1.111notizie oggi Scopri i vantaggi
Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Mustang, la figlia di Smutniak riapre il viaggio: cosa racconta il film

Il documentario, in gara alla Festa del Cinema di Roma, ripercorre 23 anni in Nepal tra memoria familiare, speranza e futuro di una scuola.

La domanda di una figlia ha dato una nuova direzione a una storia iniziata 23 anni fa. Quando Sophie ha chiesto alla madre dove fosse la telecamera del padre prima di partire da sola per il Mustang, Kasia Smutniak ha trovato il punto di vista per il suo secondo documentario da regista, incentrato sul Nepal e su un legame familiare, umano e civile.

Offerta del giorno19 ottobre

Rowenta

-20% sulle aspirapolveri da Rowenta

Scade tra 73 giorni
********


La voce di Sophie cambia il racconto

Mustang è stato presentato in gara alla Festa del Cinema di Roma e arriverà nelle sale il 23 novembre, distribuito da Fandango. Il film intreccia immagini private, materiali di famiglia e riprese realizzate in momenti diversi, trasformando il viaggio in una riflessione sul tempo e sui cambiamenti personali.

La voce narrante è quella di Sophie, figlia di Smutniak e Pietro Taricone. L’attrice ha raccontato che il passaggio decisivo è arrivato quando la ragazza, a 19 anni, ha scelto di affrontare da sola il primo viaggio nel Mustang: “Un giorno i figli si alzano e sono grandi”. Da quel momento, il documentario ha assunto anche il significato di un passaggio tra generazioni.


Una scuola sospesa tra speranza e rischio

Il centro della vicenda è la scuola realizzata da Smutniak insieme a Kunzom Thakuri, donna del Mustang incontrata durante uno dei suoi soggiorni nella regione. Inaugurata nel 2016, permette ai bambini di continuare a studiare senza essere costretti a lasciare le proprie famiglie.

Oggi, però, l’istituto attraversa una fase delicata. I disastri climatici e il calo degli iscritti, legato anche all’emigrazione di molte famiglie, ne mettono a rischio la sopravvivenza. Thakuri ha spiegato che lei e Smutniak si sentono come madri degli 80 bambini accolti nella scuola e che il loro obiettivo è accompagnarli verso il futuro.


Dal primo viaggio al film

Il rapporto con il Mustang è cominciato nel 2003, quando Smutniak raggiunse il nord-est del Nepal insieme a Taricone, allora suo compagno e padre di Sophie. L’idea era stata dell’attore, che riuscì a convincerla a partire dopo averle espresso il desiderio di conoscere quella terra.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Nel 2010, l’attrice tornò nella regione con Sophie, che aveva sei anni, nello stesso anno della morte di Taricone. Il rientro del 2025, dopo altre visite compiute negli anni, ha trovato una scuola alle prese con nuove difficoltà e ha completato un percorso iniziato nel 2013, quando Smutniak aveva cominciato a lavorare al progetto.


Un percorso personale e collettivo

La regista considera Mustang un’opera molto intima, ma anche il naturale completamento di una ricerca già emersa in Mur, il documentario premiato ai David di Donatello dedicato a persone impegnate ad aiutare migranti nei boschi della Bielorussia. In entrambi i casi, al centro c’è la fiducia nei gesti concreti e nella capacità delle comunità di resistere.

“Volevo far conoscere una filosofia e una comunità reale nella quale la felicità non è un concetto astratto”, ha spiegato Smutniak. Per lei, la quotidianità dei bambini diventa una sorta di guida alla felicità, mentre il film rappresenta insieme l’apertura di una nuova fase e la chiusura di un cerchio familiare.

Alla produzione hanno partecipato Fandango, Luce Cinecittà e l’Associazione Pietro Taricone, con il sostegno dell’Unione Buddhista Italiana. Domenico Procacci, produttore e compagno di Smutniak, ha definito il progetto difficile da portare a termine, aggiungendo di sentirlo ormai anche come una parte della propria storia.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere