accettare la ripetizione. Le ginnaste possono allenarsi per 7-8 ore al giorno, lavorando molte volte sullo stesso gesto per coordinare il corpo con l’attrezzo.

Mancinelli distingue la costanza, che considera parte del proprio carattere, dai valori ricevuti in famiglia. Anche le qualità fisiche, come elasticità, ampiezza dei movimenti e coordinazione, secondo lei non bastano senza una mente capace di sostenerne lo sviluppo.


Il metodo contro la paura

Nel libro torna a un episodio della sua infanzia. A otto anni, durante una delle prime gare, si chiuse in bagno e rifiutò di entrare in pedana, nonostante i tentativi del padre di convincerla.

In seguito imparò a osservare la situazione come se fosse esterna a se stessa. Separare la persona dall’esercizio le permise di ridimensionare il timore del giudizio e dell’errore. Da allenatrice utilizza ancora questo approccio con le ginnaste, per aiutarle a non identificare una prestazione negativa con un fallimento personale.

La stessa attenzione vale per le atlete più piccole. Mancinelli rivendica il valore dei gesti pratici, come sistemare una forcina o infilare un calzino, perché consentono all’allenatore di accompagnare davvero i primi passi nello sport.

Nel rapporto tra compagne e rivali riconosce inoltre una doppia dimensione. La competizione può convivere con il senso di appartenenza, soprattutto quando le ginnaste condividono allenamenti, difficoltà e obiettivi.


Il simbolo della matita nera

La matita scura sugli occhi, elemento associato all’immagine di Mancinelli, per lei rappresenta la consapevolezza del proprio valore. Non è soltanto un dettaglio estetico: indica il passaggio verso una maggiore sicurezza e l’assunzione di responsabilità.

L’allenatrice ha spiegato di irritarsi quando le atlete affidano troppo spazio alla superstizione. La fortuna esiste, sostiene, ma può essere favorita soltanto da un lavoro regolare e disciplinato; i riti scaramantici rischiano invece di diventare un alibi per non assumersi le proprie responsabilità.

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