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Lifestyle 3 min di lettura20 ore fa

Classi e stranieri, il modello Vienna mette in crisi il tetto del 30%

Nella capitale austriaca l’aumento degli alunni stranieri viene affrontato con sostegno linguistico e gruppi misti, mentre l’Italia sceglie un limite numerico.

A Vienna gli studenti stranieri hanno superato il 38 per cento, ma la risposta non è stata affidata soltanto a una soglia. Le scuole puntano soprattutto sull’insegnamento intensivo del tedesco e sulla composizione mista dei gruppi, mentre in Italia il governo Meloni ha scelto di limitare al 30 per cento la presenza di alcuni alunni stranieri nelle classi prime della primaria.

La misura italiana riguarda i bambini nati all’estero, privi di cittadinanza italiana e senza almeno due anni di scuola dell’infanzia frequentati nel nostro Paese. Il decreto prevede tuttavia delle deroghe, necessarie nei casi in cui il limite venga superato e non esistano alternative scolastiche adeguate.


Vienna punta sulla lingua, non sui numeri

Nella capitale austriaca gli alunni che non conoscono il tedesco vengono inseriti in percorsi aggiuntivi, con un impegno compreso tra 15 e 20 ore settimanali. L’obiettivo è rafforzare rapidamente le competenze linguistiche senza separare in modo permanente gli studenti dal resto della classe.

La responsabile dell’Istruzione di Vienna Bettina Emmerling ha inoltre annunciato una riorganizzazione delle scuole dell’infanzia. Sono previste sezioni meno numerose per ridurre la pressione sugli insegnanti e una maggiore mescolanza tra gruppi linguistici, così da evitare che oltre un quinto dei bambini non germanofoni appartenga alla stessa comunità linguistica.

La questione è particolarmente rilevante in una città dove, nella scuola dell’obbligo, i musulmani rappresentano il 42 per cento degli studenti contro il 33 per cento dei cristiani. Il dato segnala una trasformazione demografica già avanzata, alla quale il sistema scolastico cerca di adattarsi con strumenti organizzativi e didattici.


Il limite italiano e il nodo dei ghetti

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato l’articolo 34 della Costituzione, ricordando che «La scuola è aperta a tutti». Il principio pone un interrogativo sul funzionamento concreto del tetto: se la percentuale viene oltrepassata e non ci sono posti disponibili altrove, l’amministrazione deve comunque garantire l’accesso all’istruzione.

La stessa impostazione costituzionale mette in guardia dal rischio di creare classi separate sulla base dell’origine. Il tema, quindi, non riguarda soltanto la distribuzione degli alunni, ma il modello di società che le istituzioni intendono costruire di fronte a una composizione sempre più articolata della popolazione.

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Una città tra integrazione e destra

Vienna occupa una posizione particolare nel panorama austriaco. È ancora amministrata dai socialdemocratici, mentre alle elezioni politiche del 2024 il Partito della Libertà d’Austria, formazione postnazista, è risultato il primo partito nazionale. Il sindaco Michael Ludwig ha definito la capitale una «roccaforte contro l’estrema destra e le sue narrazioni anti migranti».

La storia della città offre anche un precedente di integrazione istituzionale. Accanto al ricordo della battaglia del 1683 contro le truppe ottomane, viene citata la legge del 1912 con cui l’Impero asburgico riconobbe la comunità musulmana, in linea con il carattere multietnico dello Stato dell’epoca.

La linea della capitale, però, convive con scelte più restrittive adottate dal governo nazionale, sostenuto da centrodestra, socialdemocratici e liberali. Tra queste c’è il divieto del velo nelle scuole per le ragazze con meno di 14 anni, una norma più ampia rispetto a quella italiana, che riguarda burqa e niqab in quanto coprono il volto.


Il precedente sul velo resta aperto

La misura austriaca potrebbe essere sottoposta al controllo di costituzionalità. Nel 2020 una disposizione analoga era stata annullata perché riferita in modo specifico a una religione e considerata potenzialmente discriminatoria.

Il confronto tra Vienna e Roma mostra così due piani diversi: da una parte la gestione quotidiana delle classi attraverso sostegno linguistico e gruppi equilibrati, dall’altra l’uso di divieti e percentuali per governare i cambiamenti sociali. La loro efficacia dipenderà anche dalla capacità di rispettare il diritto all’istruzione e di evitare nuove forme di esclusione.

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