Chi è davvero Kasia Smutniak? La risposta è nel viaggio di Mustang
Alla Festa del Cinema di Roma l’attrice e regista presenta il documentario nato dal viaggio in Nepal con Pietro Taricone e dalla promessa mantenuta alla comunità di Ghami.
La domanda più intima arriva dalla figlia Sophie Taricone, oggi ventiduenne, quando ritrova le immagini girate nel 2003 dai suoi genitori in Nepal: «Dov'è la telecamera di papà?». Da quel materiale Kasia Smutniak ha costruito Mustang, un documentario che attraversa ventitré anni di ricordi, lutti, crescita e trasformazioni.
Alla Festa del Cinema di Roma, dove il film viene presentato in anteprima mondiale durante la ventunesima edizione, Smutniak arriva insieme al marito Domenico Procacci, a Sophie e a Kunzom Thakuri. Quest’ultima è la donna nepalese con cui l’attrice ha contribuito a realizzare una scuola nella regione del Mustang, area himalayana al confine con il Tibet.
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Sophie riapre il viaggio del 2003
Il progetto nasce da una partenza voluta da Pietro Taricone, allora compagno di Kasia e futuro padre di Sophie. Nel 2003 i due raggiunsero il Nepal con pochi bagagli e una piccola telecamera, entrando in contatto con una comunità alla quale promisero di tornare per offrire il proprio aiuto.
La vicenda, però, non è rimasta ferma a quel primo viaggio. Dopo la morte di Taricone, avvenuta nel giugno 2010 a 35 anni in seguito a un incidente di paracadutismo, Smutniak ha deciso di onorare l’impegno preso. Con Kunzom e con gli abitanti del luogo ha dato vita alla Ghami Solar School, aperta nel 2016.
La voce narrante del documentario è quella di Sophie, che da adulta ha recuperato le registrazioni conservate dalla famiglia. Il suo primo viaggio da sola nel Mustang, compiuto a 19 anni, ha segnato per la madre il momento in cui si è resa conto che la figlia era ormai cresciuta. Smutniak ha descritto Mustang come un percorso composto da diversi livelli, nel quale lo spostamento geografico si intreccia con quello esistenziale.
La scuola cerca un nuovo futuro
Il legame con Kunzom occupa un posto centrale nel racconto. Nel corso degli anni la collaborazione per la scuola si è trasformata in un rapporto profondo, fondato sulla responsabilità condivisa verso gli 80 bambini che la frequentano. Kunzom ha spiegato che entrambe si sentono come madri impegnate ad accompagnare quegli alunni verso il futuro.
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Oggi, tuttavia, la Ghami Solar School deve affrontare una fase delicata. Il cambiamento climatico e la progressiva perdita di abitanti stanno modificando la regione, mentre il numero degli studenti continua a ridursi. È anche questa situazione ad aver spinto Smutniak a raccontare la storia proprio in questo momento.
Nonostante le difficoltà, l’attrice non considera Mustang soltanto un’opera dedicata alla memoria di Taricone. Il documentario parla del tempo, dei figli che diventano adulti e del significato che gli eventi possono assumere a distanza di anni. Al centro c’è anche una comunità nella quale la felicità viene vissuta attraverso gesti quotidiani e concreti.
Una risposta molto personale
Per Smutniak, il film rappresenta infine un modo per mostrarsi senza ricorrere alla sola immagine pubblica. «Forse solo adesso, forse guardando questo film, chi potrebbe mai essere curioso di chi sono io. Ecco, io sono quella roba lì», ha detto presentando il lavoro a Roma.
Mustang è prodotto da Fandango in associazione con Luce Cinecittà, con il contributo dell’Associazione Pietro Taricone e il sostegno dell’Unione Buddhista Italiana. La distribuzione nelle sale italiane è prevista per il 23 novembre, ancora con Fandango.
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