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Lifestyle 6 min di lettura3 ore fa

Cinema, quattro film da non perdere e una sorpresa al botteghino

Dalla satira climatica con Tom Cruise al caso Varani, passando per Gaza e il thriller con Hathaway e Johnson: le uscite da scegliere in sala

Il 91% delle recensioni favorevoli ottenuto da The Invite – Il piacere è tutto nostro alza subito la curiosità sul nuovo film diretto da Olivia Wilde, accolto con entusiasmo al Sundance. La pellicola, interpretata dalla stessa Wilde insieme a Seth Rogen, Penélope Cruz ed Edward Norton, arriva da un percorso produttivo importante e si aggiunge a una settimana cinematografica particolarmente ricca.


La commedia che mette tutto in crisi

Al centro del film c’è una coppia sposata da tempo, Joe e Angela, ormai legata più alla consuetudine che all’entusiasmo. Una cena con i vicini Pina e Hawk, conosciuti fin lì soltanto attraverso i rumori provenienti dall’appartamento, prende una direzione inattesa quando gli ospiti mostrano di avere intenzioni molto diverse da quelle di una normale serata conviviale.

Per Wilde si tratta del terzo lungometraggio da regista, dopo Booksmart e Don't Worry Darling. Il progetto nasce da Sentimental di Cesc Gay e da una sceneggiatura firmata da Rashida Jones e Will McCormack; al Sundance ha ricevuto una lunga ovazione e ha attirato l'interesse di diversi distributori, con A24 riuscita a prevalere nella trattativa.


Naza, il caso che continua

A conquistare il pubblico italiano è stato però soprattutto Naza, documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor già premiato a Venezia. Uscito inizialmente come evento in 515 sale, ha incassato oltre un milione di euro nei primi due giorni e ha raggiunto la vetta degli incassi, spingendo gli esercenti a prolungarne la programmazione.

Il film ricostruisce il significato della sigla usata dall'intelligence militare israeliana per indicare il numero previsto di civili destinati a morire durante un attacco aereo. Per circa tre anni, i registi hanno raccolto le testimonianze riservate di ventiquattro soldati e funzionari dell'intelligence coinvolti nel controllo e nelle operazioni sulla Striscia di Gaza.


Una denuncia costruita sulle voci

Le interviste si svolgono di notte sui tetti di Tel Aviv e proteggono l'identità degli interlocutori. Sullo sfondo restano le luci degli edifici e il traffico della città, mentre i racconti descrivono il modo in cui algoritmi, obiettivi numerici e procedure operative hanno trasformato la morte dei civili in una variabile preventivamente accettata.

Le immagini di Gaza sono ridotte al minimo: il peso del documentario passa soprattutto dalle parole. Prodotto dal Guardian e con Jonathan Glazer tra i produttori esecutivi, Naza ha ottenuto il Premio speciale della giuria a Venezia. Dopo il riconoscimento, il ministro della Cultura israeliano ha minacciato di revocare la cittadinanza ai due autori. La durata è di 80 minuti, ma la visione viene descritta come particolarmente dura.


Il cinema italiano guarda a Luca

Tra le uscite dal 1° ottobre spicca La città dei vivi, adattamento libero realizzato da Edoardo Gabbriellini dal libro di Nicola Lagioia. Il film torna sull'omicidio di Luca Varani, ucciso a Roma a 23 anni nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2016, ma sceglie di non trasformare il delitto nel centro esclusivo del racconto.

La macchina da presa segue invece la quotidianità del ragazzo: gli studi serali lasciati in sospeso, il lavoro accanto al padre, che porta in giro per i luna park un camioncino di dolciumi, e i progetti condivisi con la fidanzata. Le difficoltà economiche lo spingono anche ad accettare incontri con persone sconosciute; l'omicidio arriva soltanto nella parte finale e la violenza non viene mostrata.


Digger divide il pubblico

Sempre dal 1° ottobre arriva Digger, opera di Alejandro G. Iñárritu con Tom Cruise nei panni di un magnate del petrolio. L'attore interpreta Digger Rockwell, erede di una potente famiglia del settore, convinto che ogni porzione del pianeta possa diventare una nuova fonte di ricchezza.

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Una perforazione in Groenlandia provoca il distacco di una piattaforma glaciale e mette a rischio il Nord Europa. Il protagonista tenta allora di presentarsi come il rimedio al disastro che ha contribuito a creare, coinvolgendo uno scienziato interpretato da Riz Ahmed e la sorellastra e socia Sandra Hüller. Nel cast figurano anche John Goodman, Jesse Plemons e Michael Stuhlbarg.


Una satira senza mezze misure

Cruise appare trasformato dal trucco, con un aspetto più anziano e appesantito. Iñárritu costruisce così una satira sul potere, sulla crisi climatica e sulla responsabilità collettiva, con un evidente richiamo a Il dottor Stranamore. La fotografia di Emmanuel Lubezki è stata realizzata su pellicola da 35 millimetri e comprende un lungo monologo nel quale Rockwell ammette le proprie colpe, ma coinvolge anche gli spettatori.

Il film ha diviso la critica: su Rotten Tomatoes si è fermato al 53%, risultato che rappresenta la prima bocciatura per Cruise su quell'aggregatore dai tempi de La mummia, nel 2017, e il dato più basso ottenuto finora da Iñárritu. La durata è di 129 minuti; il film può interessare soprattutto chi vuole vedere l'attore in un ruolo distante dai personaggi d'azione che lo hanno reso famoso.


Verity punta sul mistero

Anne Hathaway e Dakota Johnson sono invece le protagoniste di Verity, diretto da Michael Showalter e tratto dal romanzo di Colleen Hoover pubblicato nel 2018. Johnson interpreta Lowen Ashleigh, autrice in difficoltà economica e ancora segnata dalla morte della madre.

Jeremy Crawford, il personaggio affidato a Josh Hartnett, le propone di completare la serie di successo della moglie Verity, interpretata da Hathaway e rimasta invalida dopo un incidente. Trasferitasi nella casa della famiglia in Vermont, Lowen trova tra gli appunti della scrittrice un'autobiografia contenente una confessione sconvolgente, mentre il rapporto con il marito diventa sempre più rischioso.


Un adattamento che non convince

Il film guarda a riferimenti come Rebecca, L'amore bugiardo e i thriller erotici degli anni Novanta. Tuttavia, secondo le valutazioni riportate nel testo, Showalter non riesce a dare continuità alla suspense: i colpi di scena perdono forza, le scene intime risultano poco audaci e il ritmo non mantiene la tensione.

Su Rotten Tomatoes il consenso è sceso sotto il 50%, rendendo Verity l'unico titolo tra i cinque film con Hathaway usciti nel 2026 a essere stato respinto dalla critica. Gli adattamenti delle opere di Hoover hanno già mostrato di poter ottenere buoni risultati commerciali anche senza entusiasmare i recensori; in questo caso, Hathaway viene indicata come l'elemento più solido del cast. Il film dura 114 minuti e può rivolgersi soprattutto ai lettori del romanzo, purché entrino in sala senza aspettative elevate.


Quattro titoli, gusti molto diversi

La programmazione mette quindi a confronto opere difficili da sovrapporre: la satira spettacolare di Digger, il dramma intimo di La città dei vivi, il documento politico Naza e il mistero sentimentale di Verity. The Invite – Il piacere è tutto nostro completa il quadro con una commedia dai toni destinati a diventare sempre più imprevedibili.

La città dei vivi è stato presentato in concorso nella sezione Orizzonti di Venezia, dove Emanuele Maria Di Stefano ha ricevuto all'unanimità il premio RB Casting per la migliore interpretazione. La sua prova, capace di restituire fragilità, pigrizia e contraddizioni del personaggio, è indicata come il principale motivo per cui il film resta impresso.

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