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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Adolescenti e sessismo online: il dato che riaccende il ruolo della famiglia

La Survey TEEN 2026 mostra come meme, like e algoritmi rendano familiari controllo, stereotipi e pressione sull’aspetto, senza cancellare il dialogo con gli adulti.

Il 56% degli adolescenti afferma di confidarsi con la propria famiglia: un dato che lascia aperto uno spazio importante per affrontare anche ciò che accade sui social. Secondo le autrici della ricerca, il confronto deve avvenire in modo «aperto, sincero, non giudicante», senza trasformare ogni conversazione in una condanna della tecnologia.

La sfida è aiutare ragazze e ragazzi a dissentire dai modelli del gruppo senza farli sentire esclusi. «Il compito educativo è rendere praticabile il dissenso», sintetizzano Mara Ghidorzi, della Direzione Scientifica di Fondazione Libellula, ed Eva Sacchi, responsabile della ricerca di Ipsos Doxa.


Il dissenso deve diventare possibile

Durante l’adolescenza l’appartenenza ai coetanei ha un peso decisivo. Per questo, chiedere semplicemente di ignorare battute, immagini o comportamenti diffusi online rischia di essere poco efficace: servono condizioni che rendano meno costoso, sul piano sociale, scegliere una posizione diversa da quella dominante.

L’obiettivo non è allontanare i giovani dalla Rete, che può offrire occasioni di espressione, incontro e sperimentazione difficili da trovare nella vita quotidiana. Genitori e insegnanti sono però chiamati a comprendere meglio gli ambienti digitali e ad accompagnare i ragazzi verso un uso più consapevole.


Like e immagini dettano il valore

La Survey TEEN 2026, realizzata da Fondazione Libellula e Ipsos Doxa su oltre 1.300 persone tra i 14 e i 19 anni, fotografa una contraddizione: molti adolescenti sanno riconoscere uno stereotipo o un messaggio sessista, ma questa capacità non coincide sempre con il rifiuto di quei contenuti.

Il 70% del campione dice di imbattersi spesso in sessismo, insulti, battute e rappresentazioni del corpo femminile come oggetto. Il 92% riconosce contenuti che deridono o sminuiscono le ragazze; l’85% ha visto gelosia e controllo nella coppia presentati come normali. Inoltre, il 35% collega ancora la gelosia all’amore.

La pressione passa anche dall’immagine personale. Rispetto alla rilevazione del 2024, la quota di chi modifica le fotografie per apparire più attraente è salita da meno del 25% a quasi il 50%; le immagini provocanti pubblicate per raccogliere più apprezzamenti sono passate dal 18% al 34%.

Il 47% considera normale che una ragazza curi il proprio aspetto per impedire al fidanzato di guardare altre persone. Quasi la metà, il 48%, parla con amici e amiche del timore di non essere abbastanza attraente per vivere una relazione; tra le ragazze la percentuale arriva al 51%. La cura del corpo può anche essere vissuta come libertà, ma si inserisce in un contesto che continua a valutare le ragazze soprattutto in base all’aspetto.

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L’ironia rende il sessismo condivisibile

Le battute contribuiscono a rendere meno riconoscibile la gravità di un messaggio. Tre adolescenti su quattro riferiscono che tra i coetanei sono comuni commenti e apprezzamenti sessisti; davanti a meme di questo tipo, il 37% dei ragazzi li trova divertenti, contro il 14% delle ragazze.

L’umorismo può così diventare una copertura: chi pubblica o rilancia il contenuto può sempre ridurlo a uno scherzo. La ricerca segnala che il meme non è soltanto intrattenimento, ma anche uno strumento capace di far circolare idee problematiche in una forma più facilmente accettabile.


Gli algoritmi amplificano le emozioni

Instagram e TikTok occupano una parte della giornata degli adolescenti superiore al tempo trascorso a scuola con insegnanti ed educatori, e spesso anche a quello passato con i genitori. Per Ghidorzi e Sacchi, questa presenza rende i social simili a un soggetto che contribuisce alla formazione, perché propone continuamente modelli, norme e comportamenti.

I sistemi che selezionano i contenuti non sono neutrali: privilegiano ciò che genera reazioni intense e conversazioni, comprese rabbia, entusiasmo e contrapposizione. In questo meccanismo, il sessismo può funzionare bene perché suscita attenzione e alimenta la circolazione dei post.

Un esempio citato nella ricerca riguarda Sfera Ebbasta, arrivato il 5 settembre 2026 allo stadio San Siro, durante Inter Napoli, con 10 ragazze vestite nello stesso modo per presentare un nuovo disco. L’episodio viene letto come una provocazione promozionale pensata per attirare sguardi, discussioni e visibilità, non come un’occasione per giudicare la persona o il prodotto.

Raccontare ai ragazzi che le loro visualizzazioni hanno valore economico e vengono utilizzate all’interno di un sistema di marketing può aiutarli a interrogarsi sul motivo per cui vedono proprio determinati contenuti. Capire chi trae vantaggio dalla loro diffusione significa ridimensionarne il potere di seduzione, senza demonizzare gli strumenti digitali.

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