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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Cinque drink e una frase di troppo: perché Douglas perse Julia Roberts

Nel memoir in uscita anche in Italia, l’attore ricostruisce la serata che incrinò il rapporto con Roberts e racconta gli anni della dipendenza, la famiglia e Catherine Zeta-Jones.

Un gesto nato dall’alcol e dalla cocaina mise fine al rapporto tra Michael Douglas e Julia Roberts. L’episodio risale ai primi anni Novanta, quando l’attore aveva prodotto Linea mortale, thriller diretto da Joel Schumacher con Roberts e Kiefer Sutherland, allora fidanzati.

Douglas ne parla in One Helluva Ride, il memoir pubblicato il 6 ottobre negli Stati Uniti e destinato ad arrivare in Italia per La nave di Teseo. Oggi, a 82 anni, definisce quella scena profondamente umiliante, mentre il libro più ampio attraversa 55 anni di carriera e vicende familiari molto più dolorose.


La serata che ruppe il rapporto

Alla festa organizzata dopo la cerimonia dei Golden Globe, Douglas aveva portato con sé il figlio Cameron, allora tredicenne. Al bar vide Julia Roberts con un braccio attorno al ragazzo e interpretò la scena come un’eccessiva confidenza, anche perché Cameron gli era sembrato sorpreso.

L’attore ammette però che quella sera aveva bevuto molto. Rivolgendosi alla collega, esplose con una frase che avrebbe avuto conseguenze durature: «Togli le mani da mio figlio e prendi quel Golden Globe e mettitelo dove non batte il sole». Il mattino dopo comprese la gravità dell’accaduto grazie a una telefonata di Rick Bieber, il socio con cui stava producendo il film.


Rose, scuse e una frattura definitiva

Bieber gli fece capire che aveva oltrepassato il limite con una delle attrici più richieste di Hollywood, protagonista di una pellicola che doveva ancora essere completata. Douglas cercò quindi di rimediare: inviò a Roberts delle rose con un biglietto e poi si presentò negli uffici della produzione per scusarsi con lei e con Sutherland.

Le scuse permisero di portare a termine le riprese. Roberts, tuttavia, non tornò a essere sua amica. Con Sutherland il legame rimase, mentre il rapporto con l’attrice, come scrive Douglas nel libro, non riuscì a ricomporsi.

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Gli anni della dipendenza e il resto del

L’attore colloca l’episodio nella fase più difficile della sua dipendenza. Una serata abituale, racconta, poteva includere «cinque drink e un grammo di coca». Douglas ricorda anche di essersi svegliato una mattina con una cannuccia ancora nel naso; nel 1992 entrò in una clinica per affrontare i problemi legati all’alcol e alle droghe.

Nel memoir respinge ancora le accuse di dipendenza dal sesso. Racconta invece di aver iniziato a usare droghe durante gli anni universitari, quando trasportava marijuana dalla California a New York per sostenersi negli studi.


Kirk, Cameron e Catherine

La parte più sofferta del libro riguarda il padre Kirk Douglas, che lo picchiava quando commetteva errori. Michael spiega di aver avuto bisogno di invecchiare per riuscire a perdonarlo. Un capitolo delicato è dedicato anche al figlio Cameron, che ha trascorso sette anni in carcere per droga e oggi, dopo il recupero, ha una famiglia: alle critiche per la distanza dal primogenito, Douglas risponde che ogni persona deve poter vivere la propria esistenza.

Il tono cambia nel racconto della relazione con Catherine Zeta-Jones. Prima del matrimonio, l’attrice gli chiese di scegliere la monogamia e Douglas dovette chiudere altre relazioni. Dopo la separazione del 2013, continuò a sperare in una riconciliazione e scrisse: «Amo Catherine come non ho mai amato nessun’altra donna». Nel volume trova spazio anche il rapporto con Kathleen Turner durante All’inseguimento della pietra verde, rimasto negato per decenni.

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